Processo penale, Tonelli (Sap): “Aumentare le pene è fumo negli occhi. Vi spiego perchè”

23 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Processo penale, Tonelli (Sap): “Aumentare le pene è fumo negli occhi. Vi spiego perchè”
L’aumento delle pene varato dalla Camera per i reati di strada - furti, scippi, rapine - che toccano da vicino la vita delle persone, lo considera “inutile, uno specchietto per le allodole”, perché per Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia) la vera priorità è quella che spiega nella conversazione con Intelligonews. 

Come valuta la riforma penale appena varata dalla Camera?

«Esprimo un giudizio positivo sui tempi certi delle indagini anche se dico che non basta, e sul capitolo uso delle intercettazioni, ma sono assolutamente critico con il giro di vite delle pene per i cosiddetti reati di strada».

Perché?

«Come poliziotto non sono mosso da velleità forcaiole per cui a me non interessa se la pena aumenta oppure no; a me interessa che chi compie un reato debba essere chiamato a rispondere della sua azione indipendentemente dal tipo di reato. Il punto è un altro: è inutile aumentare le pene per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica quando abbiamo 18mila poliziotti in meno e 42 uomini in meno nel complesso delle forze dell’ordine. Forse il governo pensa che i delinquenti si autodenunceranno da soli andando davanti al giudice per farsi condannare? Questa è una sciocchezza».

Si spieghi meglio. 

«Non serve a niente aumentare le pene quando poi, contestualmente, si vanno a indebolire gli organismi deputati alla prevenzione e alla repressione dei reati. E’ una presa in giro; il da un lato taglia uomini e risorse, dall’altro aumenta le pene, ma che storia è? Il crimine si contrasta con gli uomini sul territorio. Oggi ho scritto una lettere ad Alfano per chiedere di mantenere il turn over anticipando a questo anno le assunzioni previste per il biennio. Aggiungo che le sbandierate cinquemila assunzioni in occasione del giubileo non corrispondono al vero e sono i numeri a dirlo perché a fronte di 5mila nuovi ingressi, gli uomini delle forze dell’ordine che andranno in pensione sono diecimila. Di qui la nostra richiesta al ministro Alfano, almeno per quest’anno. Tornando al tema, aggiungo che qui non serve un cane che abbiaia alla catena ma uomini che sul territorio fanno prevenzione e repressione dei reati. E a fronte di una grancassa mediatica, io voglio fare contro-informazione, evidenziando la realtà dei fatti coi numeri alla mano».

Ma almeno sui tempi certi delle indagini sarà d’accordo o no?

«Il giudizio è positivo ma a mio avviso non basta. Bisognerebbe prevedere tutta una serie di altri vincoli per correggere le deformazioni che nascono da un principio come quello della obbligatorietà dell’azione penale, per cui ogni sciocchezza che arriva sul tavolo di un magistrato impone l’esercizio dell’azione penale. Non solo, ma se la politica avesse coraggio, bisognerebbe valutare a livello di Parlamento, pur nel rispetto del principio di indipendenza della magistratura, una serie di indicazioni che in qualche modo introducano criteri di priorità rispetto ai reati, adattandole alle esigenze del tempo entro il quale l’azione penale si deve sviluppare».

Faccia un esempio.

«Se il principio di obbligatorietà dell’azione penale impone di aprire cento fascicoli, è il magistrato a dare le priorità a decidere quale dossier sviluppare per primo rispetto ad altri. Se il magistrato ha sul tavolo cento dossier e sa che ne potrà seguire solo 40, gli altri 60 vengono messi sotto in base a una decisione personale; è come se il magistrato diventasse una sorta di “legislatore” passivo. Questo aspetto va corretto e il Parlamento dovrebbe affrontarlo seriamente»



autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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