Amatrice, promesse Errani: ecco come andò a L'Aquila e in Emilia

23 settembre 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Conferenza stampa alla vigilia del primo mese dalla scossa che ha raso al suolo il centro storico di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.
297 morti e miliardi di danni che affliggono il Paese e che fanno emergere sentimenti di solidarietà mai sopiti, mentre il dolore per le comunità colpite si fatica, ancora oggi, a superare.

A palazzo Chigi si fa il punto della situazione:

Le parole di Matteo Renzi: "La stima dei danni è come minimo quattro miliardi, ma è tutto ancora da verificare punto per punto … Il nostro obiettivo sono le prime case, le seconde case, gli esercizi commerciali: riportare tutto com’era prima di dare piena vicinanza alle realtà del territorio. È passato un mese, fisiologicamente le luci dei riflettori si abbassano, ma questo non toglie niente al dolore delle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti e al nostro dovere di farci carico delle sofferenze dei nostri connazionali".
Le parole di Fabrizio Curcio, responsabile della protezione Civile: "Abbiamo tremila assititi, tra cui 2.500 ancora in tenda. La nostra priorità è quella di chiudere le tendopoli: ce lo chiedono tutti i giorni e lavoriamo perché ciò avvenga il prima possibile, perché il clima e il territorio non ci consentono di tenere la gente nelle tendopoli per 5 mesi come successo in passato … Stiamo lavorando all'attivazione del Fondo di solidarietà europeo: è un lavoro importante che ci consentirà di accedere a delle risorse che saranno non meno di 3-4 miliardi, ma è una cifra assolutamente orientativa. I danni che vediamo sono cospicui, ma paragonati con gli altri sismi non andremo lontano da queste cifre, anzi sono in difetto. Ma questo lo vedremo".
Le parole di Vasco Errani: “Il decreto sulla ricostruzione post-sisma sarà approvato dal Consiglio dei ministri non oltre il 2 o il 3 ottobre. Il decreto del governo prevederà un meccanismo di riconoscimento pieno dei danni del terremoto e dunque non ci troveremo in una situazione nella quale ogni anno dovremo discutere delle quote per il risarcimento. Dobbiamo fare in modo che con un sisma da 6.0 non ci sia il crollo così e che i cittadini di quei comuni non rischino più la vita". Prosegue Errani: "Abbiamo avuto tantissime donazioni, con gli sms sono stati raccolti 15 milioni: anche qui faremo un open data per programmare gli interventi. Cercheremo di mettere questi fondi nella ricostruzione e non nel provvisorio. Sarà tutto controllabile man mano che i lavori andranno avanti".
Dunque si ricostruisce tutto senza distinzione di apporto economico, anche le seconde case.

Amatrice, promesse Errani: ecco come andò a L'Aquila e in Emilia

Cosa è accaduto con i terromoti passati
A tale proposito è utile ricordare quanto accaduto nel recente passato a seguito delle catastrofiche conseguenze dei terremoti dell’Aquila e dell’Emilia Romagna.
Nella maggior parte dei casi di eventi catastrofici, governo e Parlamento sono intervenuti con norme post evento e ad hoc, quindi riferite solo alle aree dell'Aquila e dei Comuni emiliano-romagnoli colpiti nel 2012. 

Il sisma de L'Aquila
A seguito del sisma aquilano, si è deciso, quasi immediatamente, la sospensione dei termini tributari e contributivi per i residenti nelle zone della Regione Abruzzo colpite dal sisma. 
Per quanto riguarda L’Aquila, ai primi annunci di ricostruzione totale, seguirono poi diverse ordinanze che alla fine hanno fatto aumentare pali e paletti limitando il concorso finanziario del governo alla ricostruzione del patrimonio indistinto, rendendo i finanziamenti limitati e distinti per aree e destinazione d’uso. 
Riportiamo l’evoluzione della vicenda: 
dopo le decisioni prese dall’allora capo della protezione Civile Guido Bertolaso e le proteste dei cittadini residenti e non, si arriva al 15 giugno 2009, quando venne divulgato un comunicato stampa da Palazzo Chigi per chiarire che: “Anche le seconde case ubicate nel centro storico dell’Aquila e degli altri comuni colpiti dal sisma saranno ricostruite a spese dello Stato”.
Inizia quindi la pubblicazione delle ordinanze, soprattutto correttive della prima. Si parla di contributi all’80% e solo fino a 80mila euro, ma a quali condizioni? Il percorso legislativo passa per la Struttura tecnica di missione. 
Poi la palla arriva nelle mani dell’ex ministro Fabrizio Barca. 
Un chiarimento importante arrivo con la legge 83 dove si legge che “In considerazione del particolare valore del centro storico dell’Aquila alle unità immobiliari private diverse da quelle adibite ad abitazione principale ivi ubicate, distrutte o danneggiate dal sisma, è riconosciuto un contributo per la riparazione e per il miglioramento sismico, pari al costo, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto e degli interventi strutturali”. 
All’indomani dell’uscita della legge, l’esponente Pd Giovanni Lolli chiarì che nei centri storici di tutti i Comuni del cratere le parti comuni e strutturali delle seconde case vengano rimborsate sempre quando siano inserite in aggregati, anche nel caso in cui si tratti di aggregati di sole seconde case. 
Nel solo caso del centro storico del Comune de L’Aquila vennero ricostruite nelle parti strutturali anche le seconde case isolate, cioè non inserite in aggregati. 
Ma in periferia? 
Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Paolo De Santis aggiunse: “Bisogna prendere in considerazione l’ordinanza 3790/2009 valevole per gli edifici E che all’articolo 1 comma 2 specifica che le provvidenze sono valide per le abitazioni principali. L’ultima parte del comma 3 prevede, invece che il contributo riguardi anche le abitazioni non principali, ma solo fino all’80% e con un massimo di 80mila euro. Ritengo, comunque, che tutte le parti strutturali siano finanziate, mentre la riparazione delle abitazioni (non adibite a principale) fuori dal centro storico dell’Aquila resta fuori copertura. Resta comunque valida per tutti i proprietari di seconde case l’ulteriore possibilità di accedere al finanziamento per le parti interne fino a 80mila euro”.

