Vaprio d’Adda, Meluzzi analizza "cosa scatta a chi è violato in casa"

23 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Vaprio d’Adda, Meluzzi analizza 'cosa scatta a chi è violato in casa'
“Quando una persona è violata in una situazione così intima come la casa, le reazioni piscologiche sono incontrollabili. Pensare di riferirle all’idea di proporzionalità è assurdo”. Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo, va dritto al cuore delle polemiche e dei botta e riposta televisivi e politici, sul caso di Vaprio D’Adda. Nella conversazione con Intelligonews spiega cosa scatta nella testa di una persona quando un malvivente entra o sta per entrare nella sua abitazione. Con un passaggio, agghiacciante, sui “danni permanenti” che una esperienza in stile “Arancia Meccanica” può provocare in un individuo. 

Che idea si è fatto sulla vicenda del pensionato di Vaprio d’Adda che ha ucciso il ladro sulle scale di casa?

«Mi sono fatto un’idea semplice pur nella sua complessità: quando una persona è violata in una situazione così intima come la casa, le reazioni piscologiche sono incontrollabili. Pensare di riferirle all’idea di proporzionalità è assurdo e faccio un esempio…».

Prego. 

«Quando rientriamo a casa e vediamo tutto sottosopra perché ci sono stati i ladri, abbiamo una percezione di orrore, schifo, violenza che va al di là di ciò che è stato portato via, perché si è rotto un equilibrio che va al di là di quello che è stato rubato perché ci sentiamo violati nella dimensione privata che la casa rappresenta. Ora, pensiamo alla percezione quando stiamo in casa, magari di notte, e con noi ci sono figli, nipotini, la moglie, la nuora come nel caso del pensionato di Vaprio d’Adda: la percezione non è di furto in appartamento bensì di cosa molto probabilmente accadrà ed è una percezione data in buona parte anche da ciò che leggiamo tutti i giorni sui giornali: stupri, vessazioni, torture per farsi dire dove sta la cassaforte che magari non c’è, come sono soliti fare i malviventi albanesi. In sostanza, si ha una percezione di terrore difficilissima da controllare anche per le persone che si studiano e si formano per entrare nei corpi speciali investigativi»

Cosa scatta in quel momento nella mente di un persona che se ne trova un’altra di fronte armata o non, ma intenzionata a entrare nella sua abitazione?

«Sono reazioni che vanno dal sentirsi i battiti del cuore nelle tempie, al senso di tremore muscolare, cioè una condizione di alterazione assoluta. In quel frangente, e parliamo di frazioni di secondo, è impossibile mettersi a fare considerazioni del tipo se la persona che ho di fronte è armata o meno, se sta dentro o appena fuori la porta di casa. E trovo assurdo insistere, come sta accadendo, su questo punto, perché si tratta di una reazione fisiologica prima ancora che giuridica: in sostanza, il tipo di aggressione è assoluta perché legata al terrore che ai propri familiari possa accadere quello che peraltro è già accaduto e accade continuamente: violenze, stupri, torture. Eppoi, non chiamalo ladro l’albanese, bensì rapinatore perché sappiamo bene qual è la storia di queste vicende»

Dal punto di vista della psicoanalisi che tipo di reazioni si possono avere trovandosi di fronte una persona nel cuore della notte, ancorchè sulle scale di casa?

«Questa storia delle scale non la capisco. Dal punto di vista delle cubature di una casa o del pagamento dell’Imu le scale fanno parte dell’abitazione quindi, francamente non comprendo il senso di questa distinzione se si tratta del tentativo di rapina a persone che stanno dentro quella casa. Di fronte a situazioni del genere ci sono due tipi di reazione negli uomini e negli animali: o la fuga, o l’attacco. Se hai dentro casa una persona, come nel caso di Vaprio d’Adda, è impossibile fuggire perché non c’è una stanza sicura nell’abitazione dove trovare riparo, quindi l’unica reazione che puoi avere è l’attacco difensivo, che è la reazione più elementare. Ricordiamoci che non ci troviamo di fronte a un marines ma a un pensionato e non possiamo ragionare come potremmo fare rispetto alla preparazione che può avere un uomo dei servizi di intelligence che ha ricevuto un addestramento; per questo continuare a insistere sulla proporzionalità tra azione e reazione è assurdo. La persone che subisce questo tipo di violazione deve agire nella frazione di pochi secondi, al buio e nel dormiveglia. Ma di che stiamo parlando?».

Esiste una giusta reazione tra la circostanza e il rispetto della legge? 

«Bisognerebbe chiederlo ai giudici. Io penso che persone che entrano in gruppo in una casa di notte stanno compiendo un tentato omicidio e io che me le trovo davanti sono autorizzato a fare qualsiasi cosa per difendermi. Punto. Quale sia la reazione preordinata non lo so: possiamo pensare di blindarci dentro le nostre case oppure fare come accade in America, ovvero accettare il principio che la violazione della casa è una violazione assoluta se in casa ci sono persone che vi abitano, perché sei esposto a un pericolo e non è un attacco patrimoniale bensì fisico. Da psicoanalista ho seguito donne stuprate e uomini sodomizzati con una spranga perché dicessero dove era nascosta la cassaforte anche se in casa non c’era: si tratta di danni permanente e gravissimi; per certi versi subìre quel tipo di violenza è peggio che morire; è una violenza pari ad Arancia Meccanica, a un gulag, a un lager»

A livello giuridico sono in molti a chiedere una revisione della legge sull’autodifesa. Da criminologo qual è la sua valutazione?

«A mio giudizio, occorre creare una discriminante assoluta per quando riguarda la violazione della casa con persone che vi abitano all’interno. Certo che va corretta la legge; è necessario stabilire il principio per il quale chi entra dentro casa con all’interno chi ci vive, deve sapere che è esposto a qualsiasi tipo di reazione. Si guardino bene i rapinatori dall’entrare nelle case perché i giudici dovrebbero considerare legittima difesa qualsiasi atto accada».  




autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]