Cosa rappresenta Amatrice per l’Italia e per me e perché va ricostruita subito

24 agosto 2016 ore 11:02, Marta Moriconi
Amatrice è l'Italia e l’italianità, un po’ caciarona, magari approssimativa ma tenace. Ora deve tirare fuori proprio quella testardaggine e quel coraggio che i nostri nonni hanno messo per andarsene dalla montagna e scendere in città alla ricerca di fortuna. 
Sono diventati grandi nella Capitale, hanno rappresentato e rappresentano la cucina italiana con i loro ristoranti e trattorie tipici. Amatrice è infatti spaghetti all’amatriciana, esporta in tutto il mondo il suo guanciale e il suo sugo semplice come la vita che si fa ad alta quota, ma abbondante come la passione che ha inventato un piatto da invidia mondiale. Amatrice è la parte di noi più umana e fragile, quella che conosce i limiti che regalano le vette e prova a vincerli, sempre attenta a rispettare la natura e a saperne riconoscere incognite e pericoli. Amatrice è i pastori, anche se son rimasti in pochi, quelli che hanno tirato su le proprie case con le mani scartavetrate dai bastoni usati per il cammino e la transumanza. Sanno cosa significa la parola sacrificio e conoscono la resistenza fisica e non solo. Amatrice è anche vincere il freddo e le intemperie che in montagna arrivano improvvise, quando meno te lo aspetti. Amatrice è Monti della Laga, è Parco, è bellezza, anche in quelle strade non curate, un po’ dimenticate, c’è sempre stata la voglia di riscatto, di salire l’ultimo gradino delle fatiche umane, anche quando questo si chiama burocrazia e inefficienza. 

Cosa rappresenta Amatrice per l’Italia e per me e perché va ricostruita subito
 Amatrice è le sue frazioni. 
Il mio piccolo Cascello, popolato di Moriconi come me, e le altre: Prato, Voceto, Moletano, Sommati. Quei paesi che tante volte ho raggiunto a piedi o in bicicletta, che era bello gustare assaporando un gelato conquistato e non facile da trovare perché sono pochi i centri che hanno commercianti e bar. Per questo quei sapori, chi li ha provati non li dimenticherà mai. Quei luoghi, anche se appartengono ai genitori o ai nonni ci hanno insegnato ad essere forti, allenandoci alla vita non facile ma forse proprio per questo più bella. Basta un campo per far felice un bambino, e di quelli giusti per due  tiri nella Conca ce ne sono tanti. Amatrice è divertimento e relax a due passi da Roma, e la Capitale non può perdere la sua vacanza da sogno, tra delizie visive e da gustare.
Amatrice ce la farà, i suoi abitanti sono di roccia come le sue montagne. Speriamo solo che i giovani non dimentichino gli sforzi di chi, in un passato difficile e attraversato dalla guerra, ha saputo tirare fuori grinta e dare una nuova prospettiva alle proprie famiglie. 

Forza Amatrice!

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