Francesco e la mafia. L'impeccabilità del Papa e il peccato dei mafiosi

24 giugno 2014 ore 9:43, Americo Mascarucci
Francesco e la mafia. L'impeccabilità del Papa e il peccato dei mafiosi
Scusate, ma che c’è di così eclatante nelle parole di papa Francesco contro i mafiosi? Cosa c’è di così clamoroso in quel termine “scomunicati” che il Pontefice ha pronunciato nei confronti degli uomini della criminalità organizzata? E’ mai possibile che una parola possa essere così dirompente?
Il discorso pronunciato dal Papa in Calabria è impeccabile sotto ogni punto di vista, però fa un certo effetto ascoltare i commenti dei telegiornali o leggere quelli apparsi sulla carta stampata per restare “stupiti di tanto stupore”. Si dirà, nessun Papa prima d’ora aveva mai scomunicato pubblicamente i mafiosi e questo è sicuramente importante. Però, se proprio vogliamo dirla tutta, non fu forse molto più efficace il grido di Giovanni Paolo II nella valle dei templi di Agrigento, quel “convertitevi” urlato con la durezza del fustigatore mentre annunciava la punizione divina per gli uomini della mafia? Papa Francesco è il papa della misericordia e non è da lui urlare “anche per voi arriverà il giudizio di Dio” lasciando intendere che per gli uomini della mafia, di tutte le mafie, quel giudizio sarebbe stato severo, duro ed inflessibile, senza sconti, né misericordia. La misericordia ci può essere soltanto al prezzo della conversione. Eppure è mai possibile che l’aver detto in pubblico che i mafiosi avendo rotto la comunione con Dio sono scomunicati possa avere più valore e scuotere le coscienze, molto di più dell’ammonimento di Wojtyla? Anche perché il fine ultimo del discorso di Francesco sta anch’esso nella conversione. Per tornare in comunione con Dio i mafiosi devono pentirsi delle loro azioni e cambiare vita. E allora, se il fine è lo stesso, non fu forse molto più efficace il grido di Giovanni Paolo II? Si dirà, lasciamo stare le forme e guardiamo alla sostanza. Il problema sta nel fatto che si è fatto passare il messaggio che soltanto oggi grazie a Francesco la Chiesa ha scomunicato i mafiosi, mentre prima si limitava ad ammonirli. Questo è però inaccettabile, a meno che invocare come una clave il giudizio di Dio come fece Wojtyla, per qualcuno non è da intendere come un segno di benevolenza. Non confondiamo le carte in tavola. E’ vero che la Chiesa per anni ha preferito convivere con la mafia piuttosto che combatterla e tanti sacerdoti hanno acconsentito a benedire certi rituali mafiosi del tutto incompatibili con la fede cristiana. Ma ormai da anni è altrettanto vero che la Chiesa ha preso piena coscienza della gravità del fenomeno mafioso prendendo le distanze da esso, in Sicilia come in Campania, come in Calabria. Ciò è stato possibile grazie a grandi figure di sacerdoti e vescovi che hanno favorito la maturazione di una forte coscienza civile, una maturazione purtroppo avvenuta anche con il sacrificio della vita, come per don Peppino Diana o don Pino Puglisi. Questa concezione della mafia come anti-Chiesa ha fatto sì che i mafiosi cambiassero radicalmente anche il loro modo di rapportarsi nei confronti dell’istituzione ecclesiastica. Mentre prima nessun mafioso si sarebbe mai sognato di uccidere un prete, nel momento in cui la Chiesa ha avvertito il bisogno di segnare una netta discontinuità con la cultura mafiosa scegliendo di stare dall’altra parte, è finita anche la “benevolenza” di cui la Chiesa godeva da parte della mafia. Perché, come diceva don Peppino Diana ai camorristi che lo accusavano di averli cacciati dalle chiese rispondeva: “Dio non sta mai con la camorra”. E il grido di Wojtyla fu il coronamento di questo principio indiscutibile, quasi dogmatico. E allora non scopriamo oggi l’acqua calda. Francesco ha fatto un discorso solenne, alto, sicuramente il migliore che ci si potesse attendere da un Papa come lui. Ma a scomunicare la mafia è stato l’impegno quotidiano di quegli uomini di Chiesa che sul campo da Napoli, a Palermo passando per la Calabria lottano per una società più giusta, più equa e solidale,  fondata sul ripudio della violenza. Come il vescovo di Agrigento Francesco Montenegro che ha rifiutato i funerali in Chiesa ad un mafioso che non si era voluto pentire. Scusate se è poco.  
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