25 aprile, onore ai 'partigiani tricolore' insieme a quelli rossi

24 aprile 2015, Americo Mascarucci
25 aprile, onore ai 'partigiani tricolore' insieme a quelli rossi
Un 25 aprile diverso, ma in fondo sempre uguale quello che l’Italia si appresta a festeggiare. 

No, non è una contraddizione in termini quella appena evidenziata; diverso perché quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo, uguale perché le polemiche sono sempre le stesse. 

I nostri lettori sanno perfettamente, perché ogni anno lo scriviamo, che pur rispettando il valore della Resistenza, non ci piace che il merito della lotta di liberazione vada, se non unicamente, soprattutto al Partito Comunista. I partigiani non erano soltanto “rossi”, nelle file della Resistenza c’erano anche partigiani cattolici, liberali, azionisti, monarchici e badogliani, i quali scelsero la lotta clandestina per liberare l’Italia da una dittatura, non certo per passare ad un’altra, quella marxista sognata da Togliatti e compagni. 

La storia scritta confondendo la verità con la propaganda, ha invece contribuito a dare l’idea che senza i comunisti la Resistenza non ci sarebbe stata, che solo loro hanno contribuito alla cacciata dei nazisti e che soltanto loro hanno realmente combattuto per la libertà e la democrazia. Tutti gli altri semmai si sono aggiunti ma senza determinare il successo della lotta. Una storia falsa, come falsi sono stati quegli storici che hanno occultato e negato pagine importanti quanto tragiche, come il dramma delle foibe istriane o le barbare esecuzioni sommarie ad opera dei partigiani rossi contro ex fascisti, ma anche preti, esponenti di partiti avversari, cattolici e i liberali su tutti, accusati spesso con prove costruite a tavolino di collaborazionismo con i tedeschi. 

Quest’anno tanto per tenere desta l’attenzione su una ricorrenza nazionale che proprio l’ideologia ha contribuito a rendere di parte, ci si è messa anche la polemica sull’obelisco situato di fronte al Foro Italico riportante la scritta “Mussolini Dux”. Fra i reduci della Resistenza ricevuti alla Camera dei Deputati dal presidente Laura Boldrini c’è stato chi ha chiesto di rimuovere definitivamente quella stele o quanto meno coprire il riferimento al Duce. La presidente Boldrini ha accolto positivamente la richiesta aggiungendo che sarebbe opportuno rimuovere, non soltanto l’obelisco, ma anche tutti quei riferimenti al fascismo ancora presenti in Italia. 

Si ha dunque paura della storia? Sembrerebbe proprio di sì. Il Fascismo è un fatto storico che non si può nascondere. Mussolini, nel bene o nel male ha rappresentato venti anni di storia d’Italia. Che senso ha cancellare le testimonianze del fascismo? In realtà già da qualche anno diversi storici hanno ripreso a studiare il ventennio con obiettività e senza i pregiudizi che hanno caratterizzato la storiografia dell’immediato dopoguerra. 

Nessuno ovviamente ha la presunzione di negare che il regime fascista sia stata una dittatura violenta ed autoritaria, nessuno intende negare le gravissime responsabilità di Mussolini in relazione all’alleanza con la Germania nazista, alle vergognose leggi razziali o all’entrata in guerra dell’Italia con la lunga scia di disastri che ne sono conseguiti; non si può nemmeno giustificare il Duce per aver diviso il paese all’indomani dell’armistizio dell’otto settembre del 1943 seguendo Hitler nel progetto della Repubblica Sociale italiana che ha generato la guerra civile italiana. Responsabilità gravi che la storia ha accertato e giudicato senza possibilità di riabilitazione alcuna. Ma una dittatura per quanto scellerata ha soltanto aspetti negativi? Tutto ciò che in Italia Mussolini ha realizzato è necessariamente da buttare? 

La politica sociale del ventennio a giudizio degli storici è stata senza dubbio una delle più avanzate ed efficaci al punto da essere presa da esempio in tutto il mondo, ad iniziare dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti che inizialmente ebbero con l’Italia fascista rapporti tutt’altro che ostili. Il fascismo ha rappresentato un esempio di destra sociale rivoluzionaria per la mentalità del tempo, istituendo istituti di previdenza e di accoglienza oltre che di sostegno alle fasce più povere, riconoscendo diritti e tutele ai lavoratori e soprattutto dando sostegno e aiuto alle imprese nella creazione di sempre maggiori posti di lavoro.

Si può forse negare lo sviluppo urbanistico che l’Italia ha conosciuto negli anni trenta, con la costruzione di scuole, ospedali, edifici pubblici, nonché case destinate all’edilizia popolare che ancora oggi fanno bella mostra di sé nelle città italiane? Si vuole forse far finta di non vedere come l’edilizia del ventennio sia un gioiello rispetto al disordine dei quartieri e delle periferie extraurbane che dominano oggi la Capitale e altre città? Quartieri come Tor Bella Monaca, tirati su senza i minimi criteri di vivibilità, solo con l’obiettivo di soddisfare la sete di profitto dei palazzinari? Vogliamo negare la grande opera di bonifica dell’Agro pontino che ha portato ad estirpare la malaria che in quegli anni era una delle principali emergenze del Paese? E della lotta alla mafia, ne vogliamo parlare? Di come attraverso la meritoria opera del “prefetto di ferro” Cesare Mori e del procuratore generale di Palermo Luigi Giampietro, la Sicilia è stata ripulita dai “picciotti” con l’autorità dello Stato pienamente ristabilita in zone in cui lo Stato si identificava con il boss della mala? 

Di esempi se ne potrebbero fare tanti, ma la domanda di fondo è soltanto una; si può avere così paura della storia da lasciarsi impressionare da un obelisco contenente il nome Mussolini? Ci si può indignare se in certe città italiane ancora sono evidenti i segni del fascismo? Una democrazia che ha paura della storia è davvero una democrazia che poggia su basi solide o piuttosto è costruita sulla sabbia? Perché negare a Mussolini il merito storico di aver costruito il Foro Italico e aver fatto dell’Italia un paese leader anche in campo sportivo? 

Riconoscere i meriti del fascismo non vuol dire riabilitarlo agli occhi della storia; in fondo le ombre non hanno caratterizzato anche questi ultimi settant’anni di storia repubblicana? 

Chi avrebbe davvero il coraggio di affermare che l’Italia democratica è stata così perfetta ed immacolata da non meritare nessuna censura da parte della storia? E allora, nessun governo è perfetto. Certo, il fascismo aveva limitato le libertà democratiche ma questo chi sarebbe mai così folle da negarlo? Premesso ciò soltanto alle dittature di sinistra, vedi Cuba, possono essere concesse attenuanti e deroghe alla limitazione dei diritti?
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