L'Europa unita divisa, prima dal muro di Berlino poi da quello ungherese

24 giugno 2015, Luca Lippi
L'Europa unita divisa, prima dal muro di Berlino poi da quello ungherese
L’Europa Unita moderna nasceva con la caduta del “muro di berlino”. Nella mitologia che pur sempre è fantasia spesso sfrenata, esisteva la fenice che sapeva rinascere dalle sue ceneri; come sempre la realtà supera la fantasia, e dalle ceneri del muro di Berlino stanno sorgendo decine di muri, e se la caduta del muro di Berlino è l’emblema della nascita della moderna UE, il dubbio che la (ri)nascita di nuovi “muri” sia il segno della “dissoluzione” dell’UE almeno nei principi di mutualità e cooperazione è forte.

Sono 8000 km i muri sparsi nel mondo eretti per tenere lontani nemici, terroristi, clandestini, contrabbandieri e delinquenti. Ottomila chilometri di barriere progettate nel nome della sicurezza di chi “sta dentro” come a sottolineare che “fuori deve rimanere chi sta fuori”.

Di questi 8000 km ben 4023 km sono la lunghezza del muro progettato dall’India per bloccare l'esodo dei 20 milioni di clandestini tracimati dal vicino Bangladesh. 

Avviciniamoci ai nostri di confini, dove muri e barriere sono la soluzione scelta dalla Grecia, dalla Turchia e dalla Bulgaria per sigillare i propri territori. I turchi costruiscono un muro nel distretto di Nusaybin, di fronte alla città siriana di Qamishli, destinato a chiudere i 900 chilometri di frontiera e bloccare i siriani in fuga. La Grecia ha delimitato con una decina di chilometri di filo spinato gli accessi dall'Evros, il fiume che fa da confine con la Turchia. La Bulgaria ha edificato 107 chilometri di recinzione per ostacolare gli ingressi illegali dalla Turchia.

A occidente 11 chilometri di muraglie e filo spinato erette dagli spagnoli nelle enclavi di Ceuta e Melilla sulla costa marocchina servono ad arginare le migliaia di disperati che premono dall'Africa. Poi ci sono i muri moderni, quelli pensati e che forse potrebbero diventare concrete opere murarie. Sono i muri contro l’emigrazione non controllata, forse anche pilotata, ma che sta invadendo non l’Europa ma l’Italia.

Obiezione: ma l’Italia non è Europa? A volte si altre volte no! Riguardo al tema immigrazione l’opzione è decisamente il no! Per Cameron addirittura possiamo guardare il lato positivo della questione e colonizzare per induzione un’area geografica nuova, una nuova Africa del Nord, e chissà che non sia una svolta, potrebbero anche pentirsi di “aiutarci” in questo.
E’ tutto così paradossale e grottesco, cade un muro, si stabilisce la libera circolazione rimuovendo le barriere doganali per poi (alla prima difficoltà) sigillare nuovamente il tutto nel sentimento della cordialità e della cooperazione di un coacervo di culture e democrazie ormai rimaste intrappolate nelle pagine di libri di storia mai più letti da anni.

Non è più una questione di euro o di trattati, l’Europa è nata morta nei principi; per tutto il resto ci sono e ci sono sempre stati i “tavoli” fra un muro e l’altro!

L’ultima considerazione, ma sempre importante; i muri a lungo andare impediscono anche la naturale migrazione della fauna. Risolveremo anche questo? Ricorreremo al TTIP statunitense? Povera umanità!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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