Terremoto Amatrice, la storia della cittadina e il Santo che la proteggeva

24 agosto 2016 ore 13:55, Americo Mascarucci
Non è la prima volta che Amatrice è colpita da un evento simico di proporzioni così devastanti. 
Era già accaduto nel 1639 quando un terribile terremoto verificatosi nei giorni 7, 14 e 17 ottobre fece crollare parte del palazzo degli Orsini, come pure la maggior parte delle case e delle chiese. Successivi terremoti si verificarono nel 1672, 1703 e 1730.
Colpa pare della conformazione della cittadina laziale in provincia di Rieti situata al centro di una conca verdeggiante, incastonata a sua volta in un'area al confine di ben 4 regioni: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo.
Per il periodo che va dalla metà dell'VIII secolo agli inizi del XII, in numerosi documenti ufficiali sono citati i nomi di molte località e villaggi dell'attuale comune e, tra essi, nel 1012, anche quello di Matrice, edificata sullo sperone roccioso che sovrasta la confluenza tra il fiume Tronto e il Castellano, ricordato ancora nel 1037 nel diploma con cui l'imperatore Corrado II conferma al vescovo di Ascoli i suoi possedimenti.
Solo intorno al 1265, al tempo del re Manfredi di Sicilia, Amatrice entra a far parte definitivamente del Regno di Napoli. 
Nei secoli XIV e XV Amatrice è in continua lotta con le città e i castelli circostanti, per questioni di confine e di prestigio. Sono rimasti famosi i conflitti con Norcia, Arquata e L'Aquila. Tradizionale alleata di Amatrice fu la città di Ascoli. 
Gli amatriciani presero parte, a fianco delle milizie comandate da Andrea Fortebraccio, conte di Montone, al lungo assedio dell'Aquila e alla battaglia finale del giugno 1424, che segnò la sconfitta di Braccio morto sul campo. 
Amatrice, durante i conflitti tra angioini e aragonesi per il possesso del Regno di Napoli, sostenne tenacemente i secondi, anche durante la guerra. Il sovrano aragonese Ferdinando, sedata la rivolta dei Baroni nel 1485, nell'anno seguente ricompensò Amatrice, concedendole il privilegio di battere moneta con il motto Fidelis Amatrix. 
Tuttavia nel febbraio 1529, dopo un'eroica resistenza, venne riconquistata e messa a ferro e fuoco da Filiberto di Chalons, generale di Carlo V. Per punire la ribellione, Carlo V nel 1538 diede lo Stato di Amatrice in feudo ad un suo capitano, Alessandro Vitelli. 
Nel 1735 Carlo III di Borbone nuovo re di Napoli, come erede di Elisabetta Farnese, rinunciò alla sovranità sul ducato di Parma e Piacenza e sul Granducato di Toscana, trattenendo tutti gli altri beni che appartenevano alle case Farnese e Medici che andarono a costituire gli Stati mediceo farnesiani di Abruzzo come patrimonio personale del sovrano, tra i quali era compresa anche Amatrice, che nel 1759 passarono in eredità a suo figlio Ferdinando.
Negli ultimi decenni che precedettero l'unità d'Italia, molti amatriciani presero parte attiva ai vari moti rivoluzionari (1814, 1820, 1831, 1848, 1860); tra tutti spicca la figura dell'insigne patriota Pier Silvestro Leopardi. Con l'unità d'Italia Amatrice fu inserita nell'Abruzzo aquilano (Abruzzo Ulteriore), e solo nel 1927, con la creazione della provincia di Rieti, la città entrò a far parte dell'alto Lazio.

Terremoto Amatrice, la storia della cittadina e il Santo che la proteggeva
Amatrice è anche terra di devozione. 
Il patrono è Santa Maria di Filetta dal nome di una chiesa che si trova nei pressi della parrocchia di Villa San Lorenzo a Flaviano in provincia di Rieti nel Lazio. Fu costruita nel 1472 sul luogo in cui la pastorella Chiarina Valente vide cadere dal cielo un cammeo luminoso, nel quale riconobbe l'immagine della Madonna.
Ogni anno la domenica dell'Ascensione, a maggio, in occasione della festa della Madonna di Filetta, patrona di Amatrice, una processione unisce dal capoluogo tutti gli abitanti dell'amatriciano per celebrare la messa ed il successivo pic-nic di tradizione sui prati circostanti.
Ma molto forte è anche la devozione nei confronti di San Martino dal nome della omonima frazione dove sorge una chiesa dedicata al santo che secondo la tradizione pare sia stata costruita dai soldati francesi il cui comandante era originario di Tours come S.Martino.
Sull'architrave del portale è indicata la data del 1479. L'autore di "Itinerari amatriciani" A.Massimi ritiene che tale data sia di un successivo restauro, eseguito per i numerosi terremoti. 
Il villaggio di S.Martino era originariamente molto più esteso e popoloso: le poche case che restano a distanza dalla chiesa è quanto rimane del primitivo abitato dopo i ripetuti terremoti che provocarono lutto e distruzione, tra cui si ricorda in particolare quello del 1639 che provocò la caduta della chiesa e dell'abitato nel sottostante profondo fosso. Ecco perché la devozione per San Martino lo vede anche come santo protettore dai terremoti.  


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