Terremoto Amatrice. "E' finita": le testimonianze sotto choc dei residenti

24 agosto 2016 ore 13:10, Marta Moriconi
Francesco Moriconi è ancora scosso, si è accorto del terremoto svegliato dal cadere di un quadro sulla sua testa. Era il ritratto di suo zio sacerdote, morto per salvare dei bambini in una gita al mare finita in tragedia nella prima metà del '900. Ricorda così quei momenti di terrore: "Il letto faceva su e giù, non era facile neanche scendere e aprire la porta, che grazie a Dio si è aperta. Con i miei siamo scesi giù, intanto i calcinacci ci venivano addosso".
In piazza, nella frazione di Cascello, intanto si era riversato tutto il Paese, e tutto ugualmente scosso. Racconta D. B.: "Non c'è più niente. Non so se tornerò, quando e come. Non potete capire cosa abbiamo provato, ma siamo vivi".
Sembra di essere tornati alla mattina del 6 aprile 2009, ma questa volta l'epicentro era proprio a due passi, ad Accumoli. Che non c'è più. Telefoniamo a una collega (Alessandra Molinari, ndr) sul posto per un servizio che ci informa che da 8 ore stanno cercando di estrarre un uomo dalle macerie: "Ha solo un piede incastrato ora, ma non riescono a tirarlo ancora fuori". Entrare nei centri è difficile, macerie su macerie si incontrano a ogni passo. Interi paesi venuti giù. La frase più ricorrente è: “E' tutto finito, non c'è più nulla”, lo dicono soprattutto gli anziani che perdono i loro ricordi e le case di famiglia. 
Si apprende dalla stampa che è crollato anche l'albergo Roma, storico hotel ristorante di Amatrice, di quelli assaliti d'estate per la bontà delle delizie offerte.
L'incubo è iniziato alle 3.35, e lo racconta anche un giovane di Sommati: "Mobili che crollavano, muri che si spostavano". E quella frazione ha già le sue vittime. 
Piange anche il prete Don Savino, e questo dà il senso della tragedia. 
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