Natale 2014: il significato, i simboli, le tradizioni

24 dicembre 2014 ore 10:00, Andrea De Angelis
Care lettrici e cari lettori, anche quest'anno è già Natale. Il "già", come abitudine, vuole indicare la rapidità dello scorrere del tempo, in quel clima di fugacità che accompagna spesso la frenesia delle giornate. "Natale", però, è o almeno dovrebbe essere anche il momento dell'attesa, della gioia consapevole, della riflessione. E, vista la vicinanza con la conclusione dell'anno, l'occasione per tracciare un bilancio di quanto vissuto e realizzato.  

Natale 2014: il significato, i simboli, le tradizioni

 Due domande sorgono spontanee: qual è l'etimologia di questa festività? Perché si celebra proprio il 25 dicembre? Il termine italiano "Natale" deriva dal latino cristiano Natale(m), per ellissi di diem natalem Chiristi ("giorno di nascita di Cristo") a sua volta da latino natalis derivato da natus ("nato"), quindi dal participio passato nasci ("nascere"). Nella tradizione romana indicava il giorno di nascita di un individuo e i suoi compleanni ed era usato anche per indicare il giorno della fondazione di una città e l’anniversario di questa. Il più importante secondo la tradizione latina era il Natalis Solis Invicti, ossia la festa del dio sole. Con l’avvento del Cristianesimo, tuttavia, la celebrazione pagana venne sostituita con quella della nascita di Gesù Cristo. Questa è una delle due ipotesi principali riguardanti la data esatta in cui si celebra il Natale. È importante sapere, infatti, che in nessuno dei Vangeli è indicato il 25 dicembre come anno della nascita del Salvatore.  
Natale 2014: il significato, i simboli, le tradizioni
Natale 2014: il significato, i simboli, le tradizioni
  Proprio il 25 dicembre allora, coincidente con il solstizio d'inverno, si celebrava nell'Impero la festa del Sol Invictus, il Sole nascente di nuovo, in onore della divinità Mitra, vincitrice delle tenebre. Per celebrare questa divinità l'imperatore Aureliano nel 274 aveva fatto edificare un grandioso tempio la cui inaugurazione avvenne proprio il 25 dicembre.  Si deve notare che i romani, secondo le conoscenze astronomiche del tempo, credevano che il solstizio d'inverno cadesse il 25 dicembre, e non il 21 come oggi si sa in seguito a studi più esatti. La vita allora era regolata sulla luce naturale. Il solstizio d'inverno pone fine al giorno più corto, di minor luce ed indica l'inizio del periodo di maggior luminosità con l'allungarsi delle giornate, e quindi di maggior vitalità e gioiosità. Una seconda ipotesi invece ritiene, in rapporto a studi sui calendari, che il 25 dicembre fu proprio il giorno della nascita di Gesù. La ricerca parte dalla descrizione del sacrificio del sacerdote Zaccaria, padre il Giovanni il Battista, con l'aiuto del calendario della comunità essena di Qumrân. L'evangelista ci dice che Zaccaria era sacerdote della classe di Abijah. Costui esercitava le sue funzioni nel tempio quando l'angelo Gabriele gli annunciò la nascita del figlio (Luca, 1, 5-13). Secondo il calendario qumranico solare, i turni per il servizio nel tempio della famiglia di Abijah capitavano due volte all'anno: dall' 8 al 14 del 3° mese e dal 24 al 30 dell'8° mese. La tradizione orientale che fa risalire la nascita di Giovanni il 24 giugno, pone la data del servizio al tempio di Zaccaria nel secondo turno: 24-30 dell'8° mese. A sua volta Luca data l'annunciazione dell'angelo a Maria nel 6° mese successivo al concepimento di Giovanni (Luca, 1, 26). Le liturgie orientali ed occidentali concordano nel determinare questa data con il 31 del mese di Adar, corrispondente al nostro 25 marzo. Infatti in questa data la Chiesa celebra ancora l'annuncio dell'angelo ed il concepimento di Gesù. Di riflesso la data della nascita doveva essere posta 9 mesi dopo, appunto il 25 dicembre. Passiamo allora dai numeri ai simboli, partendo dal presepe. Derivato da rappresentazioni medievali che la tradizione fa risalire a san Francesco d'Assisi, è una ricostruzione figurativa della natività di Gesù. La tradizione è particolarmente radicata in Italia, dove sono numerose, specialmente nelle regioni del centro-sud, mostre permanenti e temporanee dedicate all'arte presepiale.  

