Unioni civili, Rinaldi: “Senza sovranità popolare più difficile far quadrare conti e diritti"

24 febbraio 2016 ore 12:45, Lucia Bigozzi
“Sarà difficilissimo far quadrare i conti, anche perché con la perdita di sovranità popolare si riduce anche la sfera dei diritti che, invece, uno Stato dovrebbe sempre garantire ai cittadini”. Così Antonio Maria Rinaldi, docente straordinario di Economia Politica legge l’effetto unioni civili sul piano della reversibilità delle pensioni e più in generale sull’estensione dei diritti sociali. Nella conversazione con Intelligonews, l'economista non lesina qualche stoccata al "metodo Renzi". 

L’ok alle unioni civili porterà con sé anche il tema della reversibilità delle pensioni e l’estensione dei diritti sociali. Con quale impatto sui conti pubblici?

«Premesso che sono pienamente d’accordo con il riconoscimento delle unioni di fatto perchè riguardano scelte personali di vita, credo però che si tratti di un falso problema nel senso che se un tempo moltissime persone non potevano regolarizzare la loro unione a causa di tempi lunghissimi di divorzio, oggi non è più così; quello che in passato è stato un ostacolo, ora è stato rimosso e con la volontà dei due ex coniugi è possibile divorziare in tempi rapidi; quindi se non si intende regolarizzare la propria unione anche sul piano civile è perché non ce n’è la volontà da parte dei diretti interessati e non perché non ce ne sia la possibilità  a livello giuridico di farlo»

Quali effetti sulla bilancia dello Stato?

«Certamente l’allargamento della platea di persone che potranno accedere alla reversibilità della pensione piuttosto che ad altri diritti sociali strettamente connessi, comporterà un contraccolpo dal punto di vista dei conti pubblici, dico però che è un prezzo giusto da pagare perché siamo nel 2016 e uno Stato ha il dovere di garantire diritti ai propri cittadini. Ma anche qui, c’è da dire che il vero problema è un altro».

Quale? 

«Noi non abbiamo più la sovranità monetaria e questo si riverbera anche a livello di diritti sociali. E in un contesto nel quale le regole ce le dettano i mercati finanziari e l’Europa, diventa difficilissimo far quadrare i conti dello Stato e dunque provvedere alla tutela dei diritti dei cittadini. Il problema sarebbe facilmente risolvibile se noi avessimo o riavessimo la nostra piena sovranità popolare e se il tavolo fosse rovesciato, ovvero se fossero gli Stati a decidere e non enti sovranazionali o i grandi poteri finanziari. Aggiungo che quando si tratta degli interessi finanziari tutti devono sottostare al volere e alle regole dell’Europa, poi quando si tratta di tutelare gli interessi della gente nessuno fa ciò che servirebbe. Per questo dico che il tavolo dovrebbe essere rovesciato: prima di fanno gli interessi degli italiani e poi se avanza qualcosa, anche per i mercati finanziari»

Fuori la stepchild adoption, dentro le unioni civili. Truffa o soluzione? 

«Personalmente sono contrario al fatto di estendere alle coppie dello stesso sesso la possibilità di adottare il figlio di uno dei due partner. E diciamoci la verità: tutto questo polverone è stato alzato perché c’era l’intento, direi l’ostinazione, di aprire alle coppie omosessuali le adozioni. Di fronte a questo, Renzi non aveva alternative e avrebbe perso la faccia davanti al Paese che i sondaggi dicono contrario al tema. Con lo stralcio della stepchild adoption dà un piccolo contentino rimandando il problema delle adozioni. Detto questo, da ora in poi vorrei che si parlasse dei reali problemi del Paese perché ormai da mesi si sta discutendo solo di unioni civili mentre l’Italia è in ginocchio, massacrata e derisa all’estero. Finalmente escono fuori le prove che nel 2011 è stato ordito da potenze che fanno parte dell’Europa un vero e proprio golpe contro l’Italia e nessuno dice niente. Adesso tutti se la prendono con l’America quando tutti sanno benissimo che è dai tempi di Cristoforo Colombo che gli americani fanno attività di raccolta informazioni su tutto. Io direi: basta con la stepchild adoption, le priorità del Paese sono altre»

Renzi è il primo premier che mette il voto di fiducia su un tema etico. Qual è la sua valutazione? 

«Non mi stupisco, rientra nel suo stile. Fa parte perfettamente dello stile di un governo che va avanti a colpi di fiducia e non mi sembra che fin qui abbia dimostrato grandissimo spirito democratico. Tra l’altro è sempre bene ricordare che Renzi sta a Palazzo Chigi non per volontà popolare perché nessuno lo ha eletto e dunque non ha l’imprimatur da parte dei cittadini. Va bene che ormai è diventata una prassi, ci siamo abituati perché siamo già al terzo governo insediato e non eletto democraticamente, ma qui si rischia di superare la soglia di tolleranza»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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