L’Italia cresce? Confindustria e Fondazione nazionale commercialisti hanno seri dubbi

24 febbraio 2016 ore 10:07, Luca Lippi
A margine della presentazione a Milano dell’edizione 2016 del Rapporto Mancati pagamenti, Massimo Reale, direttore rischi Euler Hermes ha dichiarato: “L’economia italiana mostra segnali di una certa resistenza alla crisi e soprattutto di una certa vitalità. I settori più votati all’export, agroalimentare su tutti, ma anche chimica, meccanica e automotive hanno guidato una crescita importante del Pil. La principale novità del 2015 è stata però la ripresa dei consumi interni. E per la prima volta da sette anni a questa parte, le insolvenze e le relative procedure fallimentari sono tornate a diminuire. Nel 2015 hanno fatto registrare un calo del 6% rispetto al 2014, toccando quota 14.681 aziende. Calo che ci attendiamo si confermerà anche nel 2016. Le aziende insolventi dovrebbero scendere sotto le 14 mila unità”.

L’Italia cresce? Confindustria e Fondazione nazionale commercialisti hanno seri dubbi
Inutile commentare perché nei fatti, ormai la situazione reale è emersa al punto tale che tutti sono in grado di vedere anche senza specifiche competenze, i media “fanno la fronda” e questo non è più biasimabile (per arrendevolezza all’evidenza delle cose), però due istituzioni che operano all’interno dell’economia reale dicono il contrario, e indirettamente possono rispondere a Massimo Reale.
Secondo Confindustria per esempio la ripresa non c’è, figurarsi la crescita. Secondo l’analisi del Centro studi di Confindustria: “L'economia italiana sta rallentando, il mancato decollo della ripartenza resta un vero rebus, la ripartenza dell'economia italiana non ha avuto nei mesi estivi lo slancio atteso”. Il Pil è stato già rivisto al ribasso, la crisi sta facendo avvicinare all’osso le risorse dei cittadini e delle aziende e quindi c’è una recrudescenza fisiologica dell’evasione fiscale. Si stima che l'evasione fiscale e contributiva ammonti a 122,2 miliardi di euro nel 2015, pari al 7,5% del Pil. Al fisco vengono sottratti quasi 40 miliardi di Iva, 23,4 di Irpef, 5,2 di Ires, 3 di Irap, 16,3 di altre imposte indirette e 34,4 di contributi previdenziali. Il centro studi di Confindustria afferma che se si dimezzasse l'evasione e si restituissero ai contribuenti, attraverso l'abbassamento delle aliquote, le risorse recuperate, si avrebbe un 3,1% di maggiore Pil e oltre 335mila occupati aggiuntivi.
Con i bonus e la sostituzione dei vecchi contratti attraverso il Jobs Act Confindustria stima che entro il 2017 "saranno creati 650mila posti di lavoro, che portano a 815mila il totale da quando sono ricominciati ad aumentare", dal 2014. Da qui si evince che i 764mila nuovi posti ad oggi il Governo mente sapendo di mentire?
Per la fondazione nazionale dei Commercialisti la ripresa ancora non c’è, figurarsi la crescita. In un sondaggio sulla politica economica del Governo svolto dalla Fondazione nazionale della categoria, i Commercialisti, primi interlocutori del sistema imprenditoriale italiano, pur esprimendo apprezzamento su alcuni specifici provvedimenti dell’esecutivo, delineano un quadro ancora irto di difficoltà per la nostra economia.
I Commercialisti del campione, pur apprezzando gli interventi a favore delle Pmi, come il taglio Irap e la flessibilità sul mercato del lavoro, li giudicano comunque insufficienti per garantire una ripresa solida dell’economia italiana. In relazione al Jobs Act, la maggioranza dei Commercialisti interpellati ritiene che, pur essendo apprezzabili le misure sul piano della flessibilità e delle condizioni generali del mercato del lavoro, la crisi economica, in particolare la crisi della domanda proveniente dal mercato interno, le rende pressoché inefficaci. La stragrande maggioranza dei Commercialisti ritiene che, fino a quando non ci sarà una vera e propria ripresa della domanda interna, il contratto a tutele crescenti si tradurrà essenzialmente in stabilizzazioni di posti di lavoro a termine o di altre forme di lavoro precario piuttosto che in nuove assunzioni e presto esaurirà la sua efficacia. Infine, per la maggioranza del campione i principali ostacoli alla ripresa sono l’inefficienza della pubblica amministrazione e l’assetto istituzionale del Paese.
I commercialisti individuano l’ostacolo alla ripresa indicando al primo posto l’inefficienza della pubblica amministrazione (32,4%) seguita dall’assetto istituzionale e di governo del paese (20,9%), dalla corruzione tra pubblico e privato (14,8%) e dalle rigidità del sistema bancario (11,9%). L’arretratezza del sistema giudiziario (3,5%) e l’evasione fiscale (2,9%) sono considerati ostacoli decisamente minori.
In conclusione, si può parlare di vera crescita se Confindustria e le associazioni dei commercialisti non riescono a individuare neanche una ripresa? Si può anche ipotizzare che vi sia un’errata valutazione da parte delle associazioni citate, ma se così fosse, allora è buono tutto!

autore / Luca Lippi
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