Terremoto Amatrice, Pezzopane (Pd): “Io come nel 2009. Simone ha salvato persone e mi ha raccontato cose dure"

24 agosto 2016 ore 14:12, Lucia Bigozzi
“E’ successo tutto alla stessa ora del terremoto a L’Aquila, nel 2009: come allora dormivo, come allora sono scappata da casa: i primi attimi sono stati di terrore”. E’ il racconto di Stefania Pezzopane, senatrice del Pd, che ha rivissuto una tragedia che non dimentica. Nella conversazione con Intelligonews descrive la notte a L’Aquila, il terrore nei volti degli abitanti ma parla anche dell’iniziativa di solidarietà che vede impegnato il fidanzato Simone Coccia nei luoghi dove prima c’era Amatrice e oggi ci sono macerie e morti. 

Il terremoto ad Amatrice l’ha riportata a rivivere la tragedia de L’Aquila? Cosa ha provato e qual è il suo pensiero?

"I primi istanti, stanotte, sono stati identici perché ero nella prima casa del 2009 che ha cominciato a tremare; dormivo come nel 2009 e quando, svegliata da questo tremore, ho alzato lo sguardo sulla sveglia per vedere che ora era, ho visto che erano le 3.36 e ho quasi avuto la sensazione di sognare e invece era vero. Poi come allora, sono scappata fuori da casa insieme agli abitanti della palazzina, le luci erano tutte spente e poi sono andata a cercare mia madre, mia sorella, ho chiamato il sindaco de L’Aquila per sapere che notizie aveva, ho chiamato la sala della Protezione civile, il presidente della Regione, altri sindaci e nel frattempo seguivo su internet dalla macchina cercando di capire cosa fosse accaduto esattamente e dove era localizzato l’epicentro del sisma". 

Terremoto Amatrice, Pezzopane (Pd): “Io come nel 2009. Simone ha salvato persone e mi ha raccontato cose dure'
Dalle notizie che ha raccolto, in Abruzzo e a L’Aquila ci sono state ripercussioni? Ci sono danni agli edifici o persone ferite?

"C’è molta paura perché abbiamo rivissuto un ricordo e tutto quello che ne consegue: moltissima gente ha dormito per strada, io stessa non sono ancora rientrata nella mia abitazione da stanotte, non tanto per paura anche se i primi momenti per me sono stati di terrore, quanto perché mi sono messa subito a girare, a chiedere quale fosse il quadro della situazione e a capire cosa si dovesse fare. In alcuni Comuni, quelli più vicini all’epicentro del sisma, Campotosto, Montereale i sindaci si stanno organizzando per allestire degli alloggi temporanei per le persone che avessero paura e rientrare nelle loro dimore. Danni non ce ne sono, o meglio ci sono alcuni cornicioni, alcune abitazioni che avevano subìto il terremoto precedente hanno riportato qualche piccola lesione ma non ci sono stati danni a monumenti o a strutture pubbliche, almeno fino ad ora. La Regione sta facendo i rilievi sugli uffici pubblici per assicurare anche i dipendenti sulla tenuta di questi edifici". 

In base all’esperienza devastante de L’Aquila che lei ha vissuto in prima persona, la domanda che da domani sarà una costante è: e ora cosa c’è da fare?

"Ora c’è da fare un grande piano di messa in sicurezza delle zone a rischio sismico; non c’è altra strada. Le zone ad alto rischio sismico in gran parte sono appenniniche e quindi sono zone di borghi, di siti anche molto belli: Amatrice era piena di turisti che rientravano nelle case estive e purtroppo alcuni non torneranno nelle loro case".

Quindi da questo punto di vista il governo deve accelerare quello che aveva già promesso?

"Il governo sta assumendo iniziative, tra le quali ad esempio l’ecobonus per la messa in sicurezza degli edifici. Vorrei sottolineare che è stata colpita una zona interposta tra il terremoto de L’Aquila e il terremoto di Marche e Umbria: a questo punto c’è tutta una zona che ha mostrato una fragilità drammatica, un’area esplosa nel giro di pochi anni".

Sui luoghi del sisma si trova da stanotte il suo fidanzato Simone Coccia: perché questa iniziativa? E qual è il quadro che le riferisce in diretta?

"Simone dopo aver constatato che la madre e il figlio stavano bene, dopo avermi accompagnato a vedere che anche mia madre e mia figlia non avevano avuto problemi, non ha aspettato nemmeno un minuto: è andato a prendere un amico ed è partito perché lui sentiva di dover andare ad aiutare. Mi ha detto: loro sono venuti ad aiutarci e noi ora dobbiamo andare da loro. Ha tirato fuori diverse persone dalle macerie e mi ha raccontato cose molto dure, Simone il 6 aprile 2009 salvò la vita a una persona sollevando un pilastro pesantissimo – lui è molto forte fisicamente – e liberando questa persona che me lo ha raccontato e lo ha ringraziato pubblicamente. Ha avuto come un flashback che si stava ripetendo la stessa cosa e ha preso la macchina ed è voluto andare insieme all’amico; tra l’altro sono partiti subito e hanno trovato le strade libere arrivando sul posto quando ancora non era arrivato nessuno. Hanno dato subito una mano; mi ha raccontato che con un poliziotto hanno tirato fuori delle persone: mentre il poliziotto estraeva la persona, lui spalava le macerie e alzava gli ostacoli, pezzi di macerie. Adesso ancora è lì, faccio fatica a sentirlo perché penso che gli si sia scaricato il cellulare e non credo che oggi abbia modo di ricaricarlo". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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