Comunista, antipapa? Ecco il perché del "Papa percepito"

23 settembre 2015, Americo Mascarucci
"Non sono comunista e non sono l' antipapa. Se volete recito il credo." 

Comunista, antipapa? Ecco il perché del 'Papa percepito'
Così Papa  Francesco ha risposto durante il viaggio in aereo fra Cuba e gli Stati Uniti alle domande dei giornalisti. La prima accusa, quella di essere comunista proviene proprio dagli Usa, in particolare dai Repubblicani che non hanno accolto affatto bene l' enciclica sull' ambiente, Laudato sì, ritenuta di stampo marxista. 

La seconda, quella di essere addirittura l' Antipapa è invece molto ramificata in ampi settori tradizionalisti cattolici che guardano con sospetto certe aperture di Francesco sui temi dottrinali,dalla comunione ai divorziati risposati per finire con l' accoglienza delle persone gay, tutti temi al centro dell' imminente sinodo. Posizioni ritenute in contraddizione con la dottrina della Chiesa, ispirate dal catto progressismo dei Kasper e dell' episcopato tedesco molto sensibile alle teorie del teologo modernista Hans Kung

Insomma, non si sarebbe mai visto un Papa costretto a difendersi dall' accusa di essere un antipapa. Ma come è possibile tutto questo? 

La causa va senz'altro ricercata nella politica portata avanti da Bergoglio in questi primi anni di pontificato,  una politica che è stata percepita in campo cattolico come troppo politica e poco spirituale. Sotto accusa ci sarebbe soprattutto quel primato della misericordia che, al di là del significato pastorale, è sembrato assumere in questi anni un aspetto prettamente politico. Anche Wojtyla e Ratzinger parlavano di misericordia ma lo facevano coniugando il perdono al rispetto della dottrina e alla difesa di valori considerati non negoziabili. Bergoglio invece è sembrato promuovere un concetto di misericordia tipo "condono generalizzato " fino a far nascere il legittimo sospetto di una predilezione della Chiesa di Francesco più per gli atei che per i cattolici. I primi accolti a braccia aperte e quasi coccolati, i secondi bastonati. 

La difesa dei temi etici è diventata in linguaggio bergogliano "una ossessione ", i cattolici difensori della dottrina "più papisti del Papa ", i cattolici che scendono in piazza contro l'aborto o le unioni di fatto vengono condannati più di coloro che fanno leggi per promuovere i cosiddetti diritti civili. Alla fine  molti hanno letto, dietro il primato della misericordia "a tutti "una chiara linea politica, la linea dei Kasper e dei Kung, la linea di chi da anni sogna una Chiesa aperta al mondo, meno "cattolica" e più "protestante" . Per carità, le intenzioni di Bergoglio non saranno queste ma se c' è chi è arrivato a percepirlo addirittura come antipapa, un motivo purtroppo ci dovrà pur essere. 

Stesso discorso per l' accusa di comunismo. Tutti i papi, da Leone XIII a Benedetto XVI  passando per Pio XI hanno promosso la dottrina sociale della Chiesa, condannando la cultura liberale e liberista, ma spiegando chiaramente come  cristianesimo e marxismo fossero inconciliabili. Francesco invece nel condannare legittimamente il sistema economico mondiale, il liberismo sfrenato e la globalizzazione dell' indifferenza è sembrato invece limitare e di molto i confini fra cristianesimo e socialismo, fino a condannare, non l' uso spregiudicato della ricchezza, ma la ricchezza stessa quasi come se essere ricchi sia un peccato. Insomma, Bergoglio è apparso spesso imbevuto di quella cultura catto marxista tipicamente latino americana che ha dato origine alla Teologia della Liberazione. Una teologia che il Pontefice da vescovo si trovò a contrastare ma che oggi sembrerebbe ispirare la sua azione in campo politico e sociale. 

Questa insomma la percezione che si ha di Bergoglio ed è singolare come il Papa più volte si sia trovato a dover smentire certi  ritratti ritenuti non appropriati. Ma un Papa non dovrebbe rispondere con i gesti più che con le parole? 
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