Lupacchini (magistrato): "Non sottovalutare l'inchiesta Aquila Nera. La differenza tra ieri e oggi"

24 dicembre 2014, intelligo
Lupacchini (magistrato): 'Non sottovalutare l'inchiesta Aquila Nera. La differenza tra ieri e oggi'
di Marco Guerra “Non sottovalutiamo l’inchiesta Aquila nera e i No Tav, in tempi di crisi economica, alcuni gruppi soffiano sul disagio sociale per mobilitare idee e azioni molto pericolose”. Intervistato da IntelligoNews, Otello Lupacchini (magistrato e scrittore, esperto di criminalità organizzata politica e mafiosa) commenta così gli ultima inchiesta relativa all’eversione nera e il sabotaggio al nodo ferroviario di Bologna. Da magistrato mette però in guardia circa una certa opinione pubblica e una certa stampa che vedono mafia e terrorismo in ogni vicenda  per percepirne il disvalore sociale. Il gruppo di neofascisti sgominato dalla magistratura si rifaceva direttamente a Ordine Nuovo. Si tratta di un eversione che riprende alcune strategie degli anni di Piombo o siamo alla macchietta di pochi facinorosi che incitavano alla rivolta sul web? “Negli anni ’70 la situazione era diversa, dietro i gruppi terroristici c’erano entità che perseguivano strategie esterne. Oggi al fianco del terrorismo internazionale, che occupa il centro della scena, appare anche la minaccia del terrorismo interno, che cerca di cavalcare il disagio sociale, in un momento come l’attuale, in cui questo ha difficoltà a trovare sbocchi ideologici. Preoccupa, dunque, la violenza innescata per dare connotazione ideologica al malcontento”. Quindi secondo lei non è esagerato parlare di eversione che mira a sovvertire l’ordine dello Stato? In fondo si tratta di alcuni incensurati che ancora non erano stati capaci a procurarsi un arma… “In Italia si tende a sminuire il disvalore sociale della violenza e della frode. Gli italiani sembrano riemergere dal torpore morale in cui sono precipitati solo se spuntano fuori le parole mafia o terrorismo, quasi che l’uso sconsiderato della violenza ovvero la corruzione sistematica non fossero già di per sé fenomeni di estrema gravità. Occorrono, insomma, immagini suggestive per fare uscire dalla narcosi una popolazione ormai stremata da una crisi etica prima che economica senza fine. Solo i feticci sembrano in grado di suscitare la stigmatizzazione di condotte comunque abominevoli. In questo modo, tuttavia, si finisce per innalzare l’asticella del disvalore affinché se ne possa percepire la gravità. Perché determinati crimini turbino la coscienza collettiva occorre che siano circondati da un’aura, non importa se vera o soltanto artefatta, di truculenza e di mistero inconfessabile. Ne consegue, e ciò è senz’altro molto negativo, che la realtà, di per sé comunque disdicevole, finisce per restare in ombra, al punto da apparire quasi giustificabile in mancanza di quegli ingredienti”. Restando in tema di eversione, sul sabotaggio di oggi al nodo ferroviario di Bologna si allunga l’ombra dei no Tav. I suoi colleghi di Torino hanno però decretato che le proteste contro l’alta velocità non sono ascrivibili all’abito terroristico… “Se una sigla eversiva rivendicasse, in maniera certa e fuori da ogni ambiguità, il sabotaggio di oggi a Bologna allora potremmo parlare di terrorismo, altrimenti una manifestazione davanti ad un cantiere, per quanto sediziosa e accompagnata da violenze e tensioni, resta una manifestazione sediziosa. Ecco che ancora una volta si cade nell’errore: per considerare grave il comportamento di alcuni No Tav lo si incasella nella categoria del terrorismo. Come se tirare sassi alle forze dell’ordine o bloccare un autostrada non fosse di per sé una condotta assai grave. Ribadisco che ormai in Italia c’è una tale assuefazione al disvalore che per percepirlo bisogna alzarne l’asticella. Ad oggi un’adunanza sediziosa rischia di non essere percepita come fatto grave se non condita di terrorismo”. Quindi  alcuni gruppi hanno una notevole pericolosità sociale a prescindere dal fatto che siano più o meno terroristici e eversivi? “In questo periodo di forte crisi economica, ci sono dei soggetti che cercano di fomentare guerre tra poveri, ma i disagi su cui soffiano sono obiettivi. Le rivolte nelle periferie possono essere state fomentate da gruppi che speculano su questo disagio, tuttavia non si può parlare solo di mafia o eversione per spiegare le proteste. Il degrado nelle periferie nasce dalla stessa idea urbanistica con cui sono state concepite. Dopo di che è chiaro che trasformare una guerra tra poveri in una guerra ai poveri fa senz’altro comodo a qualcuno, inducendo, peraltro, a sottovalutare il disagio e il degrado che è certamente presente in alcune realtà”.
autore / intelligo
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