Tonelli (Sap): "Io in sciopero per un sistema da fame: governo e dirigenti ci ascoltino, non ci puniscano"

24 febbraio 2016 ore 16:45, Lucia Bigozzi
Trentacinque giorni senza cibo, solo liquidi. Intercettato da Intelligonews Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di Polizia Sap al telefono risponde con in filo di voce: ha perso sedici chili ma è intenzionato ad andare avanti. Spiega le ragioni della protesta (i tagli lineari sulle dotazioni alla Polizia) e svela la via da seguire. 

In sciopero della fame da settimane. Che risposte ha avuto dai vertici della Polizia? 

«Oggi è il trentacinquesimo giorno di astensione dall’alimentazione, escluso l’assunzione di liquidi. Ho già perso sedici chili e lo sto facendo per una questione di libertà e di salvaguardia dei valori fondanti alla base della nostra democrazia. Da due anni, da quando sono segretario generale del Sap, ho iniziato un’azione forte opponendomi ai tagli lineari operati sull’apparato della Sicurezza e al tempo stesso proponendo grandi riforme come quella dell’unificazione delle forze di Polizia, non solo non siamo stati ascoltati sulle grandi riforme per mancanza di coraggio da parte di chi si presenta come il rottamatore e poi si rivela un conservatore, ma i tagli continuano senza la possibilità di una dialogo che ho ricercato con le unghie e coi denti. E’ chiaro che questa mia azione è molto fastidiosa ma se ci fosse la volontà da parte del governo è comunque assorbibile. Ma c’è un altro aspetto…».

Quale? 

«Dopo l’ultima strage di Parigi e l’acutizzarsi della minaccia terroristica anche in Italia, abbiamo messo in campo una massiccia azione di denuncia nei confronti dei responsabili di questo sistema di autoconservazione, è iniziata un’azione di punizione nei nostri confronti e due sono i livelli di responsabilità: il governo e la classe dirigente che per motivi di carriera o di vitalizi, è rimasta acquiescente sui tagli lineari che hanno debilitato l’apparato di sicurezza e costretto alla frustrazione gli operatori di polizia esponendoli a sacrifici immani. Le "punizioni" sono scattate: ad esempio, per me non è giusto aver sospeso un collega per la sua opinione data in tv».


A fronte del quadro che ha appena descritto dalla Lombardia arriva la notizia che la Consulta ha bocciato la legge anti-moschee che invece, secondo voi serviva. Per voi un nuovo smacco?

«Per noi è un altro motivo di amarezza. Non entro nel merito della legge che non conosco in dettaglio ma il problema fondamentale è che uno ha il diritto di difendersi se attaccato. Qui, invece, non solo non difendiamo la nostra identità e quindi togliamo i crocefissi dai luoghi pubblici e i presepi dalle scuole, ma sacrifichiamo sull’altare del politically correct che a me sembra una ‘masturbazione mentale’, i nostri interessi primari come quello di vivere in una società sicura. Non ho pregiudizi nei confronti degli islamici e ho tanti amici musulmani, ma rilevo che mentre non abbiamo problemi con i buddisti o le altre religioni, li abbiamo con la parte radicale dell’Islam e chi nasconde questo, ha gli occhi foderati non solo di prosciutto ma anche di Fiorentina con aminoacidi ideologizzati. E a farne le spese sono sempre gli operatori di polizia e i cittadini. Il punto vero è che la comunità deve abbandonare l’ignavità e tornare a essere protagonista del proprio destino, senza più delegare persone che poi una volta al potere, tradiscono il mandato popolare».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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