Ticket troppo alti nelle regioni, 1 italiano su 10 rinuncia a curarsi: il federalismo ha fallito?

24 febbraio 2016 ore 9:38, Americo Mascarucci
E’ davvero impietoso il rapporto dell'Osservatorio civico sul federalismo in sanità diffuso dal Tribunale per i Diritti del Malato-Cittadinanzattiva. 
Almeno 6 milioni di italiani rinunciano del tutto a curarsi perché non hanno i soldi per i ticket su farmaci o visite specialistiche.
Quello che accomuna tutte le Regioni è la lentezza con cui vengono acquistati dalle ASL i farmaci di ultima generazione: quasi due anni in Toscana, 740 giorni in Emilia Romagna, tre anni in Abruzzo. 
Le differenze regionali sui ticket – sottolinea il Rapporto - sono evidenziate come difformità regionali. Su 16 prestazioni, i ticket più bassi nel pubblico si registrano prevalentemente nel Nord Est (per 10 su 16 prestazioni), quelli più elevati nel Sud (per la metà delle prestazioni). Il livello di compartecipazione dei cittadini ai ticket fra 2013 e 2014 è diminuito solo nella Provincia autonoma di Trento (-5,6%), in Sicilia (-2,2%), Piemonte (-2%) e Liguria (0,8%). In Valle d'Aosta si registra invece un +11,9%. L'importo del ticket varia poi di regione in regione sia sulla farmaceutica sia sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali: nel 2014, però, si è registrato un +4,5% dei ticket sui farmaci e un -2,2% sulla specialistica.
Lo stesso discorso della differenziazione territoriale è rappresentato per le esenzioni e per la farmaceutica. 
Nelle regioni settentrionali il ticket sui farmaci va da un minimo di 2 ad un massimo di 4 euro. Emilia Romagna, Toscana ed Umbria sono le uniche tre regioni che prevedono ticket sulla farmaceutica diversi a seconda delle fasce di reddito, da 0 per le fasce più basse ad 8 euro per le fasce più alte.
Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, afferma che "è ora di passare dai piani di rientro dal debito ai piani di rientro nei Livelli Essenziali di Assistenza, cruciali per la salute dei cittadini e la riduzione delle diseguaglianze. Per andare dietro alla sola tenuta dei conti, oggi alcune regioni in piano di rientro hanno un’offerta dei servizi persino al di sotto degli standard fissati al livello nazionale, ma con livelli di Irpef altissimi e ingiustificabili dai servizi resi. L’Irpef diminuisca proporzionalmente al diminuire del debito, sino a tornare, al momento dell’equilibrio, ai livelli precedenti al Piano di Rientro".
La spesa sostenuta privatamente dai cittadini per prestazioni sanitarie in Italia, continua a mettere in evidenza il Rapporto 2015 è al di sopra della media OCSE (3,2% a fronte di una media OCSE di 2,8%). Molto diversificata anche la spesa privata per Regione (€781,2 in Valle d’Aosta a fronte di € 267,9 in Sicilia). Per contro, la spesa sanitaria pubblica pro capite, nel 2013, assume valori massimi nella PA di Trento (€ 2.315,27) e Bolzano (2.308,21) o in Valle d’Aosta con 2.393,03, mentre presenta valori minimi in Campania (€ 1.776,85).
"Nelle Regioni in piano di rientro si registrano livelli di tassazione più elevati - denuncia ancora il Tribunale del Malato - l’addizionale regionale Irpef media più alta è stata registrata nel Lazio (€470 per contribuente) seguita dalla Campania (€440). Nelle stesse regioni, l’aliquota Irap media effettiva ha raggiunto il suo valore massimo (4,9%)".

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