L'ultimo monito di Papa Francesco al Sinodo

23 ottobre 2015, Andrea De Angelis
L'ultimo monito di Papa Francesco al Sinodo
“I tempi cambiano e noi cristiani dobbiamo cambiare continuamente”, con libertà e nella verità della fede. Lo ha affermato il Papa all’omelia della Messa del mattino, celebrata quest'oggi in Casa Santa Marta. 
I tempi dunque fanno quello che devono: cambiano. I cristiani devono fare quello che vuole Cristo: valutare i tempi e cambiare con loro, restando “saldi nella verità del Vangelo”. Impresa non facile, ma Francesco indica ciò che non si deve fare, ovvero aderire al tranquillo conformismo che, di fatto, fa restare immobili.

Questa mattina davanti agli occhi del Papa c'era un nuovo brano della Lettera ai Romani di San Paolo, il quale, dice Francesco, predica con “tanta forza la libertà che ci ha salvato dal peccato”. E c’è la pagina del Vangelo nella quale Gesù parla dei “segni dei tempi” dando dell’ipocrita a coloro che sanno comprenderli, ma non fanno altrettanto con il tempo del Figlio dell’Uomo. 
Dunque una cosa non esclude l'altra, anzi. Entrambe sono interdipendenti per arrivare al vero e sano cambiamento. 

Per spiegarsi meglio il Santo Padre non disdegna di utilizzare il termine saggezza. “Abbiamo questa libertà di giudicare quello che succede fuori di noi. Ma per giudicare dobbiamo conoscere bene quello che accade fuori di noi. E come si può fare questo? Come si può fare questo, che la Chiesa chiama ‘conoscere i segni dei tempi’? I tempi cambiano. E’ proprio della saggezza cristiana conoscere questi cambiamenti, conoscere i diversi tempi e conoscere i segni dei tempi. Cosa significa una cosa e cosa un’altra. E fare questo senza paura, con la libertà”.

Senza paura e con la libertà vuol dire anche non delegare ad altri tale compito. "Capire i segni dei tempi non è un lavoro esclusivo di un’élite culturale", dice Francesco, anzi. Gesù, ricorda, non dice “guardate come fanno gli universitari, guardate come fanno i dottori, guardate come fanno gli intellettuali…”. Gesù, sottolinea Francesco, parla ai contadini che “nella loro semplicità” sanno “distinguere il grano dalla zizzania”.

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