Family Day: tante polemiche ma conta il successo: Boschi frena il Ddl Cirinnà

24 giugno 2015, Americo Mascarucci
Family Day: tante polemiche ma conta il successo: Boschi frena il Ddl Cirinnà
Alla fine dunque il Family Day un risultato l’ha ottenuto ed è quello di non blindare il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili da parte del Governo. 

Il Ministro Maria Elena Boschi ha ammesso senza troppi giri di parole che le famiglie scese in piazza sabato scorso vanno ascoltate e che non si può procedere su un tema così delicato con accelerazioni e fughe in avanti. Se non è una mezza marcia indietro del Governo poco ci manca se si pensa che il premier Renzi, appena pochi mesi fa, sfidava apertamente i vescovi dicendo loro che le unioni civili sarebbero state regolate con o senza la benedizione della Cei. 

Oggi invece la mobilitazione del mondo laicale (la Chiesa è rimasta fuori diversamente dal passato pur avendo comunque benedetto l’iniziativa) ha fatto tornare sui suoi passi l’Esecutivo facendo comprendere al Premier che forse sui temi etici non è il caso di spingere troppo l’acceleratore ma è opportuno invece procedere con i piedi di piombo. Quindi nessuna blindatura, massima discussione e soprattutto piena libertà di coscienza per i parlamentari, senza vincoli di partito. Insomma sul disegno di legge Cirinnà non sarà posta alcuna fiducia e nessun parlamentare dovrà sentirsi legato ad impegni con l’Esecutivo. E questo sotto certi aspetti sembra un regalo ai cattolici della maggioranza, sia quelli del Pd che del Nuovo centrodestra che mal digerivano la blindatura di un testo che appariva loro troppo sbilanciato in favore dell’equiparazione delle coppie di fatto e gay alla famiglia fondata sul matrimonio. Questo spiega forse anche le reazioni scomposte di parlamentari laicisti ed esponenti delle comunità gay nei confronti della manifestazione di sabato che è stata criticata con toni decisamente sgradevoli e fuori luogo. Come se scendere in piazza per difendere la famiglia fondata sul matrimonio e dire no alle unioni gay rappresenti un attentato alla Costituzione. 

Perché i gay pride devono essere rispettati nonostante certe oscene raffigurazioni (le stesse che indignavano profondamente l’omosessuale Giovanni Testori) mentre le manifestazioni organizzate dalle Sentinelle in Piedi o dalle organizzazioni cattoliche per difendere il diritto dei figli ad avere un padre ed una madre, devono essere demonizzate, ridicolizzate, colpite addirittura dal marchio di indegnità? Forse è il caso che si riscopra in Italia il vero significato del termine democrazia che dovrebbe fondarsi, sempre e comunque, sul rispetto delle diverse opinioni. Invece da un lato si vorrebbe imporre a tutta la società l’omologazione culturale ai dogmi del relativismo etico, dall’altra si vorrebbe reprimere il dissenso di quanti a quei dogmi non vogliono uniformarsi. Perché libertà dovrebbe significare anche il rifiuto di un concetto di famiglia generalizzato o peggio fondato sulla teoria del gender e il superamento assurdo e antistorico, prima che innaturale, dei concetti di padre e madre. 

La mezza retromarcia del Governo sul ddl Cirinnà è al contrario un segno di maturità dell’Esecutivo consapevole di non poter intraprendere un braccio di ferro su tematiche che vanno ad impattare pesantemente sulla coscienza di ogni singolo individuo.

Per anni in Italia si è invocata la libertà di coscienza a tutela di quei cattolici che si trovavano in disaccordo con le gerarchie ad esempio sul tema del divorzio (Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, Carlo Carretto ecc.) e che si rifiutarono di seguire le indicazioni della Chiesa sul referendum per l’abolizione della Legge Fortuna. 

Ebbene, è giunto il momento di concedere questo diritto anche a quei cattolici che non vogliono abbracciare ad ogni costo e per imposizioni legislativa lo spirito del tempo. 
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