Tra i litiganti di Siria i cristiani muoiono

24 aprile 2013 ore 12:10, Alfonso Francia
Tra i litiganti di Siria i cristiani muoiono
Ormai è certo, la guerra civile siriana tra forze fedeli ad Assad e ribelli antigovernativi ha un primo sconfitto, la comunità cristiana. È notizia di ieri il rapimento dei due vescovi di Aleppo, il siro-ortodosso Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco-ortodosso Boutros Yazigi. I due religiosi si erano incontrati lungo il confine turco per portare aiuti umanitari e ottenere informazioni su altri due sacerdoti rapiti in Siria all’inizio di febbraio, l’armeno cattolico Michel Kayyal e il greco ortodosso Maher Mahfouz.
Secondo i ribelli siriani, che sarebbero stati i primi a dare l’allarme, i vescovi sarebbero stati fermati lungo la strada per Kfar, un villaggio teoricamente sotto il controllo dei dissidenti anti Assad. Il loro autista è stato ucciso sul colpo e abbandonato lungo la strada. L’assenza di rivendicazioni ufficiali rende possibile ogni ipotesi, ma i cristiani dell’area sono convinti che i colpevoli vadano cercati tra le milizie islamiche di Jabhat al Nusra, gruppo estremista che sta approfittando dell’anarchia ormai imperante nel paese per imporre la Sharia in zone sempre più ampie. Primo obiettivo degli islamisti sono ovviamente i cristiani, che sono oltre un milione e rappresentano il 15 per cento della popolazione del Paese. Gli estremisti non dovrebbero avere rapporti con le milizie che combattono il regime dittatoriale di Assad, ma in un territorio dove la presenza di giornalisti è scarsa e nessun osservatore è autorizzato a entrare è praticamente impossibile capire quali siano i rapporti di forza e le alleanze nella Siria di oggi. La minaccia rappresentata da Jabhat al Nusra è comunque seria: secondo il giornalista italiano Amedeo Ricucci, rapito per aver filmato le devastazioni operate contro una chiesa e rilasciato pochi giorni fa, «l'agenda politico-militare del gruppo armato non ha nulla a che vedere con le aspirazioni alla libertà e alla democrazia per cui si batte da due anni il popolo siriano. A loro interessa solo l'instaurazione di un califfato islamico, nelle terre del Bilad as Sham, ed è per questo che sono accorsi in Siria, ormai a migliaia». Queste parole sono state confermate direttamente da uno dei leader degli estremisti, Abu Mohammed al-Jawlani, che in una intervista concessa al quotidiano turco Hurriyet ha giurato fedeltà al capo di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, annunciando l’intenzione di far cadere Assad per trasformare la Siria in un califfato islamico. I continui attacchi subiti dai cristiani sono stati finora ignorati da Ong e dall’Onu, tanto che si teme che i cristiani dell’area saranno costretti a emigrare in massa come già accaduto nel 2005 in Iraq e in misura minore in Egitto. La situazione è talmente drammatica che in una recente intervista l’Arcivescovo di Damasco Samir Nassar aveva lanciato un disperato appello: «la nostra Chiesa è ormai un muro del pianto – aveva spiegato – a cui i fedeli si rivolgono ogni giorno per chiedere protezione e aiuto nella ricerca di un visto per partire». Secondo Monsignor Nassar per i cristiani del posto l’unica scelta è tra la partenza e la morte. I più disperati sono i parrocchiani poveri, che non possono permettersi il viaggio per passare il confine con la Turchia e sono condannati a morire sotto le bombe o i colpi di fucile di qualche fondamentalista. Le chiese locali possono fare poco, anche perché le loro finanze sono state prosciugate in questi mesi proprio dalle milizie di Jabhat al Nusra, che rapiscono i cristiani per rilasciarli dietro riscatto. Nel totale disinteresse dell’Occidente.
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