Isis contro le maglie del Milan, bufera social. Silenzio sulle Chiese...

23 settembre 2016 ore 12:35, Americo Mascarucci
Ottanta frustate a chi indosserà la maglia di una squadra di calcio occidentale. 
E’ l’ultimo sconcertante divieto imposto dall’Isis nella provincia di Al Furat in Iraq controllata dal Califfato.
Come riferisce dalle sua pagine il Daily Mirror, le squadre che indossano capi sportivi di Nike e Adidas sono quelle prese maggiormente di mira. E così per ciò che riguarda la serie A ad essere proibita sarebbe soltanto la maglietta del Milan, mentre nella Premier League il divieto coinvolge Manchester United, Manchester City, Chelsea, West Bromwich e Sunderland. 
Anche la Liga spagnola rientra nella lista con il Barcellona e il Real Madrid, senza dimenticare le selezioni nazionali di Inghilterra e Francia. 
I trasgressori saranno arrestati dalla polizia religiosa e portati in piazza dove verranno puniti con almento 80 frustate. 

[image:leftUna notizia che ovviamente indigna e ha fatto indignare, anche se appare assurdo il clamore suscitato per il divieto contro le magliette sportive, se paragonato all’assordante silenzio sul massacro di cristiani da parte dell’Isis. 
Fanno più scandalo le frustate per il pallone che le barbare esecuzioni per questioni religiose. 
Ci si indigna per le frustate, dimenticando che la frusta non è un'esclusiva del Daesh, ma è molto in uso anche in Arabia Saudita, paese amico dell'Occidente, dove le frustate vengono praticate sulle donne trovate a guidare l'automobile o ad andare in bicicletta, sugli omosessuali, su chi beve vino o i giornalisti e blogger dissidenti.  
Insomma, l’Occidente si accorge dell’Isis soltanto quando compie azioni certamente folli ma tutto sommato in linea con certo integralismo islamico, tacendo invece le vere atrocità del Califfato. 
Il pallone nella società occidentale vale più della croce?

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