Wikileaks, Berlusconi spiato: da Sigonella quel vizio Usa di condizionare le sorti italiane

24 febbraio 2016 ore 11:15, Americo Mascarucci
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi lo ha sempre sostenuto. 
La sua uscita di scena da Palazzo Chigi nell'ottobre del 2011 fu per lui la conseguenza di un complotto internazionale. Un complotto che a suo dire si sarebbe sviluppato dentro e fuori l’Italia.
All'interno con gli scandali sessuali legati al Rubygate e alle cene di Arcore che portarono Berlusconi ad essere indagato dalla Procura di Milano con le accuse di concussione e prostituzione minorile (accuse dalle quali l’ex Premier è stato poi definitivamente prosciolto) e in sede internazionale con lo spread fuori controllo e la minaccia di commissariamento dei conti pubblici. 
Oggi le tesi di Berlusconi, all'epoca definite da tutti strampalate, sembrerebbero trovare qualche riscontro nei documenti fatti filtrare dall'organizzazione di Julian Assange, Wikileaks, e pubblicati in Italia da Repubblica e L'Espresso
Secondo quanto emergerebbe da questi documenti la Nsa, la più potente agenzia di spionaggio statunitense, avrebbe intercettato le telefonate dell'allora premier e quelle dei suoi più stretti collaboratori a Palazzo Chigi, tra cui anche conversazioni dirette con leader stranieri come Benyamin Netanyahu. E ci sarebbe anche un report su un incontro tra Berlusconi, il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel nel quale Sarkozy avrebbe sollecitato il premier italiano a "prendere delle decisioni" perché le istituzioni finanziarie italiane rischiavano di "saltare in aria". 
Wikileaks, Berlusconi spiato: da Sigonella quel vizio Usa di condizionare le sorti italiane
L'incontro è del 22 ottobre 2011 ed è quello che precede le risate del duo Merkel-Sarkozy di fronte alla stampa internazionale che chiedeva conto dell'incontro con il primo ministro italiano. 
Qualche giorno dopo Berlusconi era di fatto costretto a lasciare Palazzo Chigi di fronte ai contrasti sempre più violenti con il ministro Giulio Tremonti sulla politica economica, e a causa dell’uscita dalla maggioranza di alcuni parlamentari Pdl convinti della necessità di staccare la spina al Governo e favorire l’ascesa di un esecutivo tecnico, considerando il leader del centrodestra non più credibile agli occhi degli italiani e dei leader mondiali a causa delle sue vicende giudiziarie e del suo isolamento in sede europea. Naturalmente dal centrodestra è partito il fuoco di fila contro Renzi affinché chieda spiegazioni agli Usa sul presunto spionaggio ai danni di Berlusconi. 
Il premier Matteo Renzi non è rimasto con le mani in mano e ha chiesto spiegazioni formali agli Usa, mentre il Ministro degli Esteri Gentiloni ha convocato l'ambasciatore americano. Il Dipartimento di Stato americano ha smentito di aver spiato l’ex Premier riferendo che questa attività è messa in atto esclusivamente quando sussistono validi motivi per farlo.  Una spiegazione che non ha convinto Forza Italia che ha definito "debole" l’intervento del Governo e scarsamente convincenti le risposte giunte dagli Usa. 
Però lo scandalo è enorme anche perché ciò che è stato messo in atto nei confronti di Berlusconi potrebbe essere ripetuto in qualsiasi momento nei confronti di qualsiasi altro capo di stato. Un pericoloso precedente dunque da scongiurare.
La Presidente della Camera Laura Boldrini ha parlato di "spionaggio inaccettabile". Il Copasir, l'organo di controllo dei servizi, ha chiesto chiarimenti al sottosegretario con delega all'Intelligence Marco Minniti. La procura di Roma ha fatto sapere che procederà in caso di esposti o denunce.
Intanto Forza Italia e il centrodestra puntano il dito contro l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano accusato di essere il "grande regista occulto" del complotto che ha portato ad affossare il Governo Berlusconi mentre Il Giornale di Alessandro Sallusti si spinge addirittura oltre fino a chiedere l’incriminazione dell’ex Capo dello Stato per "alto tradimento". Insomma la tensione è altissima e torna alla mente la "vicenda Sigonella" quando l'allora Premier italiano Bettino Craxi si oppose con vigore alla pretesa degli Usa di portare in America i terroristi palestinesi che avevano sequestrato la nave da crociera italiana Achille Lauro e ucciso un passeggero statunitense rivendicando la giurisdizione italiana e il diritto dell'Italia di processare i criminali. Craxi la spuntò ma da più parti si è sempre sostenuto che la fine del leader socialista sia stata determinata proprio dagli Usa. Insomma il vizio degli americani di condizionare le sorti dei paesi occidentali, l'Italia su tutte, è purtroppo antico. 

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