Watileaks, Di Stefano: "Berlusconi si piegò a golpe. Se va avanti Ttip, Europa ci ucciderà di nuovo"

24 febbraio 2016 ore 15:58, Lucia Bigozzi
“Sovranità perduta da molto tempo, forse l’ultimo sprazzo c’è stato con Craxi su Sigonella. Uscire subito dall’Ue, come sta facendo la Gran Bretagna”. Nessun dubbio per Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound Italia che nell’intervista a Intelligonews analizza il “golpe” del 2011, non senza un passaggio sulla corsa per il Campidoglio, con relativo messaggio per Salvini e Meloni. 

Il piano per rovesciare nel 2011 un governo democraticamente eletto che sta venendo fuori è la prova regina della sovranità perduta? 

«La sovranità questo Paese l’ha perduta, ahimè, da molto tempo. Forse, l’ultimo sprazzo di sovranità l’abbiamo visto quando Craxi fece circondare i Marines a Sigonella. Quello che mi stupisce è chi grida al golpe come fa Berlusconi perché io non dimentico che proprio lui ha sostenuto il governo Monti. Il motivo è chiaro: era diventato ricattabile per cui si è piegato al golpe che non è stato fatto nei suoi confronti ma nei confronti dell’Italia»

Voi per anni siete stati tacciati di complottismo, mentre oggi emerge il ruolo di forze economiche globali che di fatto orientano i governi. Qual è la sua valutazione?

«Ci hanno accusato di complottismo ma qui non c’è alcun complotto. Lo sa anche la signora che va a fare la spesa che ci sono forze economiche che spingono affinchè si assumano delle decisioni nel nostro Paese, con operazioni di lobbysti anche in parlamento che operano per orientare in una certa direzione. Quando si vende l’Ansaldo Breda e i treni ad alta velocità vengono fatti dai giapponesi, vuol dire che in ballo ci sono spinte che portano verso quella decisione. La politica dei tempi moderni è questa e noi dobbiamo trovare politici, indipendentemente dal colore, con la schiena dritta e unicamente votati alla difesa degli interessi nazionali. Oggi, sempre di più, il politico deve essere sovranista capace di dire no, queste cose non si fanno in Italia. Non c’è altra soluzione o alternativa»

Lei è stato condannato per aver tolto la bandiera dell’Unione europea dal palazzo di rappresentanza a Roma nel tentativo di sostituirla con il Tricolore: è stato un atto di libertà? E oggi, alla luce delle notizie sul “golpe” del 2011 lo rifarebbe? 

«Io sono stato condannato per quell’episodio. In quella occasione noi andammo a manifestare indossando maschere tricolore e con dei cappi al collo perché volevamo dimostrare i fantasmi italiani morti a causa delle ingerenze dell’Ue nei confronti del nostro Paese. In questo quadro, noi andavamo ad ammainare il Tricolore ma non ci siamo riusciti perché io sono stato arrestato. Il gesto aveva un importante valore simbolico perché qui c’è gente che si p uccisa per la stretta della crisi che ha comportato perdita di posti di lavoro e dunque di disponibilità economica. Noi dobbiamo uscire dall’Ue domani; fa benissimo la Gran Bretagna a uscire perché in questa Unione europea i politici e le nazioni non contano niente, contano le lobby. In tutto questo marasma, con il terrorismo islamico che impazza tra Libia e Siria, noi che facciamo? Ci occupiamo delle adozioni gay. Il punto, invece, è che se va avanti il Ttip, il grande progetto economico di mettere in concorrenza le nostre aziende di piccole e medie dimensioni con le multinazionali americane che producono Ogm e altre schifezze, sarà il modo con cui l’Europa rischia di uccidere di nuovo gli italiani»

Un volo rasoterra su Roma: tra Bertolaso e Meloni che quadro vede per la corsa al Campidoglio? 

«Se questi sono i presupposti per il futuro listone di centrodestra, come ho sentito dire, mi metto le mani nei capelli se penso a cosa potrebbe uscire dal cilindro quando si tratterà di individuare il candidato premier alle politiche… Se non sono in grado di trovare un candidato per Roma, figuriamoci quando si tratterà di trovarne uno per Palazzo Chigi. Tutto ciò lascia presupporre che dopo le amministrative il centrodestra esploderà – vivaddio – e probabilmente Salvini troverà il coraggio per un soggetto lepenista di cui in Italia c’è necessità, abbandonando i centristi. Sulla Meloni, non capisco perché continui a rispondere ai desiderata di Berlusconi. Spero che Salvini trovi il coraggio di smarcarsi dalla candidatura di Bertolaso e sostenga la nostra, anche in previsione di un progetto politico insieme. A Bologna è andato in scena il colpo di coda del centrodestra con quella foto a tre sul palco, Berlusconi, Salvini, Meloni, identica a quella quando sul palco c’erano Berlusconi, Fini e Casini»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]