La parola dell'anno: buonasera

24 dicembre 2013 ore 11:02, Paolo Pivetti
La parola dell'anno: buonasera
Quella sera di marzo, fresca come ogni sera di marzo, era anche riscaldata dall’attesa trepidante di mezzo mondo. Credenti e non credenti, tutti noi che apparteniamo alla civiltà occidentale, e che nonostante i burocrati di Bruxelles “non possiamo non dirci cristiani”, aspettavamo, dopo la fumata bianca, di vedere la faccia e di sentire la voce del nuovo papa che subentrava ad un trauma così sconvolgente come l’abdicazione di Benedetto.
Ed eccolo, Josè Maria Bergoglio, sorridente e compassato, affacciarsi alla Loggia delle Benedizioni, già preceduto dalla sorpresa di quel nome, così nuovo e pure così antico che si è dato: Francesco. Ed ecco la sua prima parola, quella parola che è diventata la parola non solo di quell’ora e di quel giorno, ma di un intero anno: Buonasera. Anzi, citando per esteso, “Fratelli e sorelle... buonasera.” Dove quei puntini sospensivi indicano una sapiente pausa, forse per trasmettere l’idea che tra il suo saluto e la nostra emozione c’è una pausa di pace, superiore a lui e a noi, alla quale ci possiamo affidare con fiducia. Dentro a quel “buonasera”, così inappropriato alla solennità del momento, ci sono certamente già tanti discorsi che farà e tanti atti che compirà, perché c’è dentro l’eredità di una sapienza immensa e antica. Ma soprattutto, a riascoltarlo oggi, nove mesi e mezzo dopo che è stato pronunciato, e dopo tutto quello che ha detto e ha fatto, dentro a quel “buonasera” c’è un’avvertenza: “Badate che io sono un uomo come voi”. Questo nuovo Papa è stato già molto amato e molto criticato, il suo dono dell’immediatezza ha causato non poche perplessità. E forse, quando siamo presi da queste perplessità, dobbiamo leggere i suoi atti e le sue parole attraverso quel “buonasera”, anch’esso frutto di un’immediatezza che forse è lungamente premeditata. Un’immediatezza comunque, che raggiunge e supera in efficacia di comunicazione il famoso “voi mi corrigerete” pronunciato da Papa Wojtyla trentacinque anni prima. Buonasera, Papa Francesco. Abbiamo passato un anno difficile, e forse, anzi senza forse, non è finita. Ci hai dato la parola dell’anno. Fra una settimana comincia un anno nuovo. Ci aspettiamo da te altre parole. Ne abbiamo bisogno.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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