Spionaggio Usa: prima la Merkel, ora i francesi

24 giugno 2015, intelligo
Spionaggio Usa: prima la Merkel, ora i francesi
di Alessandro Corneli

“Mi spiano, dunque conto”. Questa potrebbe essere la reazione di chi è fatto oggetto di intercettazioni da parte della NSA, la National Security Agency che ad aprile dello scorso anno mise in imbarazzo il presidente Barack Obama perché WikiLeaks di Edward Snowden aveva rivelato che anche il telefono cellulare di Angela Merkel era controllato e le conservazioni riassunte e trascritte.

Adesso è la volta della Francia: WikiLeaks ha iniziato la pubblicazione del dossier “Spionaggio all’Eliseo”. L’Eliseo è la residenza ufficiale dei presidenti della Repubblica francese e i documenti riguardano Jacques Chirac (1995-2007), Nicolas Sarkozy (2007-2012) e François Hollande (dal 2012). Monitorati anche diversi ambasciatori e membri del governo.  Quanto agli argomenti, la posizione della Francia sulla crisi finanziaria mondiale, il debito della Grecia, i rapporti tra Parigi e Berlino, le manovre francesi all’Onu e sulla questione palestinese e, naturalmente, i rapporti tra i servizi segreti francesi e americani.

Come fu ferito l’orgoglio tedesco, adesso è la volta di quello francese. Ma le rivelazioni non sono una sorpresa. È noto da molti anni che gli Stati Uniti puntano sulla ComInt, ovvero sulla COMmunication INTelligence, acronimo che designa l’ascolto delle telecomunicazioni. È evidentemente un grande vantaggio, in occasione di incontri e riunioni al vertice sapere che cosa pensa la controparte, fino a che punto è disposta a cedere, ma è imbarazzante il gap che si crea tra le dichiarazioni ufficiali e i pensieri espressi su una data questione in ambito nazionale ristretto. La realtà è che tutti spiano tutti sulle questioni diplomatiche, militari e soprattutto economiche. L’Intelligence economica ha fatto enormi passi avanti negli ultimi trent’anni.

Proprio questo consente di agganciare le nuove rivelazione di WikiLeaks alle due più complicate vicende sul tappeto che sono politiche ed economiche allo stesso tempo: la questione greca e il negoziato Ttip che riguarda la conclusione di un trattato di libero scambio tra Europa e Usa. È pubblico che Washington faccia pressioni su Bruxelles perché si trovi una soluzione al debito della Grecia perché il timore è che Atene finisca nell’orbita di Mosca, indebolendo la Nato, con riflessi anche sulla posizione della Turchia che non capisce quale sia la strategia americana nei confronti dell’Isis e dei Curdi. Ma è evidente che la Casa Bianca vorrebbe sapere quanto Parigi e soprattutto Berlino siano disposte a venire incontro a Tsipras per cui vuole premere a colpo sicuro e poi spendere presso i Greci l’eventuale successo di un accordo.

Di più vasta portata la questione del Ttip. Le perplessità tedesche e soprattutto quelle francesi intralciano il disegno americano di dare vita a un’unica area economica euro-americana dove le multinazionali Usa e il dollaro finirebbero per avere un peso preponderante a fronte di un incremento dell’interscambio valutato intorno all’1% che non è decisivo per un’Europa che dovesse finalmente uscire dalle difficoltà.

Poiché nel mondo dell’intelligence il peccato grave è quello di farsi scoprire, e non certo quello di spiare, è da escludere che le nuove rivelazioni portino alla firma di un agreement, finora invano chiesto dalla Ue. Ci sarà solo una spinta a potenziare le tecnologie difensive e, naturalmente, quelle intrusive. Combinazione vincente: tecnologia più soldi.
autore / intelligo
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