Un "gene-alieno" protegge il Dna dai raggi X: malati di tumore sperano - VIDEO

23 settembre 2016 ore 18:24, Americo Mascarucci
Lavorare in situazioni estreme, come ad esempio l'esposizione a particolari radiazioni, potrebbe non essere più un problema grazie alla scoperta di un gene capace di fare da scudo alla molecola della vita, proteggendola da eventuali danni.
Se introdotto nelle cellule umane coltivate in provetta, riescirebbe perfino a renderle più resistenti ai raggi X. 
E' quanto emerge da una ricerca dell'Università di Tokyo, pubblicata sulla rivista Nature Communications. 
Questo effetto protettivo potrebbe esser sfruttato in futuro per aiutare i malati di tumore sottoposti a radioterapia, così come i lavoratori a rischio nelle centrali nucleari. 
Il gene potrebbe essere perfino inserito nelle piante per renderne possibile la coltivazione in ambienti ostili, ad esempio su Marte. 

L’intuizione è il frutto di diversi anni di analisi e supposizioni che hanno il loro fondamento nello studio dei tardigradi, microscopici animali acquatici dall’aspetto quasi alieno che grazie alla loro natura riescono a sopravvivere in condizioni estreme quali mancanza di nutrienti, temperature molto basse, radiazioni e ad altri stress. 
Partendo dall’idea iniziale i ricercatori nipponici hanno concentrato i loro studi su una particolare specie di tardigrado definita Ramazzottius varieornatus, nota per essere estremamente tollerante alle condizioni di stress. 
Un 'gene-alieno' protegge il Dna dai raggi X: malati di tumore sperano - VIDEO
Il modus operandi degli studiosi ha previsto dapprima una mappatura del genoma animale, una procedura ampiamente utilizzata in biologia che permette di ottenere una fotografia del corredo genomico dell’essere vivente studiato, dal quale è stato poi identificato un gene specifico codificante per una proteina (chiamata Dsup) in grado di difendere il Dna dai danni causati dalla disidratazione e dalle radiazioni. 
Questo gene, se inserito nelle cellule umane coltivate in laboratorio, è riuscito addirittura a ridurre del 40% i danni generati nel Dna dai raggi X.
La resistenza ai raggi X, secondo i ricercatori, è un "superpotere" che i tardigradi avrebbero acquisito nel corso dell'evoluzione, nel tentativo di adattarsi alle condizioni di disidratazione estrema. Questi curiosi animali acquatici hanno la capacità di sopravvivere per anni in condizioni di totale disidratazione. Esperimenti precedenti hanno dimostrato che possono perfino resistere per giorni nello spazio e possono rianimarsi dopo 30 anni di ibernazione sotto i ghiacci antartici. 
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