Ebraismo, xenofobia e incomunicabilità: Safran Foer torna al grido di ‘Eccomi’

24 agosto 2016 ore 23:59, intelligo
di Luciana Palmacci

È in libreria ‘Eccomi’ l'attesissimo romanzo che racconta di un matrimonio in frantumi, della quasi distruzione di Israele e delle cose per cui vale la pena esserci. È l’ultimo capolavoro (il terzo) di Jonathan Safran Foer, 766 gr e 663 pagine di struggente bellezza; nell’arco di 11 anni le cose per Foer sono molto cambiate, nell’arco di qualche settimana accade lo stesso ai Bloch, i protagonisti del libro. Perché in queste pagine si parla della quasi distruzione di Israele, devastato da un terremoto e da una guerra che coinvolge tutto il Medio Oriente; dell’identità ebraica; di cosa vuol dire esserci (il titolo ‘Eccomi’ è una citazione biblica, la risposta di Abramo alla chiamata di Dio). Secondo il racconto biblico infatti è quanto rispose Abramo a Dio che gli chiedeva di sacrificare il proprio figlio. 
Una scelta di titolo evocativa, che caratterizza il tema di fondo di questo romanzo ambizioso e pieno di temi forti: il rapporto tra genitori e figli e la relazione tra la fallacia di una concezione materialista e il mistero di una possibilità trascendente. È soprattutto infatti la storia della fine di un matrimonio, quello tra Jacob e Julia, lei architetto, lui sceneggiatore di serie tv, sposati da 16 anni e genitori di tre figli: Sam, Benjy e Max. A lesionare le fondamenta sono i messaggi erotici, destinati a un’altra, che Julia scopre sul telefono del marito. Ma questa è la fine, prima c’è un allontanamento che si fa distanza. Tutto ruota intorno a questa famiglia, un microcosmo di personaggi della classe medio-alta, in cui convivono e si scontrano attitudini diverse, dando l'opportunità a Foer di parlare di ebraismo e xenofobia, incomunicabilità e solitudine esistenziale, rapporto tra ebrei americani e Israele e fede all'interno di un mondo secolarizzato

Ebraismo, xenofobia e incomunicabilità: Safran Foer torna al grido di ‘Eccomi’
In originale "Here I am", rappresenta il ritorno alla narrativa dello scrittore trentanovenne, a undici anni da "Molto forte, incredibilmente vicino", che attraverso il dolore di un bambino di nove anni affrontava per la prima volta o quasi in letteratura il dramma dell'11 settembre. Un ritorno forte, che mescola tradizione e sperimentazione, dedicato all'amore e alla sua dissoluzione. In questi anni senza romanzi non sono mancati momenti di creatività, a cominciare dalla Hagaddah a quattro mani con Nathan Englander. E ancora il saggio Eating Animals, nel quale professò pubblicamente la sua scelta "vegetariana ebraica". Tutte opere interessanti ed eclettiche, che tuttavia hanno fatto crescere l'attesa per il ritorno al romanzo, accentuate dopo l'improvviso annullamento di Escape from Children's Hospital, annunciato nel 2014 e tuttora in lavorazione.
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