Terremoto Amatrice: le case antisismiche in piedi, ma le storiche sono perdute

24 agosto 2016 ore 13:52, Luca Lippi
Secondo il sismologo dell'Ingv, Andrea Tertulliani (sismologo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia): "stiamo parlando di un'area ad altissimo rischio". "Ogni sequenza ha un suo comportamento particolare però non possiamo escludere che finisca qui oppure che continui in altro modo". Le analogie con il sisma dell'Aquila nel 2009 riguardano solamente la zona in cui è avvenuto che "è abbastanza vicina all'Aquila anche se in questo caso la magnitudo è più contenuta e, dal punto di vista sismo-tettonico. La fascia appenninica che va dall'Umbria, Marche meridionali e Abruzzo è sede di una sismicità frequente e spesso molto forte".
Sono quasi cento le scosse di terremoto (di queste almeno 55 di magnitudo superiore a 3) che si sono susseguite nel centro Italia dalle 3.36 di stamane, quando è stato colpito da un sisma violentissimo. La più forte quella con epicentro vicino Rieti alle 3.36, appunto, di magnitudo 6.0. Alle 4.42 e alle 4.43 altre due forti scosse in provincia di Perugia, di magnitudo 5.1 e 5.4. In precedenza un'altra scossa di una certa entità era stata registrata alle 3.56 a Rieti (magnitudo 4,4). 

Terremoto Amatrice: le case antisismiche in piedi, ma le storiche sono perdute

Ovviamente, il grado di distruzione delle cose e conseguentemente, il danno a persone è direttamente proporzionale alla qualità costruttiva delle abitazioni. 
In particolare riguardo se facciamo riferimento alla data di edificazioni degli edifici, per la più parte di fattura artigianale e a scopi rurali, poi successivamente riadatattati, ma di sicuro non con criteri antisismici. 
Basti pensare che l’ultimo terremoto distruttivo dell’area Amatrice-Accumoli risale al 1639, è dunque plausibile ipotizzare che i centri siano stati ricostruiti con materiali e manodopera disponibili all’epoca, soprattutto con le conoscenze artigianali dell’epoca.
Dunque, le costruzioni più recenti antisismiche sono rimaste integre? 
Le case fatiscenti e i monumenti più deboli crollano rovinosamente; antichi paesi e centri storici sono distrutti. Le costruzioni ordinarie subiscono gravi danni strutturali e sono pericolanti. Gli edifici costruiti con criteri antisismici riportano solo danni superficiali, ma non è neanche pensabile che si possa radere al suolo un borgo medievale solo perché ad oggi c’è l’eventualità che si possa verificare un terremoto.
A sentire il parere degli esperti, si conosce tanto della natura geologica del nostro territorio, ma è anche vero che manca letteratura su diverse zone del Paese dove non si è mai verificato un terremoto, sono gli stessi esperti che non sono in grado di potere dire che una zona non è sismica. 
E allora o provvediamo a radere al suolo il Paese “non antisismico”, oppure dobbiamo vivere come da secoli siamo abituati a vivere, parola d’ordine “solidarietà” per il vicino meno fortunato, sia esso di pianerottolo, di rione, di paese o di regione.

autore / Luca Lippi
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