Tokyo 2020 a tutto riciclo: le prime medaglie delle Olimpiadi ecosostenibili

24 agosto 2016 ore 14:43, Luca Lippi
I riflettori sulle olimpiadi di Rio sono ancora caldi che già si parla delle olimpiadi di Tokyo 2020. 
Non è passato inosservato il video di presentazione delle prossime Olimpiadi che si terranno tra quattro anni in Giappone, con il primo ministro nipponico vestito niente di meno che da Super Mario Bros con tanto di tubo verde come da grafica del noto gioco, e forse anche un pizzico di malizia nel pubblicizzare occultamente la Nintendo. 
Ma la “stranezza” non è tanto la performance del primo ministro Shinzo Abe, quanto la notizia che le medaglie che verranno date sul podio ai primi tre atleti classificati in ogni gara saranno riciclate, quindi fra quattro anni potremo assistere alle prime Olimpiadi amiche dell’ambiente, e saranno quelle di Tokyo 2020.

Tokyo 2020 a tutto riciclo: le prime medaglie delle Olimpiadi ecosostenibili

Il Giappone ha deciso di organizzare delle Olimpiadi ecosostenibili: le medaglie saranno infatti realizzate con le parti dei vecchi smartphone. 
I metalli recuperati da apparecchi elettronici che non si usano più nel paese, solo nel 2014, sono stati moltissimi: si parla di 143 chili d’oro, 1556 d’argento e 1112 di rame. 
L’intuizione nipponica è sorprendente quanto la più semplice ipotizzabile; per creare le medaglie delle Olimpiadi di Londra 2012 sono stati usati 9.6 kg d’oro, 1210 kg d’argento e 700 chili di rame.
Takeshi Kuroda, presidente di ReNet Japan Group che sostiene l’iniziativa, spiega:
“Ci serve un sistema che renda semplice per i consumatori restituire i prodotti elettronici usati. Dovrebbe essere creato un sistema di raccolta da parte del settore privato, mentre i governi centrali e locali dovrebbero occuparsi di pubblicizzare questo genere di servizi. Se la cooperazione tra settore pubblico e privato progredirà, anche la raccolta di componenti elettronici ne trarrà benefici”.
Naturalmente non è che basti aprire il vano batteria dello smartphone, il procedimento è molto più complesso e richiede diverse fasi per smantellare i dispositivi, dividendo le parti meno nobili (gomma, plastica, vetro) da quelle più pregiate. Un processo industriale che funziona in modo ancora più efficiente su larga scala. Ed è proprio così che il Giappone sta recuperando i metalli preziosi, con peraltro un network capillare di raccolta di gadget tecnologici a fine vita porta a porta gratuito e prenotabile online.
Quindi un processo industriale che il Giappone, per recuperare il prezioso contenuto degli smartphone, dovrebbe scavalcare allo scopo di tagliare i costi, e quindi l’idea vincente non è solo quella di riciclare, ma soprattutto quella di bypassare le eventuali difficoltà puntando al patriottismo e facendo sì che i cittadini partecipino in modo volontario e più cospicuo alla consegna dei propri dispositivi, come se così diventassero parte attiva delle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020. 

autore / Luca Lippi
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