Le parole della settimana: pummarola e cultura

24 gennaio 2015 ore 10:37, Paolo Pivetti
Percorsi strani e sorprendenti di parole insospettate: pummarola e cultura. C’è forse un legame, un reciproco richiamo tra le due? Certo che c’è. Innanzitutto perché la pummarola è indubitabilmente cultura, in quanto frutto dell’elaborazione nei secoli di un’altissima civiltà alimentare: patrimonio tutto napoletano, dunque tutto nostro, viva l’Italia. Quanto alla cultura, non si può dire che sia indubitabilmente pummarola, ma in certi casi dà proprio l’impressione di esserlo. A parte ciò, i due nomi sono legati nella cronaca da un’accoppiata di dolore-gioia.  

pummarola

  Il dolore riguarda la pummarola, sui dizionari “salsa di pomodoro usata specificamente come condimento per la pastasciutta”, prodotto dunque italiano come pochi. Una mutazione pesante, gravida di conseguenze, rischia di abbattersi sui nostri piatti: ecco apparire i cinesi. Hanno incominciato a coltivare pomodori su larga scala solo 25 anni fa, ma sono già in grado di invadere il mercato con il loro prodotto, enormemente meno costoso del nostro. Nell’area agricola di Parma, invasa da concentrato di pomodoro cinese spacciato per nostrano, si stanno mettendo a punto apparecchiature sofisticate e costose per stabilire, al di là dell’inganno, la provenienza effettiva del prodotto. E pare, grazie al Cielo, che le apparecchiature funzionino: spettrometri, analisi radioscopiche e simili diavolerie permettono di individuare l’origine di ogni singolo barattolo di concentrato. Notare che il business della pummarola nel suo insieme non è da poco: 200 mila occupati in 173 aziende conserviere italiane che sono fornite da 8 mila aziende agricole: vendite per 2 miliardi di euro. Le note gioiose ci vengono invece, questa settimana, dalla cultura. Una recente ricerca sonda infatti le motivazioni di quel fondamentale business italiano che è il turismo. Ebbene, si deduce che la motivazione culturale per i flussi turistici che ci raggingono vale l’8,6% per il Nord-Est, l’11,6% per il Nord-Ovest, il 21,6% per il Centro e il 14.8% per il Sud. Scendendo in dettagli interessanti, il 68,8% dei turisti giapponesi hanno una motivazione culturale. Con la cultura, insomma, si mangia: 289 mila occupati in Lombardia, 160 mila nel Lazio, altrettanti in Veneto, 107 mila in Toscana e giù giù fino ai 60 mila della Sicilia. Cultura, dunque, “pane quotidiano” della nostra economia. Merita per lo meno la stessa attenzione della pummarola.  
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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