Natale 2014: il significato, i simboli, le tradizioni

  L'albero di Natale è un abete (o altra conifera sempreverde) addobbato con piccoli oggetti colorati (soprattutto palle di diversi colori), luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e molto altro ancora. Lo si realizza proprio come il presepe sia all'interno delle case che nelle piazze delle città. Le origini vengono in genere fatte risalire al mondo tedesco nel XVI secolo, sulla base di preesistenti tradizioni cristiane e pagane. Verso il secolo XI si diffuse nell'Europa del Nord l'uso di allestire rappresentazioni (sacre rappresentazioni o misteri) che riproponevano episodi tratti dalla Bibbia. Nel periodo d'Avvento, una rappresentazione molto richiesta era legata al brano della Genesi sulla creazione. Per simboleggiare l'albero «della conoscenza del bene e del male» del giardino dell'Eden si ricorreva, data la regione (Nord Europa) e la stagione, ad un abete sul quale si appendevano dei frutti. La prima documentazione certa è risalente al 1512 in Alsazia. Babbo Natale è infine un anziano dalla barba bianca che distribuisce i doni ai bambini, di solito la sera della vigilia di Natale. Deriva dalla figura storica di san Nicola di Bari, ma nella sua forma moderna si è diffuso a partire dal XIX secolo negli Stati Uniti: un ruolo importante nella definizione della sua figura ebbe la poesia A Visit from Saint Nicholas, pubblicata nel 1823 e attribuita allo scrittore neyorkese Clement Clarke Moore, nella quale Babbo Natale venne proposto ai lettori con le fattezze che oggi conosciamo. Particolare attenzione merita il colore del personaggio: quanti sanno che era di colore verde? Così era raffigurato in ogni immagine risalente alle sue origini scandinave. La Coca Cola, poi, è riuscita, grazie alle pubblicità natalizie curate da Haddon Sundblom, ad imporsi nell’immaginario collettivo. Concludiamo con qualche notizia sui piatti tipici del Natale.  

  Iniziamo dai dolci. Pandoro o panettone? "Entrambi", risponderanno i buongustai, magari anche con un po' di buon torrone. Il panettone è un tipico dolce milanese, ha una base cilindrica che termina in una forma a cupola (basi ottagonali o a sezione a forma di stella sono più comuni per il pandoro) È ottenuto da un impasto lievitato a base di acqua, farina, burro, uova (tuorlo), al quale si aggiungono frutta candita, scorzette di arancio e cedro in parti uguali, e uvetta. Oggi il panettone è un dolce tipico Italiano tutelato dal 2005 da un disciplinare, che ne specifica gli ingredienti e le percentuali minime per poter essere definito tale. Il pandoro è un tipico dolce veronese, la cui pasta è soffice e di colore dorato (per la presenza delle uova) e profuma di vaniglia. La forma è a tronco , con rilievi a forma di stella, di solito a otto punte. Fra gli ingredienti principali si segnalano: farina, zucchero, uova, burro, burro di cacao e lievito. Negli anni le case produttrici hanno cercato di differenziare la propria offerta inventando o riutilizzando particolari ricette ed è oggi possibile gustare il pandoro in diverse farciture. C'è chi preferisce riscaldarlo prima di mangiarlo, chi ricoprirlo di zucchero a velo. Cosa si mangia però prima? La sera della vigilia la tradizione prevede pesce, mentre il giorno dopo uno dei piatti più tipici è quello dei tortellini in brodo che, almeno in Italia, la fanno da padrone. Buon Santo Natale a tutti voi, care lettrici e cari lettori, e come dice Francesco, oggi più che mai... buon pranzo!      
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