100 anni Aldo Moro, Bobo Craxi: "Papà citò Shakespeare per salvarlo dalle Br"

23 settembre 2016 ore 15:42, Andrea De Angelis
Nato a Maglie in provincia di Lecce il 23 settembre 1916, Aldo Moro è stato uno dei massimi protagonisti della politica italiana del Novecento, dalla Costituente fino al tragico epilogo del 9 maggio 1978. Tra i fondatori della Dc, Moro fu più volte primo ministro e il suo nome è legato sia al primo governo di Centro-Sinistra quando, nel 1963, per la prima volta il Partito Socialista di Nenni entrò a fare parte in modo organico di un governo di coalizione con la Dc, il Psdi e il Pri; sia al dialogo con il Pci di Enrico Berlinguer alla metà degli anni '70. 
Il cosiddetto "caso Moro", a quasi quarant'anni dal suo epilogo, continua ancora a far parlare di sé. IntelligoNews ha raccolto il ricordo di Bobo Craxi, allora quattordicenne, che racconta come la sua famiglia visse quei terribili giorni. Dalla lettera ricevuta dal padre, Bettino, il 29 aprile alla posizione chiara di apertura per lo scambio di prigionieri politici...

Aldo Moro, prigioniero delle Brigate Rosse, in una lettera inviata a Bettino Craxi ne sottolineò la "forte sensibilità umanitaria" affinché si trovasse la strada per arrivare alla liberazione. In particolare scrisse di una "seria ed equilibrata trattativa per lo scambio di prigionieri politici", cosa questa che "o non si era capita o si aveva l'aria di non capirla". Ricorda la reazione di suo padre?
"Intanto va sottolineato come sul caso Moro ancora non si siano dette definitivamente parole di verità. La Commissione parlamentare che è ancora in vigore dovrebbe spingere per la riapertura del processo, tenuto conto degli elementi nuovi che sono emersi anche recentemente circa la presenza di altri individui sul luogo della strage. L'incongrua chiusura del processo ha lasciato per me molti punti interrogativi. Ci sono tutta una serie di elementi e di fatti che meriterebbero di essere riaperti per amore di verità. In quanto alla posizione assunta da mio padre, fu allora fortemente osteggiata dal cosiddetto partito della fermezza che ottenne il risultato di difendere lo Stato facendone trucidare una delle massime personalità. Il partito della fermezza fu una sconfitta a tutto tondo". 

Ha qualche ricordo particolare di quei giorni, suo padre come si comportava?
"Mi ricordo che c'erano delle telefonate anonime che provenivano da voci italiane, che cercavano mio padre al telefono. Sia durante i giorni della detenzione, ma anche dopo. Mio padre si buttò con corpo ed anima in questa vicenda, era convinto che vi fosse uno spiraglio per liberare Aldo Moro". 

100 anni Aldo Moro, Bobo Craxi: 'Papà citò Shakespeare per salvarlo dalle Br'
Come reagì suo padre quando arrivò la drammatica notizia?

"Mi ricordo i giorni precedenti l'omicidio di Aldo Moro, che se non erro fu ucciso in mezzo alla settimana, di martedì. Da quattro, cinque giorni prima c'era un assordante silenzio. Gli ultimatum iniziarono a partire se non sbaglio dal 20 aprile, poi passarono altri quindici giorni e gli ultimi giorni erano appunto di silenzio, cosa che preoccupò moltissimo mio padre. Capì che non c'era più quello spiraglio, soprattutto dopo la presa di posizione della Dc...".

Sempre nella lettera Moro scrisse "anche la Dc sembra non capire, ti sarei grato se glielo spiegassi tu", specificando che tutto andavo fatto "con l'urgenza che si richiede, non c'è un minuto da perdere". 
"La lettera è del 29 aprile. Poi ci fu il comunicato delle Br credo uno o due giorni dopo, quindi passò sostanzialmente una settimana di silenzio, con la Dc che non riuniva la sua direzione. Quello che il Governo chiedeva alla Dc è che riunisse finalmente la sua Direzione. Finalmente, dopo 50 giorni, la convocò anche spinta dal Presidente del Senato Fanfani, che aveva iniziato ad intuire che anche all'interno del suo partito si stava facendo largo una posizione di apertura circa la possibilità di trattare". 

Da dove nasceva l'elemento della trattativa?
"Dalla ragionevole consapevolezza che si trattava di un attacco allo Stato da parte di un gruppo armato e che come tale dovesse essere riconosciuto. Infatti si individuò anche la possibilità di uno scambio di prigionieri. Mio padre citò Shakespeare parlando di 'misura per misura', così da indicare il piano di reciprocità. Il problema erano coloro che continuavano a contrapporre lo Stato al sacrificio di Moro. Qualcuno addirittura lo disse, come Socrate anche Moro avrebbe dovuto in qualche modo bere la cicuta per salvare lo Stato. Un atteggiamento che ancora pesa sulla coscienza di chi assunse tale posizione con estremo cinismo e leggerezza". 


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