David Bowie inquieto ed esoterico: a Natale la sua stella è Black - VIDEO

24 dicembre 2015 ore 12:52, Micaela Del Monte
? ("Black Star") è il titolo del nuovo album di David Bowie.  L'ultima fatica del Duca Bianco uscirà infatti l'8 gennaio 2016, ovvero il giorno del suo 69esimo compleanno, il nuovo disco di Bowie, che giunge a tre anni dal precedente The Next Day ed è identificato solo con un simbolo grafico di una stella nera, (il titolo si pronuncia infatti “Blackstar”), ennesimo capitolo di una carriera cinquantennale, mai scontata.
Il disco, che è il 28° in studio per Bowie, è stato anticipato da due singoli già in circolazione da qualche giorno, ovvero la “suite” monumentale da dieci minuti Blackstar e la ballata Lazarus, che dà anche il titolo alla pièce teatrale ispirata a L'uomo che cadde sulla Terra, scritta da Bowie con Enda Walsh e in scena in questi giorni a New York.
David Bowie inquieto ed esoterico: a Natale la sua stella è Black - VIDEO
Le sette tracce del nuovo album contengono due titoli già noti ai fan, 'Sue (Or In A Season Of Crime)' e ''Tis A Pity She Was A Whore': rispetto alla versione pubblicata nel 2014 entrambi i brani subiscono una radicale metamorfosi nell'arrangiamento, ma è da quelle due prove pubblicate dopo l'atteso ritorno di 'The Next Day' che è partita una svolta sonora di cui Bowie raccoglie ora i frutti, un suono lontano dal rock'n'roll ricercato con lo storico produttore Tony Visconti ricorrendo a una band jazz guidata dal sassofonista americano Donny McCaslin.

Il tutto si sviluppa in un linguaggio musicale meno familiare del solito con forme libere, ritmi sincopati e frasi atonali che accompagnano un'antologia di racconti esoterici che parlano di angeli caduti e amori maledetti. In questo senso la title-track, già presentata con un inquietante videoclip e usata anche come sigla della serie 'The Last Panthers' (entrambi diretti da Johan Renck) è l'esperimento più ambizioso, una lunga suite alla maniera di 'Station to Station' farcita di riferimenti norreni e cabalistici e capace di introdurre l'atmosfera oscuramente esistenzialista dell'album. Il disco è stato accolto con molto favore (ma poteva essere diversamente?) dalla critica, anche se per qualche recensore americano si tratta di un “un disco folle”, come tutti quelli di Bowie verrebbe da dire, fatto di arrangiamenti mai banali e sempre sorprendenti che mischiano elettronica, rumoristica varia e un uso dei fiati che a molti hanno ricordato atmosfere free jazz.

Il risultato finale è un album scuro, inquieto, dove anche quando la melodia sembra portare su lidi sereni arriva l'accordo che spezza l'incantesimo.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]