Anti-Papa, de Mattei (Fond.Lepanto): “Si muove da peronista. Tutto è partito da Cuba"

23 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Anti-Papa, de Mattei (Fond.Lepanto): “Si muove da peronista. Tutto è partito da Cuba'
L’incontro con Fidel Castro e il non incontro con i dissidenti cubani. Ruota attorno a questi due elementi l’analisi che Roberto de Mattei, storico, presidente della Fondazione “Lepanto”, collaboratore di numerosi siti internazionali sulle tematiche cattoliche, argomenta nella conversazione con Intelligonews sul viaggio di Francesco a Cuba e negli Stati Uniti. 

La sensazione diffusa, anche sulla scorta della copertina di Newsweek, è che il Papa nel viaggio tra Cuba e gli Usa abbia dovuto spiegare la sua cattolicità. Perché secondo lei?

«Mi sembra inquietante il fatto che uno dei più noti settimanali internazionali, Newsweek, abbia addirittura messo in dubbio la cattolicità del papa. Indipendentemente dalla reazione del pontefice, questo fatto di per sé mi pare straordinariamente inquietante».

Ma perché ha dovuto dire da un lato ‘non sono comunista’ rispondendo alle critiche dei repubblicani americani, e dall’altro ‘non sono l’anti-papa’ rispondendo alle critiche dei cattolici conservatori? Cosa c’è dietro? 

«C’è il viaggio a Cuba, perché in ogni viaggio ciò che ha maggiore impatto nell’opinione pubblica, non sono tanti i discorsi quanto le immagini che vengono veicolate. Ci sono stati almeno due episodi che hanno colpito particolarmente. Il primo è l’incontro di Francesco con Fidel Castro; un evento a mio avviso estremamente preoccupante perché Fidel Castro non è un leader post-comunista come tanti ce ne sono in Europa, bensì è un dittatore – se pure ormai a riposo – che ha sempre rivendicato la sua appartenenza alla famiglia comunista. E’ stato un dittatore sanguinario che il papa ha incontrato senza manifestare nessuna critica e nessuna riserva nei suoi confronti. A questo si aggiunge il fatto che Raul Castro nel suo discorso ha ribadito che una delle priorità del regime consiste nel preservare il socialismo; quindi la Cuba attuale è espressione del socialismo reale»

Il secondo elemento?

«E’ rappresentato dal fatto che il papa ha ignorato i dissidenti cubani nel corso della sua visita. Non a caso su questo ci sono state molte domande dei giornalisti; francamente mi è sembrata un po’ una finta ingenuità quella di dire: ma io non ho notizie di arresti. Tutti, invece, sanno che ad esempio alla dissidente Marta Beatriz Roque è stato impedito di recarsi alla Nunziatura e ci sono stati numerosi arresti. Due elementi che credo abbiano pesato sul viaggio a Cuba. Del resto è indicativo il tipo di domande, dirette, Brtali, rivolte al papa dai giornalisti americani tra i quali c’è maggiore franchezza e libertà di espressione rispetto ai vaticanisti europei, alle quali Francesco ha risposto anche se non mi sembra lo abbia fatto in maniera soddisfacente. La mia impressione complessiva su questo viaggio è che sia eminentemente politico, più che un viaggio pastorale».

Perché lo definisce viaggio politico?

«Significa che il papa agisce prima che come capo della Chiesa, come leader politico e per quanto il pontefice abbia condannato le ideologie, l’azione politica di ogni capo di Stato o uomo politico - anche quando si presenta come pragmatica – è sempre espressione di una qualche ideologia, in maniera diretta o indiretta. Da questo punto di vista, l’impronta politica del peronismo segna profondamente il viaggio a Cuba e negli Usa. In questo senso credo si possa parlare di  viaggio politico: negli incontri, nei discorsi, viene data priorità a questioni di carattere politico e sociale più che strettamente religioso e la soluzione viene data in  un’ottica che potremmo definire – in senso lato – peronista».

E sull’anti-papa?

«Mi è sembrata una provocazione, così come una provocazione è la copertina di Newsweek in cui ci si chiede se il papa sia ancora cattolico. Se si è papa non si può che essere cattolici e non si può essere anti-papa, ma la reazione di Francesco quando dice ‘se volete recito il Credo’ non risponde ai problemi che la domanda, sia pure provocatoria, implicitamente sollevava»

Esiste un papa percepito? Secondo lei qual è?

«Che vi sia un papa percepito non c’è dubbio. Ma la percezione che ne dà il mondo politico-mediatico è diversa da quella del popolo cattolico. Secondo i dati ufficiali della Prefettura Pontificia, si sarebbe è verificato – rispetto al pontificato di Benedetto XVI – un crollo esponenziale delle presenze alle udienze in San Pietro, mentre sembra aumentare il consenso dei mass media. E’ un fenomeno paradossale per un papa che dice di rivolgersi al mondo delle periferie; in realtà come si vede anche in questo viaggio, riceve l’omaggio di quel mondo di potenti nel campo della politica, dei mass media, dell’establishment culturale, mentre sembra sgretolarsi il consenso che riceve nella base del popolo cattolico. Sotto questo aspetto è provocatoria la domanda che si pone Newsweek e tuttavia vi si può leggere una certa soddisfazione del mondo secolarista per questo venire meno di una identità profondamente cattolica e al tempo stesso esprime l’insoddisfazione della base del popolo cattolico pro-life e pro-family americano. Vedremo se nel viaggio negli Usa il papa dirà parole rassicuranti verso questo mondo o se gli elementi di insoddisfazione aumenteranno. Lo potremo valutare solo al termine»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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