Isis e nazismo, finalmente una parola magica pronunciata: genocidio

24 febbraio 2015 ore 9:44, Americo Mascarucci
Isis e nazismo, finalmente una parola magica pronunciata: genocidio
Finalmente la parolina magica è stata pronunciata; genocidio. Si signori, e forse è il caso di cominciare ad usare espressioni ancora più forti, ad esempio olocausto. E non venite a raccontarci per l’ennesima volta che questi termini non possono essere utilizzati perché rischierebbero di mettere in ombra o quasi snaturare lo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti.
I miliziani dell’Isis, se volete, si stanno rivelando anche peggiori dei nazisti, e questo non significa riabilitare Hitler o le SS, né minimizzare quello che i tedeschi hanno fatto, ma prendere atto che ogni epoca ha i suoi mostri, ha i suoi sonni della ragione, ha i suoi martiri innocenti Il termine genocidio è stato utilizzato a sproposito in occasione della guerra dei Balcani; oggi il Tribunale Internazionale dell’Aja ci ha fatto sapere che fu eccessivo utilizzarlo con riferimento ai massacri compiuti dai serbi nei confronti dei croati prima, dei bosniaci poi, dei kosovari albanesi in seguito; non si trattò in quel caso di genocidio ma di operazioni di guerra, non vi fu un chiaro ed evidente tentativo di “epurazione” o “cancellazione” di popoli o etnie, ma soltanto la volontà da parte di uno Stato, la Serbia, di mantenere il controllo su tutti i paesi dell’ex Jugoslavia. E i massacri non ci furono solo ed unicamente da una parte, anche i serbi ne furono vittime ad esempio ad opera dei croati. C’è uno Stato, la Turchia, che ancora si ostina a negare il genocidio degli armeni e di tutte le minoranze cristiane compiuto ai tempi dell’Impero ottomano ed in particolare sotto la scellerata gestione dei cosiddetti “giovani turchi”, nonostante sia stato evidente in quel caso il tentativo di epurare le minoranze etniche e religiose. Oggi finalmente il termine genocidio è entrato anche nel vocabolario internazionale con esplicito riferimento all’Isis e ai massacri compiuti ogni giorno in Iraq, in Siria, in Libia, contro le popolazioni purtroppo cadute sotto il dominio di questi macellai. Le ultime notizie riferiscono di atrocità in atto in un villaggio nelle colline del nord-est della Siria, popolato in maggioranza da cristiani assiro-caldei –siriaci, di uomini presi in ostaggio, donne e bambini tenuti prigionieri e separati dai propri familiari, di una delle più antiche chiese della Siria distrutta, di deportazioni in piena regola, con i prigionieri trasportati come animali, chiusi dentro le gabbie e recintati come bestie in cattività e poi bruciati vivi o crocefissi. Siamo oltre le camere a gas signori, senza dubbio, Hitler sta superando se stesso, sotto altre vesti, altre sembianze, quelle sembianze dietro le quali Pio XII intravedeva il volto di Satana. E’ giunto il momento di mettere da parte le ipocrisie e parlare il linguaggio della verità, perché non si può restare impiccati al buonismo delle parole. Genocidio è il termine da usare con riferimento alle atrocità compiute dai miliziani dell’Isis in Iraq, in Siria, in Libia, un genocidio sistematico e pianificato con l’obiettivo di cancellare l’identità storica e culturale di popolazioni che da secoli sono radicate in quei luoghi. Se non è genocidio questo a quale altro tipo di atrocità dovrebbe essere applicato questo termine? Per una volta forse siamo d’accordo con Angela Merkel nell’affermare che per fermare un genocidio ogni soluzione diventa giusta pur magari non condividendo al 100% la strategia tedesca di inviare armi ai curdi e a quanti si oppongono al Califfato; armi che potrebbero poi finire nella disponibilità dei terroristi. Tuttavia di fronte a ciò che sta avvenendo non si può continuare a traccheggiare come sta facendo l’Onu incapace di prendere una decisione chiara sulla Libia, lasciando il governo legittimo riconosciuto dalla comunità internazionale nell’impossibilità di riprendere il controllo della situazione, soccombendo al governo “abusivo” instaurato dai fondamentalisti. E intanto l’Isis avanza fino alle porte dell’Europa, cioè in Italia. Chissà che finalmente anche con l’utilizzo di termini appropriati, non si cominci a comprendere la naturale portata del pericolo che sta incombendo sul mondo? Perché, sembra strano, eppure si ha come l’impressione che ancora si tenti di ridimensionare l’entità del rischio quasi a far intendere che l’Isis sia quasi una montatura, costruita con i moderni strumenti della tecnologia al punto da mettere in dubbio persino l’autenticità dei video delle stesse cruente esecuzioni. Come se la storia alla fine avesse insegnato poco, o nulla.
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