INCHIESTA/Immacolata Concezione 2. Dal ricovero di padre Manelli a padre Volpi

23 settembre 2014 ore 10:53, Americo Mascarucci
INCHIESTA/Immacolata Concezione 2. Dal ricovero di padre Manelli a padre Volpi
Abbiamo raccontato la storia dei Francescani dell’Immacolata, dalla loro fondazione nei primi anni Settanta, al pieno riconoscimento da parte della Chiesa cattolica nel 1990. Nel luglio del 2013, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata guidata dal prefetto Braz de Aviz ha disposto il commissariamento della congregazione, rimuovendo il ministro generale e fondatore padre Stefano Manelli accusato di lefebvrismo e di mala gestione,
nominando al suo posto in qualità di commissario il cappuccino padre Fidenzio Volpi. Da quel momento fra i fedeli di padre Manelli ed il commissario apostolico è stata “guerra aperta”.  IL CONTESTATO RICOVERO DI PADRE MANELLI Sono tante le critiche rivolte all’indirizzo di padre Volpi dagli amici del fondatore. Tanto per far capire il clima di scontro che si è venuto a creare intorno ai Francescani dell’Immacolata basta raccontare alcuni episodi. Nel novembre del 2013 padre Manelli viene ricoverato in una clinica privata per problemi di salute. Su alcuni organi d’informazione viene pubblicata la lettera di un fedele che punta il dito contro padre Volpi accusandolo di perseguitare Manelli sulla base di accuse false, mai dimostrate, non avendo mai concesso a quest’ultimo la possibilità di difendersi (va precisato che tanto padre Stefano che tutti gli altri frati, hanno obbedito alle direttive del Vaticano senza mai protestare). Padre Volpi sugli stessi organi d’informazione, invia una lettera di smentita, rispendendo al mittente ogni accusa. Scrive il commissario apostolico: “Il fondatore ed ex Ministro Generale, padre Stefano Maria Manelli, che già nel gennaio del 2012 si era sottratto al dialogo costruttivo con i religiosi che lamentavano una deriva cripto-lefebvriana e sicuramente tradizionalista, al mio recente invito di chiarimento del 16 novembre scorso, in cerca di una ricomposizione, come anche al fine di chiedere conto di tutte le opere e di tutti i beni mobili ed immobili dell’Istituto affidati a suoi familiari e figli spirituali durante il commissariamento, rispondeva con un certificato medico emanato da una clinica privata in cui è tuttora ricoverato su sua richiesta”. Secondo padre Volpi quindi, sarebbe stato padre Manelli nel novembre del 2013 a sottrarsi al confronto con il commissario e con i suoi accusatori, chiedendo il ricovero in clinica. Tesi questa però smentita dal direttore sanitario della clinica “Villa Floria” a Mignano Montelungo, Giovanni De Luca il quale, intervenuto a sua volta nella disputa precisava: “Come medico seguo padre Stefano da oltre vent’anni (il prof. De Luca è terziario francescano da 10 anni). Non aveva nessuna intenzione di ricoverarsi, per non allontanarsi dai suoi confratelli. Gli ho imposto il ricovero, perché le sue condizioni lo imponevano e la certificazione medica inviata al Commissario delineava le sue gravi condizioni di salute. Il Commissario sostenga pure quello che vuole. Da parte mia, posso affermare che nei confronti di padre Stefano, durante l’intera degenza, non è stata operata nessuna forma di carità cristiana: non c’è stata una sola telefonata del Commissario al fine di sincerarsi delle sue condizioni di salute”. Ma c’è di più. Il dottor De Luca inoltre, durante il periodo del ricovero in clinica aveva vietato le visite nei confronti di padre Manelli “Perché – spiega – questa è la prassi normale che viene seguita in questi casi in tutte le cliniche e gli ospedali del mondo”. Padre Volpi per tutta risposta alla prescrizione medica ha pensato di aggiungere anche la prescrizione canonica sostenendo che “l’atto si rende necessario per favorire il rapido ristabilimento del confratello le cui condizioni di salute ci stanno particolarmente a cuore”. Per il dottor De Luca si tratta di un atto grave e del tutto immotivato. “La prescrizione canonica, aggiunta senza nessun motivo plausibile dal Commissario – denuncia -  ha comportato, per l’intero tempo della sua degenza, il divieto di dire messa e di confessare. Un fatto gravissimo, che mi sembra non abbia precedenti”.  