Fassina lascia, Zoggia: "Stefano ha ragione, ma preferisco restare. Perché il Pd bombarda Marino?"

24 giugno 2015, Adriano Scianca
Fassina lascia, Zoggia: 'Stefano ha ragione, ma preferisco restare. Perché il Pd bombarda Marino?'
“Io e Stefano la pensiamo allo stesso modo su tante cose, solo che abbiamo diverse idee su come realizzarle, io credo che sia meglio restare dentro, lui ha ritenuto giusto uscire”. Davide Zoggia, ex presidente della Provincia di Venezia e attuale deputato del Pd, si dice rammaricato per l'uscita di Fassina dal Pd e a IntelligoNews dice: “Un nuovo soggetto alla sinistra del Pd? Naturale collaborare”. 

Zoggia, che effetto le fa l'addio di Fassina? 

«Sono molto rammaricato. Un po' ci abbiamo anche lavorato affinché Stefano restasse. Credo che Fassina colga un disagio che c'è nella sinistra. Non solo in Parlamento, ma anche nella società reale. È un malessere legato ad alcune azioni del governo che toccano alcuni argomenti cari alla sinistra, dalla scuola al lavoro. Anche il risultato delle amministrative ci fa capire che abbiamo bisogno di una riorganizzazione non solo politica. Io e Stefano la pensiamo allo stesso modo su tante cose, solo che abbiamo diverse idee su come realizzarle, io credo che ci siano ancora margini per lavorare da dentro, lui ha ritenuto giusto uscire. Spero che questa uscita non venga accolta con la solita sufficienza». 

Dopo Fassina è uscita anche la deputata Monica Gregori. Pensa che ora ci sarà un mini-esodo? 

«Ma no, credo che il lavoro di Stefano verterà prevalentemente all'esterno del Pd. C'è un disagio vero nella militanza che regala persone non ad altri schieramenti ma al disimpegno. Sia coloro che restano nel Pd che quelli se ne vanno dovranno lavorare per recuperare queste forze».

Da come parla sembra ipotizzare una sinergia, e non una competizione, tra il Pd e un eventuale movimento che nasca alla sua sinistra. È così? 

«Ma penso che sia abbastanza naturale. Ovviamente io non ho ben chiaro come nascerà questo soggetto, vediamo cosa succede il 4 luglio. Noi comunque ci dobbiamo alleare con le forze più simili a noi». 

Non c'è solo il caso Fassina. Da De Luca a Marino, il suo partito non se la passa bene... 

«È in effetti una fase molto complicata. Un po' ce la siamo anche andata a cercare. Il caso De Luca, per esempio: si sapeva che sarebbe andato a finire così. Su Marino, invece, confesso di non capire il quotidiano bombardamento della segreteria nazionale su di lui. Se Marino dovesse dare le dimissioni sarebbe un fallimento suo, ma anche del Pd romano, che ha già abbastanza problemi. È un percorso a ostacoli, la situazione è cambiata in due mesi: appena varato l'Italicum sembrava scontato che la forza che avrebbe superato la soglia del 40% alle prossime elezioni sarebbe stata il Pd. Oggi non è più e certo non possiamo tornare indietro e cambiare di nuovo la legge elettorale. Una parte del partito non ci segue più e questo non fa bene a nessuno».
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