Clima, Katrina produce ancora i suoi effetti. Dieci anni dopo

24 agosto 2015, intelligo
di Anna Paratore

Era il 2005 quando, nella stagione degli uragani atlantici, si formò  Katrina,  quello che si sarebbe concretizzato come il sesto uragano atlantico più forte mai registrato, il terzo più forte di sempre che abbia raggiunto le coste degli States, e quello che avrebbe causato le maggiori perdite di vite umane in una nazione moderna e preparata come appunto gli Stati Uniti. 

Il 23 di quel terribile agosto l’uragano, battezzato con il solito nome gentile di donna, Katrina, si formò sopra alle Bahamas e dopo aver raggiunto la Florida l’attraversò per la verità quando i suoi venti avevano ancora la forza di un moderato evento di categoria 1, causando sì qualche morto, alcuni gravi danni e degli allagamenti, ma senza ancora mostrare il suo lato più drammatico e la sua potenza devastatrice.  Anzi, in un primo momento dopo il passaggio sulla Florida sembrò placarsi, ma solo per poi riprendere potenza e arrivare ad esser considerato di categoria 3 il mattino del 30 agosto, quando colpì prima la Louisiana e poi il Mississippi.

Detrelle Penns all’epoca aveva solo 9 anni. Era una bimba, ma malgrado ciò non ha dimenticato niente di quello che accadde in quei terribili giorno nella città più devastata dall’uragano, e che diventerà un simbolo del dramma in tutta l’America: New Orleans.   Detrelle viveva nel quartiere di Jared, a Jumonville Street, una graziosa via residenziale, con palazzine a schiera di mattoncini e giardinetti davanti al portone.
“Mia madre ci ripeteva ogni giorno vedrete, arriveranno domani”, racconta Detrelle al giornalista che la sta intervistando, “e noi stavamo zitti ad ascoltarla, ma provavamo la netta impressione che tutta l’America si fosse dimenticata della nostra famiglia. Forse proprio di tutta la nostra città”.  Oggi studentessa 19enne al Delgado Community College, Detrella ha ancora lo sguardo triste e spaventato di una ragazzina smarrita mentre ricorda: “Mi sono svegliata una mattina e tutti erano alla finestra che guardavano fuori, stupiti e increduli, nemmeno ci trovassimo in un parco acquatico.  Vivevamo al secondo piano della palazzina, che ovviamente non era stata progettata per un’alluvione simile, perciò non c’era modo per noi di uscire di casa.  Mia madre razionò immediatamente il cibo che c’era nell’appartamento per sostenere me e i miei 4 fratelli, ma il terzo giorno in quella situazione, era finito tutto. Poi venne nostro padre che abitava non lontano, e che con mezzi di fortuna alla fine era riuscito ad arrivare. Non avevamo più acqua, e la mamma gli chiese di provare a raggiungere un negozio lì vicino per vedere di trovare qualcosa. Lui lo fece, e tornò con delle birre: non c’era altro, ci disse. Fu terribile.”

La famiglia venne salvata solo dopo il quinto giorno, quando ormai erano tutti allo stremo delle forze, affamati e assetati. Vennero recuperati da una barca a motore e da lì sollevati con una sorta di carrucola su un elicottero che li condusse in un centro di raccolta dove rimasero due mesi. Alla fine ottennero i fondi per trasferirsi in una casa ad Alessandria e da allora non sono più tornati a New Orleans. 

Quello che rimane nei ricordi di un’America attonita davanti allo scempio di Katrina, è la consapevolezza che anche un paese grande, moderno e avanzato può essere messo in ginocchio dalla potenza della natura. Nel caso di quell’uragano, il sistema di prevenzione delle inondazioni non funzionò in 50 postazioni diverse.  L’aumento delle acque causato dall’onda di tempesta si abbatté come un maglio su tutta la costa del golfo degli Stati Uniti, devastando città lungo il Mississippi fino a raggiungere New Orleans che sommerse all’80%.   I morti furono almeno 1836, 300mila i profughi che furono trasferiti in Texas, e i danni stimati raggiunsero l’iperbolica cifra di 81,2 miliardi di dollari, facendo di Katrina il più grave disastro naturale di sempre nella storia degli Stati Uniti anche a livello economico.  Nel periodo in cui la grande città rimase allagata e fuori controllo, si verificarono saccheggi di negozi, alcuni per reale necessità, altri no. Resoconti di stupri e omicidi si diffusero ovunque – anche se per lo più si trattava di allarmi immotivati –  ma in città vennero fatte affluire copiose truppe della Guardia Nazionale per arginare qualsiasi fenomeno violento.  Solo dopo la prima settimana di settembre, legge e ordine vennero ripristinati.

Oggi New Orleans nemmeno assomiglia più alla città che era prima della tempesta e moltissimi dei profughi che l’abbandonarono in quei giorni non hanno mai più fatto ritorno.  
A causa della devastazione provocata da Katrina e dall’elevatissimo numero di vittime che causò, in seguito a una formale richiesta del governo degli Stati Uniti, il nome venne ufficialmente ritirato il 6 aprile 2006 dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale e sostituito con Katia nella III lista dei nomi degli uragani atlantici. Katia è stato utilizzato nella stagione 2011.  

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