LO SCONTRO CON I FAMILIARI La polemica legata al ricovero di padre Manelli tuttavia non finisce qui, ma apre subito un altro fronte di scontro. Le dichiarazioni di padre Volpi relativamente ad un presunto affidamento dei beni mobili ed immobili dell’Istituto da parte di padre Manelli ai suoi familiari, provoca la reazione indignata dei parenti più stretti che tramite l’avvocato romano Davide Perrotta inviano formale diffida al commissario apostolico. Scrive il legale con lettera diffida del dicembre 2013: “I miei assistiti contestano strenuamente di avere beneficiato di alcun trasferimento di beni mobili o immobili, da parte dell’Ordine o del Fondatore loro congiunto. Nessun bene – mobile o immobile – già nella proprietà dell’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata è mai stato trasferito in proprietà né tantomeno in godimento ai miei assistiti. Alla stregua di quanto precede, l’indebito riferimento ai “familiari del Fondatore P. Stefano M. Manelli” in connessione a vicende che – sempre a Suo dire sarebbero “gravemente illecite sotto il profilo morale e canonico, con risvolti anche in ambito civile e penale” – ha attitudine lesiva e gravemente diffamatoria in danno alla personalità ed alla immagine dei miei assistiti.  Peraltro, risulta che già alla data odierna, la Sua nota dell’ 8 dicembre u.s. sia stata integralmente pubblicata sul web e ripresa da molte testate giornalistiche nazionali; ciò con ogni conseguente effetto sull’amplificazione della portata diffamatoria delle stesse dichiarazioni. Alla stregua di quanto precede, sono formalmente a richiederLe immediata rettifica, con parità di strumento di divulgazione, delle dichiarazioni illecite da Lei rese, riservando in ogni caso – in ipotesi di omessa rettifica – ogni iniziativa a tutela degli interessi dei miei assistiti innanzi a tutte le autorità competenti, per la salvaguardia della loro personalità e della loro immagine nonché a fini risarcitori. In difetto di immediata conferma della volontà di rettificare le dichiarazioni illecite da Lei rese e di risarcire il grave danno già cagionato, riservo l’immediato avvio della iniziativa giudiziale”. Padre Volpi non resta in silenzio e risponde al legale: “Io mi sono riferito ad un “trasferimento delle disponibilità di beni mobili ed immobili dell’Istituto a familiari del Fondatore Padre Stefano Maria Manelli. In primo luogo, chiarisco che mi sono riferito a quanto avvenuto nell’ambito dell’Associazione Missione del Cuore Immacolato, la quale ha celebrato la propria assemblea decidendo – con il previo consenso di Padre Stefano Maria Manelli – di sostituire i suoi associati religiosi con associati laici, ed inoltre di privare, mediante apposita modifica dello Statuto, il Superiore Generale di ogni potere circa gli atti di disposizione dei beni di proprietà dell’Associazione stessa. Tra i nuovi membri dell’Associazione si annovera l’Ingegner......., cognato di Padre Stefano Maria Manelli avendone sposato una sorella, e quindi classificabile come suo familiare: io non mi sono mai riferito ai parenti, i quali – come Ella mi insegna – sono soltanto i discendenti dallo stesso stipite. Ella, infatti, mi scrive precisamente soltanto a nome di un gruppo di parenti di Padre Manelli, elencati nella Sua lettera, tra cui NON figura – non essendo tale – l’Ingegnere……. L’Ingegnere……è stato nominato Segretario dell’Associazione, e come tale esercita la disponibilità dei beni di cui essa è proprietaria, tra cui l’edificio sede della nostra Curia Generalizia: io non ho mai usato il termine proprietà, bensì appunto il termine disponibilità, e che l’Ingegnere……goda di tale disponibilità è ampiamente dimostrato. Della nomina dell’Ingegnere…… alla carica di Segretario dell’Associazione mi ha informato, con lettera di cui conservo copia inviatami in data 21 novembre scorso, l’Avvocato Bruno Lucianelli, il quale si riferisce a lui come titolare di tale incarico”. Tuttavia per evitare di incorrere in una querela, padre Volpi provvede a rettificare il contenuto delle affermazioni fatte in precedenza e pubblicate sulla stampa, inserendo la rettifica sul sito ufficiale dell’Ordine. Ecco il testo della rettifica in base agli accordi presi con il legale della controparte: “In risposta alle richieste formulate dall’Avv. Davide Perrotta e con la sua adesione alla pubblicazione sul sito istituzionale “www.immacolata.com”, Padre Fidenzio Volpi conferma la assoluta estraneita` dei Fratelli e Sorelle di Padre Stefano Maria Manelli alle contestate operazioni inerenti il trasferimento della disponibilita` dei beni mobili e immobili dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata di cui alla nota dell’8 dicembre 2013, nota riservata e illegittimamente divulgata” (Continua)
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