Ecco chi sono i profeti del Brexit: intellettuali, giornalisti e storici

24 giugno 2016 ore 11:09, Luca Lippi
Ecco chi alla vigilia del referendum britannico aveva espresso e previsto il Brexit. 
Intellettuali storici e giornalisti che hanno condiviso con IntelligoNews la loro visione e hanno previsto il risultato prima di tutti e contro tutti. 
IntelligoNews si esprime direttamente per voce del Direttore Fabio Torriero che a caldo dichiara nel suo editoriale: "Muore l'Europa di Bruxelles, risorge l'Europa di de Gaulle”. 

Ecco chi sono i profeti del Brexit: intellettuali, giornalisti e storici
 
Massimo Fini, giornalista e intellettuale, il 22 giugno dichiarava: “Se la Gran Bretagna esce l’Europa ci guadagna, l’Ue a 27 non può reggere”, riguardo l’omicidio della Cox e l’eventuale influenza sul voto Fini dice: “Io non credo che l’omicidio della giovane deputata sia stato orchestrato da qualche potere per cambiare le intenzioni di voto”e prosegue “Londra non ha mai fatto parte dell’Europa; gli inglesi sono legati a filo doppio con gli americani, quindi è una palla al piede il Regno Unito per l’Europa”. Sull’eventuale conseguenza della Brexit Fini disse: “credo che qualcosa potrebbe cambiare perché comunque è un fatto importante, anche se bisogna ricordare che la Gran Bretagna è nell’Ue ma non nell’Euro. Sull’effetto domino: “Certamente, dipende da quali Paesi se ne vanno… potrebbe significare persino la fine del progetto europeo…Bisogna anche riflette sul fatto che singole nazioni europee non possono reggere contro i grandi potentati come Usa, Cina e India. Quindi l’idea di un Europa unita rimane giusta è che sarebbe necessario raggiungere un’unità politica ma questo è difficile perché dirigenze nazionali fanno muro visto diventerebbero meno importanti”.
Antonio Maria Rinaldi il 21 giugno esordiva così alla collega di Intelligonews: “Ma perché Draghi nel frattempo è diventato governatore della Banca d’Inghilterra? …”. Battuta sarcastica per dire che “i problemi, nel caso di uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea saranno per i Paesi europei e in particolare quelli che adottano l’euro, non tanto dell’Inghilterra”. Non ha dubbi Antonio Maria Rinaldi, economista e docente di Finanza Aziendale all'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara, che con Intelligonews analizza la vigilia del voto su Brexit. 
Lucida la considerazione sulle corsa alle previsioni: “E’ necessario fare una precisazione. Anzitutto, questo referendum non è omologabile ad altre consultazioni referendarie, tantomeno altre tipologie elettorali. Quindi sarei molto, molto cauto sulle previsioni perché poi a posteriori si rivelano completamente sbagliato e lo abbiamo visto anche in Italia”.
Gianni Vattimo il 21 giugno: “Non mi piace il nazionalismo inglese ma lo scossone della Brexit può servire a riformare un’Europa al servizio della banche”. Gianni Vattimo, filosofo ex parlamentare europeo spiega ad Intelligonews quali sarebbero, a suo parere, gli aspetti positivi di un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. La posizione personale di Vattimo sul Brexit: “Sono di Torino e pur stimando molto Fassino ho votato Appendino. Ammettiamo che qualcosa del genere possa dirsi dell’Europa, ovvero se c’è uno sconquasso nel continente grazie alla Brexit credo che politicamente sia qualcosa di positivo, perché l’Ue deve ristrutturarsi, riformarsi…dall’altra parte però credo che a livello meramente amministrativo la Brexit non ci faccia gioco. Quindi non saprei…sono contento che debbano decidere gli inglesi e non io … A me piace l’idea dello scossone pensando a come è diventata l’Europa, cioè quella ormai ridotta come il governo Renzi; un’amministrazione puramente burocratica al servizio delle banche”. Riguardo le eventuali conseguenze per l’europa ha detto : “Purtroppo il grande corpo amministrativo di Strasburgo e Bruxelles è difficile da scuotere, però stiamo parlando di una delle poche cose che possono davvero far ripensare l’Europa”…“Manca la democrazia –in Europa- è tutto tranne che una democrazia l’Unione Europea. Tutte le questioni sono nelle mani dei governi che per giunta sono diventati funzionari di poteri economici che ci dettano le regole, ripeto pensi a cos’è il Fiscal Compact, sono solo limiti per cui qualunque cosa decida democraticamente no degli Stati tutto deve poi passare al vaglio di alcune istituzioni fondamentalmente bancarie. Io sono arrabbiamo con questa Ue che è solo una cinghia di trasmissione degli ordini delle banche agli Stati nazionali”. 
