Dieselgate: ora chi paga i danni della Volkswagen?

23 settembre 2015, Luca Lippi
Dieselgate: ora chi paga i danni della Volkswagen?
Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, chiede di valutare lo stop alla vendita di auto in Italia se anche qui fosse stato utilizzato il software incriminato. Ovviamente sarebbe necessario valutare anche l’impatto ambientale e un’eventuale richiesta di risarcimento.

Del resto i problemi sono diversi, oltre la pessima figura del governo tedesco, aggravata dalla rivelazione di Die Welt che - citando un'interrogazione parlamentare dello scorso luglio - ricostruisce come il governo tedesco sapeva che alcune marche usavano un software per aggirare i controlli sulle emissioni. Ma in quel caso non venivano fatti nomi, non si parlava di marche né di modelli specifici.

Poi c’è la pessima figura della dirigenza della casa automobilistica tedesca che ha dovuto avviare indagini interne, per verificare cosa? Saranno mica così sprovveduti da non vedere tra le poste a bilancio che c’è un risparmio di milioni di euro nel monetizzare il costo di un software di ultima generazione spendendo soldi per un dispositivo obsoleto!

Poi ci sarà lo scandalo dei controlli dei gas di scarico, una rete fittissima in tutta Europa che controllando le emissioni di Co non si è mai accorta che dal 2008 ad oggi alcuni (undici milioni per ora) diesel della Vw non erano in ordine?

Insomma la solita pantomima del “è stato lui!” indicando il nulla. La responsabilità è di tutti e chiunque sia deve pagare! Con la credibilità il governo tedesco, perché se alcuni media indicano la Merkel come parte lesa, la logica impone che la responsabilità del suo ufficio la costringe ad assumersi oneri oltre gli onori dei lacchè di turno.

Intanto la Volkswagen che è la più grande azienda tedesca (nel 2014 ha guadagnato 14 miliardi di euro e totalizzato utili per 200 miliardi di euro) dovrà sostenere dei costi molto probabilmente inaffrontabili. Gli undici milioni di veicoli sono più di quanti ne ha venduti il più grande produttore di automobili in un intero anno. 

E allora, a spanne, 18 miliardi sono i costi per la sanzione usa, poi ci sono i costi per il richiamo di tutte le autovetture perché i soldini che gli utenti hanno consegnato alle concessionarie sono buoni quanto deve essere buono il prodotto che è stato consegnato. Diversi miliardi serviranno per ricostruire l’immagine al pubblico e soprattutto per non perdere l’utenza già fedele che ora è comprensibilmente delusa.

Aggiungiamo a tutto questo i danni che saranno richiesti dalle case automobilistiche concorrenti per concorrenza sleale, e dai ministri dell’ambiente per i danni causati dalle emissioni.

Poi ci sarà da fare i conti anche con chi in 7 anni non si sarebbe accorto di niente...

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]