Senato, Giachetti (Pd): “Bisogna vedere come si traduce l'emendamento dell'accordo"

23 settembre 2015, Marco Guerra
Senato, Giachetti (Pd): “Bisogna vedere come si traduce l'emendamento dell'accordo'
“Non è possibile trattare con la minoranza dem come con le opposizioni: o si cambia rotta oppure è meglio andare al voto”. Non è disposto ad ulteriori compromessi il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Parlando con Intelligonews, il deputato Pd indica la strada delle elezioni anticipate per ricompattare il partito sulla linea del premier in tema di riforme. 

Quali nodi restano sulla riforma del Senato? L’eleggibilità o meno dei senatori resta il punto della discordia? 

«Sì, quello è l’argomento sul quale si sta discutendo nel partito da tempo; sono convinto che il problema è se la minoranza vuole arrivare ad un accordo oppure se alza l’asticella di volta in volta per non trovarlo. Il punto è proprio questo. Ieri la Direzione ha individuato la strada e sapremo solo tra poche ore, nel momento della presentazione degli emendamenti, e in particolare dell’emendamento che dovrebbe sancire l’accordo con la minoranza, se è così o no»

Quindi per ora la trattativa è interna al Pd poi sarà la volta delle opposizioni?

«È abbastanza singolare che su questo argomento, dopo decine di riunioni della Direzione e dei gruppi parlamentari, ci troviamo a comportarci con la minoranza del Pd come con le opposizioni e cioè trovare una mediazione, perché quello che viene deciso negli organi democraticamente eletti viene da loro sempre rimesso in discussione minacciando di non votarlo. Detto questo, il passo in avanti fatto ieri devono tenerlo in considerazione anche le opposizioni visto che le loro rimostranze erano esattamente simmetriche a quelle della minoranza del Pd. Probabilmente, anche per le opposizioni questa mediazione con la minoranza dem può rappresentare un passo in avanti»

Quindi la soluzione individuata è quella dell’elezione dei senatori in un listino che sarà presentato in occasione delle regionali?

«Adesso bisogna vedere come si traduce effettivamente l’emendamento. Il tema è questo: riprendere la proposta di legge Tatarella dove in sostanza la designazione viene dagli elettori mentre l’elezione materiale del senatore è fatta dalla Regione»

Sperate, dunque, che dopo questa trattativa coincidano le posizioni della minoranza dem e delle opposizioni, per andare così subito in Aula?

«Sulle opposizioni bisogna fare alcune distinzioni: Forza Italia ha votato la riforma così com’è in prima lettura e quindi è compito loro spiegare che cosa fa diventare una legge che hanno votato, una legge che “mina la democrazia”. È tutto da capire. Loro continuano a giustificare il cambio d’opinione con la mancata condivisione nella scelta del presidente della Repubblica, ma poi ogni giorno si appellano allo Stesso Capo dello Stato per garantire la tenuta democratica del Paese. A questo punto, non si capisce se la scelta di Mattarella sia stata questo pugno nello stomaco di cui parlano. In verità c'è solamente un inspiegabile tirarsi fuori di Forza Italia. Altre opposizioni sono sempre state contro perché, a mio avviso, non vogliono fare alcuna riforma del Senato. Va quindi da sè che qualsiasi forma di mediazione non andrà mai bene».

In questi giorni ha tenuto banco anche la polemica con Grasso che dovrà decidere se ammettere o no gli emendamenti all’articolo 2 della riforma Boschi.

«La prassi costante è che le parti che non sono state cambiate nel passaggio tra Camera e Senato - che si chiamano parti conformi o copia conforme - non possano essere emendate. Altrimenti di volta in volta si riapre tutto da capo e il passaggio tra le due Camere non finisce mai. Cosa che è successa, sull’articolo 2 della riforma. E’ stata cambiata una parola “dai” al posto di “nei”, se non sbaglio, che sta al comma 5. Ovviamente c’è un problema di interpretazione, molti dicono che la parola è insignificante rispetto alla copia conforme, altri dicono che invece essendo stata cambiata quella parola si può intervenire con emendamenti. Rispetto ai precedenti, da prassi, si può emendare solo quella parte dove è stato inserito “dai”, ma alcuni sostengono che si può emendare tutto il comma 5. L’unica cosa che non si è mai verificata è che cambiando un comma si riapra poi la discussione su tutti gli altri commi di quell’articolo; perché è evidente che così ogni volta si rimette in discussione tutto, non solo l’articolo 2. Potrebbe passare inoltre il principio che è emendabile anche la copia conforme, cioè che qualsiasi parte già votata in copia conforme può essere riaperta all’interpretazione di emendamenti. Con questo principio non arriverai mai a dama con le riforme»

Si paventava l’ipotesi di eventuali elezioni qualora non si trovasse un accordo. Renzi può essere tentato dall’esempio di Tsipras che con il voto ha eliminato l’opposizione interna al partito? 

«Guardi con me sfonda una porta aperta. Ho sempre detto che sarebbe stato meglio andare al voto perché se all’interno del Pd una parte, seppur stragrande minoranza sia nel partito sia all’interno del nostro corpo elettorale, ha il potere di ricatto al Senato, a causa delle precedenti elezioni, di farti mancare ad esempio i numeri, io penso - e l’ho detto anche a Renzi - sia molto meglio fare come Tsipras e andare alle elezioni. In Grecia il risultato ha dato ragione al premier»

E con quale sistema elettorale si voterebbe? 

«Con il Consultellum (sistema elettorale indicato dalla Consulta in caso di voto prima della riforma, un proporzionale con alte soglie di sbarramento, ndr) l’Italicum scatta a luglio. A chi fa obiezioni rispondo che, come adesso, dovrai fare un alleanza di governo - perché non ce la faremmo a prendere il 50% più uno dei voti - però almeno cambierebbe in positivo il fatto che i membri eletti per il tuo partito sarebbero espressione di un gruppo leale con la linea del Pd. Oggi, invece, ti trovi nella condizione di governare con un partner che non è di centrosinistra; in più hai dentro il tuo partito una componente che contesta ogni riforma, che sia il Job Act, la Scuola, che sia la riforma costituzionale o la Pubblica amministrazione e adesso si annunciano contestazioni anche sulle tasse».

Quindi al voto prima di luglio con il Consultellum? 

«Io ho sempre pensato che Renzi avrebbe fatto meglio ad andare al voto piuttosto che dover subire i ricatti della minoranza, ma non bisogna sottovalutare che in questo lasso di tempo sono state fatte tante riforme. Arrivati a questo punto però ti dico che se ogni volta devi trovarti in queste condizioni è meglio andare a votare. La Grecia ha votato sabato e Tsipras ha già ricevuto l’incarico per il nuovo governo; si può procedere senza interrompere il processo delle riforme»

Si può fare tutto nel giro di qualche mese?

«Sì, il problema è che o c’è un cambio di rotta da parte della minoranza, in modo tale che non faccia più opposizione su qualunque cosa, oppure è meglio andare a votare».

Dopo luglio 2016, invece, si voterà con l’Italicum per la Camera.  E al Senato cosa succederebbe se non dovesse passare la riforma? 

«In quel caso, se non hai abolito il Senato, per palazzo Madama si vota con il Consultellum. Non sottovalutiamo però che al Senato il Consultellum non incide sulle soglie di sbarramento, quindi per eleggere i senatori serve almeno l’8%. A quel punto significa che i senatori li eleggono solo quattro partiti, che al momento sono Pd, Movimento cinque stelle, Forza Italia e Lega».

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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