Renzi taglia le tasse, però dalle tasche di ogni italiano usciranno 450 euro

23 settembre 2015, Luca Lippi
Renzi taglia le tasse, però dalle tasche di ogni italiano usciranno 450 euro
A pagina 30 del Def approvato dal Consiglio dei Ministri leggiamo: “L’incidenza delle entrate finali sul PIL è attesa passare a legislazione vigente dal 48,2 per cento del 2015 al 48,7 nel 2017 per poi ritornare progressivamente al 48,2 per cento nel 2019. L’andamento riflette la dinamica delle entrate tributarie, che in rapporto al PIL salirebbero, sulla base delle clausole di salvaguardia, dal 30,4 per cento nel 2015 al 31,3 per cento nel 2017, per poi tornare a calare gradualmente al 30,9 per cento del PIL a fine periodo. Per le medesime ragioni l’evoluzione della pressione fiscale risulterebbe in crescita: dal 43,7 per cento nel 2015 raggiungerebbe il 44,3 per cento nel 2017 per poi attestarsi al 44 per cento nel 2019''.

Non è complicato, tuttavia spieghiamo meglio; quando si legge “legislazione vigente” si intende nel linguaggio comune “situazione attuale”, e in soldoni il Def ci dice, anzi scrive (scripta manent) che le entrate tributarie sono destinate ad aumentare nel 2016 e nel 2017. La deduzione logica sarebbe che la pressione fiscale è destinata a crescere anziché scendere! Inutile ricordare le parole di Matteo Renzi.

Rinnoviamo la memoria con due conti, entro la fine dell’anno dalle tasche degli italiani devono uscire 27 miliardi di euro, e non saranno proprio “chiesti” seguendo le norme della buona creanza. Questi 27 miliardi saranno presi! Il meccanismo è semplice, non ci saranno nuove tasse e in questo ha ragione Matteo Renzi, ma saranno recuperati attraverso l’aumento dell’Iva e delle accise sulla benzina.

Il meccanismo è individuabile nella finanziaria dello scorso anno e include il meccanismo delle clausole di salvaguardia, che ovviamente non sono così denominate per salvaguardare gli italiani ma l’Eurozona, e non è neanche una prepotenza!
Accade che l’Europa chiede il rispetto dei regolamenti e pretende dai Paesi meno virtuosi di tornare a livelli meno gravosi per la comunità attraverso il meccanismo della riduzione della spesa. Poiché questo non succedeva quasi mai, allora l’Europa ha preteso l’introduzione delle clausole di salvaguardia (per l’Europa) che sono un meccanismo per assicurarsi l’incasso certo delle somme dovute alla bisogna.

L’Iva e le accise sui carburanti sono lo strumento per recuperare le cifre dovute perché devono essere pagate automaticamente, non esiste possibilità di evasione nell’ultimo passaggio. Qualcuno potrebbe obiettare che riguardo le accise basterebbe smettere di fare carburante alla pompa, e questo è vero in parte. Le accise sono tarate sui consumi alla pompa, quindi meno benzina si fa più il costo alla pompa aumenta a scapito di chi con i carburanti ci lavora, e quindi aumentano altri costi su cui pagheremo l’iva all’acquisto e il gioco al recupero è fatto!

Insomma, il concetto di riduzione delle tasse non è ancora sufficientemente chiaro, mentre è chiarissimo il funzionamento delle clausole di salvaguardia. Prima di tutto durano tre anni, e il primo anno è sempre il meno “invasivo” rispetto agli altri due che seguono.

Allora andiamo a rivedere i calcoli: per quest’anno servono 27 miliardi (450 euro ciascuno neonati compresi); 1,4 miliardi entro la fine di questo mese per coprire la bocciatura sul Reverse Charge sulla grande distribuzione e gli importi della Voluntary Disclousure che sta andando a rilento; 17,5 miliardi entro fine anno per scongiurare l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti (in questo importo è compresa un’eredità di 3,3 miliardi che Renzi si è ritrovato dal governo Letta).

Non è finita: 1,5 miliardi per estendere anche al prossimo anno la decontribuzione totale alle aziende che assumono a tempo indeterminato; 2,1 per la reindicizzazione ed il rinnovo dei contratti del pubblico impiego come stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale; 4,5 miliardi per togliere l’Imu sulla prima casa e la Tasi. Sommando tutto questo la somma è 27 miliardi.
L’anno prossimo invece, servono 36,5 miliardi (9,5 miliardi in più) e per il 2018 servono 39 miliardi (2,5 miliardi in più del 2017 e 12 miliardi in più rispetto l’anno in corso).

In conclusione solo una breve precisazione: queste cifre sono quelle certe, poi bisogna considerare i fattori imprevedibili (neanche troppo come il fisiologico rallentamento dell’economia) che potrebbero aumentare questi importi. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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