Il centrodestra al tavolo: esce Salvini-milanese e Berlusconi-romano?

24 giugno 2015, Americo Mascarucci
Il centrodestra al tavolo: esce Salvini-milanese e Berlusconi-romano?
 Forza Italia si risveglierà lepenista? O sarà la Lega Nord a riscoprirsi moderata? C’è grande attesa per l’incontro fra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini che dovrà gettare le basi di una rinnovata intesa politica e programmatica fra gli azzurri e il Carroccio.
 

Sul piano politico l’esigenza di unire le forze, ma soprattutto i voti per tentare di battere il Pd renziano ci sta tutta, ma il difficile è trovare il terreno comune sul piano programmatico. 

Negli ultimi tempi Forza Italia, in parte rinvigorita dai successi elettorali delle elezioni regionali ed amministrative (vedi la vittoria in Liguria e a Venezia) si è molto spostata su posizioni leghiste soprattutto sul tema dell’immigrazione ma Berlusconi sa perfettamente che non tutti nel partito approvano la deriva lepenista di Salvini e temono di perdere il consenso degli elettori moderati. L’ex Cavaliere poi pur consapevole di voler creare un rapporto privilegiato con il Carroccio, non ha rinunciato all’idea di riportare a casa i “cespugli centristi”, Afano, Casini e Mauro, convinto che per vincere sia necessario l’apporto di tutti e ancora di più di chi continua ad avere forti legami oltre Tevere. Ma per favorire la riunificazione con i “cugini” di “Area Popolare” è necessario disinnescare la “mina” Salvini e il suo eccessivo appiattimento sulle posizioni del Fronte Nazionale francese. Anche perché Forza Italia in Europa continua a far parte della casa del popolarismo e i popolari europei non vedono di buon occhio un riavvicinamento degli azzurri alla Lega. Salvini dal canto suo non sembra però deciso a cambiare linea politica, una linea che sta pagando in termini elettorali per compiacere Berlusconi e i centristi, soprattutto Alfano, considerato dal leader del Carroccio il responsabile numero uno della gestione fallimentare del problema immigrazione. Berlusconi dunque si trova stretto fra due fuochi, costretto a scegliere fra le convenienze politiche, e in questo caso l’alleanza con la Lega è essenziale, e il progetto di ricostruire il partito dei moderati. 

Quale linea prevarrà? 

Al momento Salvini sembra dirigere il gioco molto meglio dell’ex Cavaliere alle prese con le alzare di tesa dei vari Verdini e quindi ogni passo falso potrebbe rivelarsi decisivo per favorire nuove fughe dal partito. 

Il leader leghista invece ha retto all’uscita di Flavio Tosi, tenendo botta e resistendo ai tentativi del sindaco di Verona di mettere in crisi la sua leadership. Insomma l’identità del nuovo centrodestra (non il partito di Alfano ma la coalizione anti Renzi che Berlusconi sogna di rimettere in carreggiata) è tutta da costruire e le buone intenzioni, per quanto ottime potrebbero non essere sufficienti. Berlusconi secondo indiscrezioni punterebbe a relegare Salvini a Milano, proponendogli la candidatura a sindaco del capoluogo lombardo mettendo così fine ai suoi progetti di leadership, o peggio premiership del centrodestra. Un’ipotesi che però fa a cazzotti con le aspirazioni di Roberto Formigoni e Maurizio Lupi entrambi attirati dalla prospettiva di poter succedere a Giuliano Pisapia e che crererebbe seri ostacoli al dialogo con gli alfanani

Ma poi Salvini sarebbe davvero disposto a farsi rinchiudere nel recinto milanese?
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