Rai, Puppato (Pd): "Con Gasparri e Brunetta siamo all’idiosincrasia. Caro Civati non si fonda partito su art.18"

24 febbraio 2015 ore 12:14, Lucia Bigozzi
Rai, Puppato (Pd): 'Con Gasparri e Brunetta siamo all’idiosincrasia. Caro Civati non si fonda partito su art.18'
“La Rai va riformata, valorizzare la funzione del Parlamento, raggiungere risultati certi senza perdersi in chiacchiere”. E’ la linea sulla quale Laura Puppato, senatrice dem, sviluppa l’analisi sulla riforma messa in pista da Palazzo Chigi. Nella conversazione con Intelligonews svela il suo modello di Rai e a Civati che “flirta” con Landini dice… Si può riformare la Rai con un decreto? Molti contestano il “metodo Renzi”: per lei è giusto fare presto oppure no? «E’ la domanda del secolo che dovrebbe essere rivolta per qualsiasi atto che viene compiuto. Ciò che sta avvenendo in molti casi, è un atteggiamento da parte del governo e in particolare di Renzi che considera molto il valore della velocità, dell’accelerazione. Non gli si può dar torto: siamo di fronte a un contesto dove la chiacchiera è stata responsabile di una sorta di immobilismo in tante situazioni. Per molti aspetti, credo che nel suo attivismo Renzi trovi un consenso anche non dichiarato ma ben presente nel Paese. Dall’altra parte, c’è chi giustamente non può non considerare il valore fondamentale della dialettica, soprattutto rispetto alle istituzioni e quindi il ruolo del Parlamento non può e non deve essere svilito. Penso che in qualche caso, nel corso dell’anno e nel precedente del governo Letta, si è riusciti è riuscito a dare l’idea di lavorare con la logica della fermezza nei tempi da raggiungere e da rispettare, ma nel contempo si è considerato il valore di un’adeguata informazione e approfondimento sui singoli temi. Lo si è visto nella riforma costituzionale che – ricordo – è entrata in Parlamento in un modo ed è uscita in un altro, sulla legge elettorale e in parte anche sul Jobs Act. I decreti devono trovare per loro natura una discussione in Parlamento, l’idea della direzione è compito del governo e il come fare tenendo in considerazione tutti gli aspetti, è funzione specifica del Parlamento. Ricordo infine che sulla Rai c’è una Commissione di Vigilanza presieduta da un grillino e credo che a maggio ragione non si possa escludere l’organismo che se ne sta occupando, dal ragionamento generale su quale Rai vogliamo». Renzi dice: fuori i partiti dalla Rai. Come si tradurrà in fatti? «Dire fuori i partiti dalla Rai vuol dire e credo sia l’idea di Renzi, avanti col merito. Ciò che non si può più vedere è che molti frequentano sistematicamente quel mondo in funzione della vicinanza con chi in quel momento è al governo a scapito delle competenze di chi lavora seriamente ma non ha appoggi politici. E questo, purtroppo, è vero dall’università alla pubblica amministrazione e la Rai non fa difetto. Come si giudica il merito?». Risponda lei. «In relazione alla qualità del prodotto e in relazione agli ascolti, dopodichè credo che alla Rai vadano previsti budget in maniera adeguata per le varie star, giornalisti famosi particolarmente presenti in video. Questo significa stare nell’economia reale e non nel mondo pompato e dorato dove girano cifre inaccettabili a fronte di persone, dai giornalisti alle truccatrici e parrucchiere che magari si alzano alle 4 del mattino e quando va bene prendono mille euro al mese». Come dovrebbe essere la “sua” Rai? «Con la nascita del digitale la Rai si è opportunamente calata in questa realtà con reti specialistiche e questa è una funzione da proseguire e potenziare. Poi c’è la Rai generalista con le tre reti: non sono una specialista ma per un anno sono stata in Commissione Vigilanza e secondo me una tv generalista dovrebbe privilegiare programmi di intrattenimento ma anche tg più frequenti e più focalizzati sull’immediatezza dell’attualità o sugli approfondimenti, alternando i due filoni informativi. Infine un focus dedicato, si è sempre detto di Rai Tre ma il nome non conta, con una linea editoriale volta all’approfondimento, all’analisi di tematiche attuali e culturali. Insomma, un’informazione più analitica e più concentrata su questioni di rilievo». Ma perché Renzi ha tanta fretta? «Penso che una tv pubblica con sede centrale a Roma non possa dividersi in più sedi come oggi. Per decenni, per negligenza o perché ciascuno ha pensato a ritagliarsi il suo spazio, si è creata una sorta di stratificazione, un mare in cui poter nuotare. Questo ‘modello’ va rivisto nella sua essenza con un piano di ottimizzazione delle risorse e dei costi. Infine, il tema del canone Rai: trovo vergognoso che ci sia un pezzo grande d’Italia che non paga la tassa e si comporta da evasore. I dati che abbiamo sono devastanti da questo punto di vista: se tutti pagassero il canone, già oggi avremmo una Rai non solo autosufficiente ma in grado di fare utili. Faccio un esempio: la serie su Montalbano è stata esportata in duecento Paesi del mondo con una produzione anche di benefici economici». Le  parole di Renzi contro Gasparri non le sembrano eccessive, al di là della normale contrapposizione politica? «Sulla legge Gasparri abbiamo tutti le nostre perplessità e credo che nel tempo abbia dimostrato come nel tempo sia stata una pessima legge. Quindi, su Gasparri e la sua legge stendiamo un velo pietoso. Lo scontro con Fi e in particolare con Brunetta e Gasparri è durissimo, da parte loro si percepisce direi un odio nei confronti di Renzi, siamo all’idiosincrasia e perfino alla mancanza di rispetto reciproco». Civati apprezza l’iniziativa politica che Landini ha in mente e ha annunciato che lo incontrerà. Lei che idea si è fatta? «Sull’articolo 18 non si fonda un partito, mancano i requisiti essenziali. Oggi le tematiche sul tappeto sono davvero diverse rispetto al Novecento. La scommessa che si sta facendo è di un altro sistema di occupabilità in un mercato del lavoro che secondo me non va visto più come tale ma come il mondo dove il lavoro da una parte di produce e dell’altra si acquisisce. Il tutto sulla base di regole chiare, pulite. Nel Jobs Act c’è l’universalità delle tutele che per noi di centrosinistra sono fondamentali e ci sono azioni a sostegno delle aziende sane che incrementano l’occupazione. Stamani a Radio Anch’io molti giovani che sono intervenuti nel dibattito rilevavano un punto: loro non sanno cosa sia l’articolo 18. E mi pare che non ci sia bisogno di aggiungere altro».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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