Dl sulle misure fallimentari: non è il solito aiutino alle banche

24 giugno 2015, Luca Lippi
Dl sulle misure fallimentari: non è il solito aiutino alle banche
Ieri il Consiglio dei Ministri ha fatto una scelta seguendo il criterio dell’urgenza, in questo modo accordando la priorità al decreto legge sulle misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di riorganizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria allo scopo di affrontare con determinazione tutte le componenti che determinano la stretta creditizia. 

Leggiamo la nota di Palazzo Chigi: “Un’azienda con problemi rischia di trascinare con sé altre imprese (fornitori di beni e servizi e intermediari finanziari) continuando a contrarre obbligazioni che non potrà soddisfare. Affrontare tempestivamente i casi di crisi aziendale consente di limitare le perdite del tessuto economico, sia nella dimensione strettamente imprenditoriale sia sul piano finanziario, o di risanare l’azienda, con benefici sul piano occupazione e più in generale tutelando il tessuto economico contiguo”.

Per punti prendiamo visione delle misure:

- Nell’ambito del ricorso al credito da parte di aziende in crisi, il Tribunale può autorizzare finanziamenti interinali anche nel caso di concordato in bianco e in via d’urgenza anche senza attestazione di un professionista, sentiti i creditori principali. In questo modo si aumentano le possibilità di piani di risanamento dell’impresa in crisi.
- Nell’ambito del concordato preventivo, le offerte per l’acquisto dei beni possono essere presentate - oltre che dal debitore - anche da terzi, purché migliorative e comparabili. In questo modo si evita la svalutazione abusiva del patrimonio.
- Sempre nell’ambito del concordato preventivo, questo può essere presentato anche dai creditori quando la proposta del debitore non prevede la soddisfazione di almeno il 25% dei crediti chirografari, purché si tratti di proposta migliorativa. In questo modo si favoriscono l’immissione di nuovi capitali nell’impresa in crisi e la corretta valorizzazione del patrimonio del debitore.
- Nell’ambito della ristrutturazione del debito, l’accordo può essere concluso con il 75% dei creditori finanziari, se questi rappresentano almeno la metà dell’indebitamento, fermo l’integrale pagamento dei creditori non finanziari (per esempio altre imprese fornitrici di beni e servizi). In questo modo si evita che alcuni crediti finanziari possano bloccare l’esito della procedura, e quindi si favorisce un risanamento precoce.
- Riguardo alla figura del curatore fallimentare, è distinta da quella del commissario giudiziale - le due sono rese incompatibili - e deve essere in grado di completare i propri adempimenti entro i termini, pena la revoca. In questo modo si garantisce la terzietà del commissario e si riducono i tempi delle procedure di fallimento.
- Riguardo alle operazioni di vendita, sono rese più rapide e tali da migliorare il valore realizzato, grazie alla gestione prioritaria per via extra giudiziale, alle norme di determinazione del prezzo di vendita, ai criteri di aggiudicazione e ai costi per la pubblicità.
- Sulla deducibilità delle perdite, ai fini Ires e Irap delle svalutazioni crediti e delle perdite su crediti degli enti creditizi e finanziari e delle imprese di assicurazione viene modificato introducendo, al posto della deducibilità annuale in misura di un quinto per ciascun anno, la deducibilità integrale di tali componenti negativi di reddito nell’esercizio in cui sono rilevati in bilancio. In questo modo s’incoraggiano le imprese del credito a dismettere crediti incagliati così da alimentare il margine patrimoniale per la concessione di nuovo credito.

L’ultimo punto ha sollevato qualche obiezione.
In sostanza si contestava il fatto di dover trovare le coperture poiché dedurre tutto in un anno anziché in cinque anni comporterebbe un buco per le finanze di circa tre miliardi di euro, ma a rispondere è direttamente il viceministro del Tesoro, Morando: “In un mercato perfettamente unificato cinque anni sono troppo lunghi rispetto agli altri paesi. Sappiamo che dobbiamo fare un sacrificio di bilancio e mi aspetto l'assalto generale contro l'aiuto ai banchieri di demagoghi e populisti, ma siamo fermamente orientati a intervenire”.

È ovvio che lo scopo del Governo non sia quello di fare il solito favore alle banche, piuttosto un sollecito a sostenere la crescita liberando disponibilità allo scopo di finanziare famiglie e imprese, l’ennesimo però!

In verità il governo non nasconde contrarietà per responsabilità dirette dei banchieri che sono ancora troppo “distratti” a collaborare riguardo alla crescita del Paese. Per questo Palazzo Chigi nel decreto banche ha inserito altre misure, oltre la velocizzazione della pulizia dei bilanci (bad bank) il governo vuole velocizzare il recupero dei crediti in contenzioso (oggi per cause legate alla burocrazia, si riesce a formalizzare il recupero in tempi non inferiori agli otto anni in media), oltre agevolare i piani di ristrutturazione dei debiti societari. 

In conclusione, riguardo alla "bad bank", (argomento già affrontato) questa è frenata dalle perplessità della Commissione Ue, che teme aiuti di Stato, tuttavia il viceministro Morando non si sottrae al confronto con Bruxelles per la soluzione, fino a promuovere la creazione di “un mercato delle sofferenze bancarie”.  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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