Grecia, quel grosso grasso salvataggio s'ha da fare

24 giugno 2015, Luca Lippi
Grecia, quel grosso grasso salvataggio s'ha da fare
Partiamo da un presupposto, all’interno della querelle greca quello che interessava soprattutto era di salvare “la Finanza”. E’ utile ricordare cos’è la Finanza giacché più di qualcuno (troppi!) la confondono con l’Economia.

La Finanza è una branca dell’economia, che studia processi con cui avvengono nel tempo scambi, collocazione e utilizzo del denaro fra diversi individui, imprese, enti, organizzazioni o stati. L’Economia indica genericamente il complesso delle risorse e delle attività produttive di una comunità, di uno stato oppure limitatamente a un determinato settore.

L’anomalia dell’ultimo decennio è che la Finanza da sottostrato dell’Economia si è trasformata in elemento principale, caratteristico e decisivo. E’ un po’ l’ombra dell’alterazione nichilista del nostro secolo, dove le sottoculture sovrastano la storia, la tradizione e la letteratura disarmando i popoli.

Torniamo alla Grecia e parliamo del suo salvataggio: nel 2009 è stato promosso il primo salvataggio (non della Grecia ma così è stato descritto dai media) della Finanza e ne abbiamo già scritto. Oggi si promuove un’altra operazione mediatica di salvataggio della Grecia mutuandone i numeri che stavolta sono a carico di tutti (?), cioè degli individui e non più della Finanza.

Il debito pubblico Greco di 330 miliardi di euro è così ripartito: il 72% è delle “official loans” cioè crediti in mano a istituzioni pubbliche (60% dell’Ue attraverso i suoi fondi Efsf ed Esm, e 12% del Fmi); 5% sono altri prestiti; l’8% è detenuto dalla Bce; il restante 15% sono marketable debt, cioè titoli di debito trattabili sul mercato secondario (11% sono bond e 4% sono bills, cioè prestiti a breve termine).

Secondo i calcoli di Bloomberg, l'Italia è esposta verso la Grecia per circa 40 miliardi di euro, calcolando i prestiti bilaterali e le quote di partecipazione nel fondo salva-stati Esm, nella Bce e nell'Fmi. Davanti al nostro Paese ci sono solo Germania (60 miliardi) e Francia (46 miliardi).

L'esposizione massima delle banche europee è stata raggiunta nel 2008 con 128 miliardi di crediti, e si è ridotta nel tempo fino a 13 miliardi di euro nel settembre del 2013.

L'esposizione delle banche italiane è stata sempre molto ridotta (meno di 10 miliardi di euro), ma, al  tempo stesso, l'Italia si è fatta carico di 40 miliardi di euro di crediti delle banche di altri paesi. Questo per sottolineare che gli italiani hanno una marcia in più rispetto agli altri nonostante le difficoltà congiunturali; un conto è avere crediti con creditori in grossa difficoltà, altra cosa è averne con creditori “per forza” solvibili che sono le banche.

E allora è necessaria una celebrazione della finanza italiana che nonostante tutto rimane un’eccellenza (nel bene e inevitabilmente anche nel male). 

Le perdite del settore privato (banche) sono state ribaltate sul settore pubblico (contribuenti europei), tuttavia se esistesse un’azione revocatoria nel campo dei debiti sovrani, l'Italia potrebbe richiedere il pagamento dei crediti (inesigibili) vantati nei confronti della Grecia sia alle banche tedesche sia a quelle francesi, ma questa è “fantafinanza”!

Il rischio default della Grecia inevitabilmente avrebbe ripercussioni sull’Europa in termini di attendibilità (questo già rivela che non accadrà) ma non avrebbe ripercussioni “sul sistema” e men che meno sull’Italia che è stata più “attenta” a non farsi ingabbiare irrimediabilmente. La patata bollente è nelle mani indirettamente dell’Italia nel senso che un italiano deve sudare sette camicie per mantenere in equilibrio l’area geografica europea, è Mario Draghi, e dovrà dosare il “metadone” (Ela) per sostenere le banche greche allo scopo di accompagnare il Paese verso una linea di galleggiamento in sicurezza aumentato la liquidità di emergenza a favore delle banche fino a 89 miliardi di euro.

Intanto, l’intesa di ieri non porterà a una soluzione veloce, ora Tsipras dovrà convincere il Parlamento greco. Secondo il vicepresidente del Parlamento, Alexis Mitropulos, la nuova proposta di riforma presentata dal premier greco, Alexis Tsipras, ai creditori internazionali, potrebbe non essere approvata dall’assemblea. Dice il vicepresidente Mitropulos: “Ritengo che questo programma, come lo vediamo ora, verrà difficilmente approvato dal Parlamento”.

Si allontana il default per la grecia ma Syriza ha vinto le elezioni con una campagna fondata sull’antirigore, il rischio che a oggi Tsipras sarà costretto a cercare l’appoggio di altri partiti, come To Potami, forza europeista di centro-sinistra, è elevatissimo, e la necessità di un cambiamento di maggioranza in Parlamento è quasi scontata.

Il Governo è consapevole del rischio e mette in guardia il Parlamento che la mancata approvazione del pacchetto potrebbe portare alla dissoluzione dell’esecutivo e a elezioni anticipate. Secondo Varoufakis la palla sarebbe nelle mani dell’eurogruppo ma pare proprio che la Troika abbia trovato il sistema di ricacciarla nella metà campo avversaria!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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