Terremoto Emilia
Con il Rientro capitali, era il 2014, si stabilì che per i finanziamenti contratti dai titolari di reddito di impresa limitatamente ai danni subiti all'attività per il terremoto dell'Emilia "la restituzione del debito per quota capitale al 1° gennaio 2014, comprensivo della rata non corrisposta alla scadenza del 31 dicembre 2013 può essere prorogata, previa modifica dei contratti di finanziamento e connessa rimodulazione dei piani di ammortamento, per un periodo non superiore a due anni, non ulteriormente prorogabile, rispetto alla durata massima originariamente prevista". 
Con un decreto ad hoc, fu stabilito che le imprese emiliane che avevano ricevuto un finanziamento agevolato per pagare tributi, contributi e premi sospesi dovuti dal 1° dicembre 2012 al 15 novembre 2013 avrebbero potuto richiedere la sospensione del pagamento dovuto per la restituzione del debito per quota capitale per un periodo "di dodici mesi e con conseguente rimodulazione delle rate in quote costanti". Misura poi 'allungata' di altri dodici mesi con il Milleproroghe 2016. 
Sempre in conseguenza del sisma dell’Emilia Romagna il governo decise di che per le aziende agricole dei Comuni dell'Emilia fossero applicati benefici fiscali e contributivi come: contributi in conto capitale fino all'80% del danno accertato; prestiti ad ammortamento quinquennale; proroga delle scadenze delle rate delle operazioni di credito agrario di esercizio; esonero parziale del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali propri e per i lavoratori dipendenti. Sempre con lo stesso decreto, si stabilì che "i contributi, gli indennizzi e i risarcimenti, connessi ai predetti eventi di qualsiasi natura, indipendentemente dalle modalità di fruizione e di contabilizzazione, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell'imposta regionale sulle attività produttive". 
Con la legge di stabilità, al pari di quanto accaduto in precedenza con quella del 2015 per esempio, nella quale si è deciso, sia per L'Aquila che per l'Emilia, l'esenzione dal pagamento di Tasi ed Imu per gli immobili inagibili e l'esclusione dal patto di stabilità interno delle spese sostenute dai Comuni colpiti per la ricostruzione. 
Con il Dl enti locali (quello dello scorso anno) è stata poi istituita una zona franca tra i comuni dell'Emilia Romagna colpiti dall'alluvione del 2014 e dal sisma del 2012. Le imprese di questi Comuni potranno usufruire di sconti sulle tasse e della sospensione dell'Imu. Sempre con la Stabilità, l'ultima, le rate dei mutui concessi agli enti locali interessati dagli eventi sismici (in questo caso 2012 sono pagate, senza applicazione di sanzioni e interessi, a decorrere dal 2017, in rate di pari importo per dieci anni). 
I mutui oggetto della moratoria sono quelli concessi dalla Cassa depositi e prestiti ai Comuni colpiti dal terremoto del 2012 (quindi in Emilia-Romagna e Lombardia) e trasferiti al ministero dell'Economia. 
Sono esclusi, invece, i mutui il cui pagamento è stato differito da precedenti disposizioni di legge. E infine, il Milleproroghe 2016 ha previsto un anno di tempo in più per il congelamento delle rate dei mutui, ipotecari o chirografari, per chi ha subito danni alla propria abitazione o negozio ubicati in una delle zone dell'Emilia Romagna colpite dal terremoto nel 2012 e dall'alluvione nel 2014.

Ora possiamo solo attendere passo dopo passo quali provvedimenti potrà sostenere il governo italiano a sostegno delle popolazioni terremotate non appena lasceranno l’incubo della paura.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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