Dopo il blitz dei Collettivi, Panebianco costretto alla scorta. Bologna trema

24 febbraio 2016 ore 11:28, Lucia Bigozzi
Panebianco sotto scorta. Due contestazioni durissime in 24 ore, è un campanello d’allarme sufficiente a far scattare il piano di protezione nei confronti di Angelo Panebianco, docente universitario ed editorialista de Il Corriere della Sera. Ed è proprio a causa di un editoriale uscito nei giorni scorsi nel quale il prof rifletteva sulla possibilità di un impegno militare dell’Italia in Libia che è scattata la “controreazione” di frange dei collettivi universitari che hanno messo a punto un piano di contestazione durissimo nei confronti di Panebianco proprio in occasione delle sue lezioni nell’Ateneo bolognese. Partiamo dall’ultimo episodio: Panebianco durante la lezione sul tema “Teorie della pace e della guerra” è stato costretto a interrompere il suo intervento e a trasferirsi in un’altra Aula della Facoltà di Scienze Politiche. Dopo il blitz dell’altro giorno messo in pratica dagli esponenti del collettivo Cua, ieri è accaduta una cosa analoga: lezione interrotta da un gruppo di studenti dei collettivi universitari che sedevano nei banchi della sala conferenze. A differenza di lunedì, ieri non sono stati esibiti striscioni e cartelli con gli slogan della contestazione, bensì i contestatori hanno inscenato un botta e risposta con il professore. “Lei in questo palazzo non può parlare perché è un guerrafondaio” è il ‘dicktat’ di uno degli attivisti a Panebianco che ha replicato: “Io non sono un guerrafondaio, io sto facendo una lezione e lei adesso mi ascolta”. 

Dopo il blitz dei Collettivi, Panebianco costretto alla scorta. Bologna trema
Tensione altissima, poi la lezione è stata sospesa e spostata in un’altra aula della Facoltà. Domani è in programma la riunione del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza ad hoc, al quale è stato invitato a partecipare anche il rettore dell’Ateneo. Nel frattempo, la prefettura sta valutando una misura di protezione per il docente universitario: potrebbe essere disposta una vigilanza “dinamica” sulla sua persona ma anche sulla sua abitazione. Si pensa a passaggi frequenti di pattuglie davanti alla casa di Panebianco e una sorta di “scorta” discreta che si occupi della sua incolumità soprattutto nei suoi spostamenti da e verso l’università. Due episodi gravissimi che fanno riflettere e che hanno scatenato subito una ridda di reazioni. Su tutte, la dichiarazione di Romano Prodi: “E’ una roba da matti, è un'infamia: mi sembra proprio che vogliamo ripercorrere un passato che, se Dio vuole, non c'era più”. E sono proprio le parole di Prodi a riportarci alla mente gli anni bui, quelli del terrorismo, gli anni di Piombo. E c’è chi in tutto questo clima di follia ricorda anche le vittime che sono cadute per mano del terrorismo, con un pensiero particolare a Marco Biagi. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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