Gabriele Adinolfi il 21 giugno diceva ad IntelligoNews: “Il referendum conviene in ogni caso a Londra e a decidere sarà comunque la City”. Per lui, dunque, il popolo non conta. "Non credo ai sondaggi, soprattutto in Inghilterra. Né a quelli prima, né a quelli dopo l'omicidio della parlamentare inglese"… "La City ha due interessi contrapposti. Da quello che prevarrà dipenderà il futuro dell'Inghilterra in Europa. Ma, attenzione, dal punto di vista economico se esce non cambia nulla come se rimane. Cambia solo dal punto di vista psicologico perché permette agli inglesi di fare da cavallo di Troia per bloccare la protesta ad Est e per impedire l'intesa russo-tedesca. La questione è tutta interna alla City". 
Paolo Barnard, giornalista, il 16 giugno; Se lei fosse un cittadino inglese come voterebbe al referendum del 23 giugno?
"Sarei assolutamente per il Brexit"… “Siamo dinanzi a un'Europa che sta crollando e ci si chiede perché un Paese come l'Inghilterra se ne vuole andare? La risposta la capirebbero anche in terza media". 
L'Europa, Italia compresa, ha da guadagnarci se l'Inghilterra esce?
"L'Europa non ha da guadagnare niente, ha da perderci e basta ed io spererei che ci perdesse il massimo. Cioè che ci fosse un effetto domino in base al quale questa Europa di Maastricht venga completamente distrutta. Spero che i francesi pretendano dal loro Governo un referendum di tale portata, perché sono gli unici in Europa ad avere la fibra per opporsi a questa nomenclatura spaventosa di Bruxelles"…"Ormai non esiste più in questa Europa sciagurata, da cui gli inglesi giustamente se ne vogliono andare, un singolo asset per un singolo bene finanziario che stia in piedi senza interventi massicci da parte della Bce. Pensate al paradosso di questa nomenclatura che ha creato un sistema da Maastricht in poi dove la Bce doveva astenersi assolutamente da qualsiasi intervento monetario che non fosse la tutela dell'inflazione. Siamo arrivati ormai al comprare tutto perché se Draghi non compra, l'Europa crolla. Compra bond, asset. Tra un po' si metteranno a comprare la frutta, la verdura, i petti di pollo! Il fatto che Draghi debba intervenire è un altro segnale di come l'Europa ormai sia marcia, non sta più in piedi". 
Ettore Gotti Tedeschi economista, ex banchiere dello Ior, il 16 giugno contattato da IntelligoNews: “direi Brexit sì, se la Regina fosse d’accordo a gestirlo  pro-Europa. Se fossi inglese, il 23 andrei a giocare a polo o cricket e la Regina , secondo me, darà l’esempio, vedrete...".
Riguardo vantaggi e svantaggi del brexit Gotti Tedeschi ha detto "I vantaggi di un'eventuale Brexit starebbero nel fatto che finalmente gli italiani che volevano comperare una casa a Londra, ora potranno farlo (visto che l’euro si rivaluterebbe di un altro 10-20 % ). E di ciò si avvantaggerebbe il mercato immobiliare". Proseguiva precisando: "Secondo me un vero vantaggio potrebbe stare nel fatto che i tedeschi prenderebbero un po’ di paura, che altri partner sarebbero incoraggiati a fare lo stesso, e quindi che in Germania diventerebbero un po’ più ragionevoli e umili… Soprattutto nel cancellare il fiscal compact e rivedere i parametri di Maastricht".
Diego Fusaro, filosofo, descriveva ragionando con IntelligoNews a pochi giorni dal referendum su Brexit: “direi sì senza alcuna esitazione di sorta – al Brexit_, né tentennamento. Sì, bisogna uscire immediatamente da questa trappola prima che sia fatale e irreversibile, perché la Grecia in qualche modo, è il futuro di tutti i popoli europei e quindi la Gran Bretagna lo sta capendo e sta facendo progressi per liberarsi dal giogo della dittatura finanziaria eurocratica". Alla richiesta di tre vantaggi dal Brexit ha risposto: "Beh, in primis l’Inghilterra sarebbe più sovrana di quanto non sia oggi. In secundis, ed è collegato al primo motivo, è che sarebbe meno connessa alla Germania e alla sue mire espansionistiche. Terzo: sarebbe coerente con se stessa perché finora è ambigua, cioè con un piede nell'Ue e con l’altro no". 
Franco Cardini storico, il 16 giugno, ha argomentato con IntelligoNews leggendo in controluce gli effetti di Brexit. Con un messaggio per Draghi e le banche… “Trattandosi di un’Unione Europea economico-finanziaria, se fossi inglese voterei per uscire da questa ambiguità che è l’Ue”. Sui tre vantaggi da una uscita dell’inghilterra dalla ue ha detto: "Non credo che vi siano vantaggi immediati. Credo che non si debba ragionare in termini primariamente socio-economici specie quando si tratta di fare scelte così radicali. L’Inghilterra probabilmente avrebbe un momento di sofferenza, però potrebbe supplire a questa fase riallacciando rapporti con gli altri Paesi del Commonwealth che non ha più, lavorando in altre direzioni, cioè verso gli Stati Uniti o il terzo e quarto mondo. Non faccio un discorso di vantaggi o svantaggi; dico che se fossi inglese preferirei togliermi da questa situazione europea che, anche ammesso dia dei vantaggi ma con un euro così sofferente non ne sono sicuro, è così profondamente estranea e aliena dalle tradizioni inglesi e della sua storia". 

autore / Luca Lippi
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