Discorso del premier Renzi. Lui s'insedia e l’opposizione lo critica subito. Tutte le voci

24 febbraio 2014 ore 15:54, Marta Moriconi
Discorso del premier Renzi. Lui s'insedia e l’opposizione lo critica subito. Tutte le voci
"Renzie rappresenta le banche e i poteri forti, è giovane ma allo stesso tempo vecchio. Non è credibile. #SfiduciamoRenzie". Sono le parole di Beppe Grillo che con un tweet mentre è in corso al Senato il discorso del premier lo boccia così.
A rincarare la doselo stesso M5s del Senato sulla pagina internet parlamento 5 stelle. Per i senatori pentastellati è "il governo più democristiano degli ultimi decenni che annovera ministri filo-nucleare e inceneritori come Galletti (Udc) all'ambiente, confindustriali berlusconiane come la Guidi allo sviluppo, il dalemiano Padoan all'economia ed al lavoro quel Poletti, gran patron delle 'coop rosse' che ben volentieri fanno affari con la Compagnia delle Opere di ciellina memoria. Colpo di classe democristiana anche la nomina a ministro della Madia. Sì avete letto bene, la Madia una delle 22 parlamentari Pd che con la loro assenza fecero passare lo scudo fiscale di Berlusconi e Tremonti". "Ed è solo un assaggio di questo governo d'imprensentabili guidato da un uomo che tra le tante bugie dette annovera anche questa. Per le primarie del suo partito nel 2012 proponeva un governo con 10 ministri...ne ha nominati 16..." Ma non solo i grillini lo contestano. "Finora, in confronto al discorso di Renzi la supercazzola del conte Mascetti era un serio programma di governo...". Scrive Giorgia Meloni, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera. E Berlusconi? Ci pensa la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati a chiedere se Renzi, a parte le parole, rispetterà il patto con Berlusconi. Scrive infatti Il Mattinale: "Attendiamo Renzi, sicuri almeno di un fatto: non è Godot. Arriba arriba Speedy, anche prima del necessario, cioè prima delle elezioni, costituzionalmente e moralmente dovute. Si intende: quelle del popolo italiano e non quelle di un comitato centrale. Purtroppo constatiamo invece che la Repubblica italiana risulta fondata non sul lavoro, ma sui lavorii dentro il Partito democratico". Poi aggiunge: "Ne prendiamo atto, e lo diciamo nel modo più sereno del mondo, benchè la faccia di Letta al suono della fatal campanella suggerisca che è meglio non stare troppo sereni con Matteo. Noi però siamo certi che il neo-premier sia un uomo d'onore. E rispetterà il patto stabilito, nel quadro di un metodo realistico e pacificatore, con Silvio Berlusconi il 18 gennaio scorso. Tradotto, senza farla lunga: Italicum subito. Entro gennaio, va be' entro febbraio, ri-va bè entro marzo. Indi riforme costituzionali inderogabili: superamento del bicameralismo e del Senato, razionalizzazione dei rapporti tra Stato e autonomie locali (Titolo V)". Matteo ha voluto la bicicletta, e ora dovrà pedalare perché la strada si fa sempre più in salita.
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