Migranti, tutti gli schiaffi a Bruxelles dalla Francia all'Ungheria meno noi

24 giugno 2015, intelligo
Migranti, tutti gli schiaffi a Bruxelles dalla Francia all'Ungheria meno noi
Schiaffi a Bruxelles. Sul ‘barcone’ Europa si aprono falle sempre più evidenti sulla gestione dei migranti. Gli schiaffi, pesanti, sono quelli rifilati dall’Inghilterra ma anche dalla solidaristica Francia del socialista Hollande, con la Germania che comincia a manifestare una certa insofferenza e l’Ungheria che tira su il muro. Schiaffo per schiaffo. 

IL MURO UNGHERESE. Lo scontro con l’Ue si consuma quando Budapest annuncia la costruzione di un muro al confine con la Serbia per stoppare l’arrivo di migranti. Non solo, ma il governo ha deciso anche di sospendere la convenzione di Dublino che norma l’accoglienza dei profughi che chiedono asilo. E lo ha fatto in maniera unilaterale. Convenzione sospesa, dunque, fino a quando l’Ungheria non ‘smaltirà’ il ‘sovraccarico’ di migranti, come spiega un esponente del governo di Budapest. Da Bruxelles arriva la richiesta immediata di un chiarimento, ma è facile intuire quale sarà la risposta ungherese. 

CAOS CALAIS. La Francia “chiude” le frontiere a Ventimiglia e lascia i migranti sugli scogli. Non solo, ma respinge in Italia quelli che provano a entrare in territorio francese. La Francia dell’egalitè, libertè, fraternitè sfida Bruxelles e lascia l’Italia col cerino in mano. A Calais sul versante francese della Manica, ci sono centinaia di migranti che lasciano i campi profughi cercando di nascondersi a bordo dei camion diretti in Inghilterra, approfittando dello sciopero dell’Eurotunnel che costringe i tir a stazionare in fila in attesa di riprendere il viaggio. 

LO SCHIAFFO DI CAMERON. Lo ha detto e ripetuto sia a Bruxelles che ha Renzi: vi aiutiamo economicamente ma non accoglieremo in casa nostra nemmeno un migrante. Londra partecipa alle operazioni in mare della rivista e corretta operazione Triton, ma oltre a questo non va. Anzi, un deciso passo indietro dopochè la Gran Bretagna in decenni ha accolto migliaia di migranti. 

ROMA COL CERINO IN MANO. Renzi è di fronte a un bivio: deve decidere cosa fare nei confronti di Bruxelles dove i Paesi dell’Ue sono impegnati in un durissimo braccio di ferro, col risultato che la gestione del flusso di migranti resta in mano all’Italia. Punto. Oggi il premier chiede ai partiti italiani di “dare una mano allo sforzo che il governo sta facendo” in sede europea. Poi cerca di spiegare che il rimpatrio non è un dramma, aprendo così la strada a una forma di stop che prima o poi, se la situazione continuerà così con l’Ue che non decide (o non vuole decidere), il governo italiano dovrà prendere in considerazione. Salvini gongola. 

LuBi



autore / intelligo
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