“Pacchi” (francesi) in… Technicolor sotto l’Albero di Natale

24 dicembre 2013 ore 11:03, intelligo
“Pacchi” (francesi) in… Technicolor sotto l’Albero di Natale
di Andrea Marcigliano. Gli oltre cento dipendenti della Technicolor di Roma sotto l’Albero di Natale 20013 hanno trovato... la lettera di licenziamento. Non c’ che dire: un bel “pacco regalo”. Anche perché l’azienda non chiude, né, tantomeno, dichiara fallimento, ma semplicemente “esternalizza” come si suole dire oggi, con infelice neologismo. Ovvero trasporta la produzione all’estero, nello specifico in Polonia. E, colmo di sadismo, i dipendenti romani sono stati costretti, negli scorsi mesi, a formare i giovani polacchi che li sostituiranno a breve. Insomma, una delle tante storie di, purtroppo ordinaria, speculazione che sta riducendo sul lastrico il nostro Paese.
Tuttavia, in questo caso,è curioso notare come la proprietà della Technicolor non sia italiana, bensì francese. Infatti la Holding francese ThomsonMultimedia – specializzata nella produzione di sistemi video e immagini digitali –ne ha acquisito la proprietà già nel 2001, e poi, nel non lontano 2011, ne ha assunto anche il nome. Questo perché il marchio Technicolor godeva e continua a godere di grande prestigio internazionale; prestigio ben motivato visto che, nei decenni di attività dal 1957 ad oggi, è sempre stata leader mondiale nel settore della post-produzione video ed audio. Tanto per fare solo alcuni esempi film come Armacord, L’Ultimo Imperatore ed Apocalypse Now si sono avvalsi del suo prezioso supporto. Un patrimonio di esperienza e cultura che è stato, prima, alienato a investitori stranieri, per poi finire, oggi, dissipato, mentre il marchio continuerà a venire sfruttato alla faccia dei dipendenti italiani, condannati all’inferno della cassa integrazione prima, della disoccupazione in prospettiva e dell’Italia tutta, che perde un’ennesima fetta del suo patrimonio culturale. La proprietà francese, naturalmente, adduce la solita questione dei costi del lavoro. Un film – è proprio il caso di dirlo – già visto. Infatti sempre la Thompson ha già fatto lo stesso giochetto con altre aziende italiane del settore, in particolare la Videocolor di Anagni, leader nella produzione di cinescopi e televisori a colori, acquisita negli anni ’80 – oltre che per la Thompson stessa lavorava per SABA, Telefunken ed altre grandi marche – fatta fallire nel 2012 con la perdita di oltre mille posti di lavoro. Per farla breve, i giochi speculativi della Holding transalpina ci sono costati, tra il 2005 ed oggi, qualcosa come 1400 posti di lavoro solo nel Lazio. Intanto, però, la Thompson, che certo non versa in buone acque, continua la produzione in Francia, dove il famigerato costo del lavoro non è certo inferiore a quello italiano. Anzi, nel dicembre 201, ha persino rilevato la transalpina Quinta Industries, azienda sempre del settore cinematografico in fallimento, e non solo non l’ha chiusa, bensì “salvata” conservando sul territorio oltre il 70% dei posti di lavoro. Cosa non dovuta a patriottismo né a Spirito Natalizio, bensì alla legge francese sulla, cosiddetta, “eccezione culturale”, che obbliga a mantenere sul territorio nazionale oltre il 60% della produzione di quelle aziende che operano, direttamente o indirettamente, nel campo della cultura. E siccome il cinema, in Francia, è considerato cultura... La legge francese, naturalmente, è in palese contrasto con le Direttive europee sul Libero Mercato, ma Parigi se ne è sempre allegramente infischiata, senza che a Bruxelles qualcuno so sognasse di aprire una procedura d’infrazione. Anzi, recentemente la Francia, con l’appoggio di Berlino non nuova anch’essa a concedersi deroghe che ad altri rimprovera, ha ottenuto che la Commissione Europea sancisse ufficialmente il diritto di proteggere le cosiddette “industrie culturali” e ovviamente tutte quelle legate all’indotto – permettendo ai singoli stati membri di applicare dlle quote protezionistiche fra il 50 e l’80%, ovvero di obbligare la proprietà di queste aziende a mantenere gran parte della produzione “in patria”, bloccando le esternalizzazioni. Una regola che, però, i Governi italiani si sono, ad oggi, ben guardati dall’applicare, forse per timore di venire tacciati di protezionismo e di venire messi sotto accusa, in quel di Bruxelles, da francesi e tedeschi. Che, al solito, contnuano a usare due pesi e due misure: all’esterno fanno la morale agli altri, all’interno si fanno gli interessi loro. Non c’è che dire: un bella Unione quella europea. Ed un bel pacco, l’ennesimo, quello che l’Europa ha messo sotto il nostro albero di Natale.
autore / intelligo
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