Con le larghe intese di Letta, il 25 Aprile sarà di tutti?

24 aprile 2013 ore 18:23, Americo Mascarucci
Con le larghe intese di Letta, il 25 Aprile sarà di tutti?
E’ arrivato il 25 aprile, quest’anno si celebra il sessantottesimo anniversario della Liberazione. La festa, inutile girarci intorno, continua a dividere il popolo italiano e non si tratta del’eterna lotta fra fascismo ed antifascismo, fra Resistenza e Repubblica di Salò
. In discussione c’è, come ogni anno, il monopolio della sinistra su una giornata che è stata nel corso degli anni sempre più politicizzata e trasformata in una ricorrenza prettamente comunista. Nei cortei e nelle piazze non si vedono sventolare che bandiere rosse con la falce e martello, con l’effige del Che o quelle di sigle comunque riconducibili al mondo dell’estrema sinistra? Eppure a combattere contro il nazi fascismo c’erano anche partigiani di matrice cattolica, liberale, socialdemocratica e finanche monarchica perché, se si può criticare legittimamente Vittorio Emanuele III per la gestione dell’8 settembre 1943, non si può far finta di non ricordare che casa Savoia ebbe parte attiva nella caduta di Mussolini e del regime fascista. E’ a tutti evidente come anno dopo anno la sinistra comunista abbia assunto la paternità totale della lotta di liberazione, emarginando ed estromettendo dalle celebrazioni del 25 aprile a suon di fischi, contestazioni e accuse di tradimento, tutte quelle forze, cattoliche, liberali, monarchiche, socialdemocratiche che hanno avuto il torto di essersi opposte, caduto il fascismo, con altrettanta intensità e fermezza al comunismo. A Porzus i partigiani bianchi della Brigata Osoppo furono trucidati, non dai nazisti, ma dai partigiani rossi per essersi opposti alle esecuzioni sommarie nei confronti dei fascisti e, cosa ancora più grave, all’invasione dell’Italia da parte dell’esercito jugoslavo. I non comunisti sono stati costretti a ritirarsi dalle piazze del 25 aprile lasciando che ad occuparle fossero i rossi, complice un’Associazione Nazionale Partigiani che ha sempre funzionato come succursale delle Botteghe Oscure. All’emarginazione dell’altra Resistenza, ha fatto da contraltare la sistematica demonizzazione della parte sbagliata, la parte di quelli che scelsero Salò. Italiani che, con onestà e coerenza ideale, decisero di “non tradire” e di restare fedeli al regime fascista in primo luogo e all’alleanza con la Germania  in secondo. Scelta discutibile, storicamente sbagliata, ma legittima oltre che rispettabile. Il Paese è rimasto diviso da un’eterna guerra civile, una guerra che ha consentito per oltre cinquant’anni di insabbiare tragedie come quella degli italiani istriani, dalmati e fiumani, infoibati nelle cavità carsiche dai comunisti slavi e di restare indifferenti di fronte alla vergogna  dei vagoni carichi di esuli sfuggiti ai massacri di Tito, respinti alle frontiere dai comunisti italiani. Ci sono voluti cinquant’anni per conoscere la verità su quanto avvenuto in Italia all’indomani del 25 aprile 1945 e sugli eccidi compiuti dai vincitori nei confronti dei vinti. C’è voluto il coraggio di un giornalista di sinistra come Giampaolo Pansa per fare luce su tante inquietanti vicende che anni prima Giorgio Pisanò aveva tentato di denunciare fra il disinteresse collettivo. Ci sono voluti sessant’anni e l’Italia sta sempre al punto di partenza.  
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]